(articolo pubblicato su Italia Circolare)

Gli ortaggi sono negli scaffali, posizionati in appositi vassoi. Non c’è traccia di terra e anche la luce è scarsa, ma gli ortaggi appaiono freschi e appetitosi. I cavi non si vedono, ma nello scaffale tutto è controllato da un software che monitora le condizioni delle piante, crescita, acqua, luce, tramite un algoritmo che secondo per secondo dosa e immette nel sistema solo i nutrienti che servono. 

Il sistema automatico dell’agricoltura verticale idroponica ideato dalla Ono Exponential Farming di San Giovanni Lupatoto (Verona), e brevettato da Thomas Ambrosi, founder e ceo della startup, presentato lo scorso 21 agosto al Ted Ex di Cortina, consiste in una sorta di magazzino automatizzato di ortaggi e verdure fresche, che è possibile installare in qualsiasi luogo. Caratteristica che ha attirato investitori e compratori dalle aree più aride e sterili del pianeta, al punto che, in linea potenziale il business della Ono Exponential Farming, da qui al 2025, è stato stimato in 3.5 miliardi di euro.

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Photo: Ono Exponential Farming – Facebook page

L’agricoltura idroponica, ovvero realizzata senza terra e sole e con un’acqua speciale è da tempo allo studio della Nasa per quanto riguarda le coltivazioni su Marte, ma sul nostro pianeta è una realtà già da tempo. Inoltre, sembra futuristica ma in realtà ha una origine antica, risalendo finanche al tempo dei Giardini di Babilonia, ai Maya e agli aztechi che coltivavano nelle acque di fiumi e laghi. 

Quello che è cambiato, rispetto a oggi è il livello di tecnologia e l’avvento del digitale, per realizzare serre e camere di coltivazione hi-tech e per tenere tutto sotto controllo, ottimizzando consumi e utilizzo di risorse. 

Per agricoltura idroponica si intende quella effettuata in una serra all’interno della quale la temperatura è costante e dove le radici delle piante sono immerse anziché nella terra, in una soluzione acquosa densa dei nutrienti che occorrono alla pianta per crescere.  

Negli ultimi anni si sono compiuti grandi passi avanti nel settore e sono già diverse le aziende che utilizzano questa tecnica che, oltre ad assicurare ortaggi e frutta biologicamente pura e priva di inquinanti e metalli, comporta un grande risparmio di risorse e fa largo uso dei principi di economia circolare, reimmettendo parte della produzione nelle nuove produzioni, realizzando quel circolo virtuoso tipico dell’economia circolare. 

Un progresso necessario visti i numeri dell’agricoltura tradizionale, che oggi consuma il 30% dell’energia mondiale disponibile, di cui più del 70% avviene al di fuori dell’azienda agricola. Il contributo di immissione di CO2 dell’intera filiera, dalla produzione di sementi e macchinari alla trasformazione di materie prime, conservazione, refrigerazione, imballaggio, trasporto, distribuzione, è ben al li là di quanto il sistema stesso è in grado di assorbire, dicono gli esperti, e senza dimenticare le tonnellate di cibo buttate per perdite o sprechi alimentari.

Consumare meno e produrre meglio perciò è anche il mantra di Giorgia Pontetti, ingegnere aerospaziale che ha abbandonato i capannoni dell’aerospazio per fondare la Ferrari Farm per coltivare pomodori idroponici sulle colline di Rieti, nelle terre di Petrella Salto, che una volta erano di suo nonno. Oggi su quelle colline si scorgono tre serre hi-tech al cui interno Giorgia coltiva pomodori e anche basilico a ciclo continuo, grazie ad un sistema completamente computerizzato, unico in Europa, gestito con un computer all’interno di una sala controllo interconnesso con il cellulare di Giorgia, attraverso il quale il sistema fornisce la situazione secondo per secondo e segnala le criticità in arrivo.

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Photo: Ferrari Farm Facebook page

Il substrato nel quale sono immerse le piante è un insieme di paglia, lana di roccia, argilla, irrigata con una soluzione nutritiva costituita da acqua e sali minerali. “Il clima è gestito dal computer – dice Giorgia – che garantisce le condizioni ottimali per la crescita delle singole piante. In pratica è un sistema che regola la temperatura, l’umidità e la relativa CO2. Anche l’irrigazione è gestita dal computer e si basa sulla distribuzione di acqua e sali minerali, a “ciclo chiuso”, in modo tale da ridurne al minimo il consumo. “Così facendo la pianta ha sempre il suo habitat ideale, non si ammala e ci permette di evitare l’utilizzo di trattamenti fitosanitari”. 

Un altro elemento chiave della convenienza ad utilizzare l’idroponico è il consumo di suolo. l’impianto di Carsoli della Ferrari Farm, la Vertical Farm, nasce all’interno di un container di soli sei metri, in cui sono stati ricavati 17 metri quadrati di coltivazione. Si può perciò coltivare in città, in poco spazio e in qualsiasi zona, come ha voluto dimostrare la Fondazione Eni con Food Sense, una serra idroponica esposta a Milano al palazzo delle Stelline, lo scorso febbraio. 

La serra è automatizzata grazie al sistema Arduino, una piattaforma hardware/software opensource che grazie all’automazione gestisce i ritmi di luce, il flusso dell’acqua e tiene sotto controllo la crescita delle piante, valori di temperatura, umidità, livello dell’acqua, conducibilità, pH e di qualità dell’aria. Grazie a questa tecnica, il risparmio idrico va dal 70 al 90%, un ettaro di idroponica offre una produzione pari a dieci ettari di quella tradizionale, non sono necessari pesticidi, la coltivazione non è soggetta a maltempo o a condizionamenti atmosferici, è sempre possibile calibrare quantità e tipologia della coltivazione e ulteriori abbattimenti della Co2 in atmosfera sono garantiti dalle minori distante per consegnare la merce e minori costi di spedizione. 

E per quanto riguarda la qualità dei prodotti? Molto alta, se andiamo a vedere i risultati di chi questa tecnica la impiega già da più di tre anni. Il “Datterino irresistibile”, il “Pomodoro superiore” e “Insalata saporita”, sono i tre prodotti della maremmana Sfera Agricola, startup nata nel 2016 dall’idea dell’imprenditore Luigi Galimberti che sulle colline di Gavorrano, in provincia di Grosseto, coltiva idroponicamente pomodori e lattughe in serre altamente tecnologiche utilizzando acque piovane riciclate impiegando il 90% d’acqua in meno rispetto alle coltivazioni a terra.

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Photo credit: Sfera Agricola Facebook page

E i nomi delle produzioni non sono solo marketing. La passata di pomodoro prodotta qui è entrata perfino in farmacia come prodotto consigliato per specifiche patologie. Infatti attraverso l’innovazione e lo sviluppo dei processi, Sfera agricola è riuscita a produrre ortaggi privi di metalli pesanti e quindi indicati per chi soffre di allergie e intolleranze.

I contadini lasceranno le campagne per le città, dicono le previsioni per i prossimi cent’anni. Forse lo faranno per coltivare, e non è una cattiva notizia.