Se Quentin Tarantino leggesse “Mala. Roma criminale”, libro-reportage-ritratto molto efficace e accurato della malavita romana contemporanea, ne farebbe certamente un film nel suo stile e sarebbe un film epocale perché il materiale di partenza è eccezionale.

A dispetto di tanti film e fiction di casa nostra che non riescono minimamente a cogliere la portata narrativa di uno spaccato criminale di grande complessità con personaggi davvero memorabili, restituendo solo una superficie spesso banale e raffazzonata, questo libro riesce invece nel rendere appieno quello che è un grande Romanzo Criminale, pari se non addirittura superiore alla Banda della Magliana raccontata da De Cataldo, anche perché a differenza di Romanzo Criminale che era fiction ispirata a personaggi e fatti realmente esistiti e accaduti, in “Mala” di Francesca Fagnani invece troviamo solo i personaggi reali e i fatti realmente accaduti, senza fiction.

E sono fatti che ti lasciano di stucco per la potenza dei personaggi e per la complessità e la portata narrativa drammatica ma che spesso sfocia nel grottesco, nel sarcastico e a volte anche nel comico, come solo la realtà che supera la fantasia riesce a fare.

Se fossi l’agente di Quentin Tarantino gli direi di girare un altro Pulp Fiction con tre episodi che si intrecciano.

Il primo è:

DIABOLIK

Un criminale carismatico leader dei tifosi di una squadra di calcio della città, cresciuto – e coccolato – all’interno del clan dominante, spinto dall’ambizione, comincia la scalata al potere. Rompe gli equilibri, si impone come paciere o come mediatore tra clan rivali, compie estorsioni pericolosissime agli stessi clan e soprattutto si muove come se fosse il nuovo padreterno ma senza che nessuno, e tanto meno il capo supremo, gli abbia detto mai di farlo.

Un giorno organizza un incontro ad alto livello in un ristorante fuori Roma a cui partecipano i leader dei maggiori clan. Oggetto dell’incontro: importazione di 7 tonnellate di cocaina dalla Colombia. L’incontro serve anche, visto il quantitativo, ad assoggettare per forza di cose gli altri clan al nuovo capo.

Diversi capi però non la prendono bene, sia perché questo arrampicatore arrogante non si sta comportando con il dovuto rispetto, e sia perché all’incontro partecipa un tipo chiamato Il Francese, un narcos con un ottimo curriculum e che vanta contratti con la mala marsigliese.

Il punto è che nessuno lo ha mai visto prima questo Francese, e soprattutto desta sospetti il fatto che questo tipo la faccia molto facile su ogni aspetto dell’operazione.

“Questo è facile, quest’altro è facile, qui me ne occupo io eccetera”, al che Diabolik a un certo punto fa pure una battuta: “L’ultima volta che qualcuno la faceva facile come stai facendo tu, era un infiltrato”.

Gelo. Poi risate.

Il fatto è che il Francese, si scoprirà poi, era davvero un infiltrato, del Gico, il corpo speciale antidroga della Guardia di Finanza, e che recitava quella parte da più di due anni. L’intuizione di Diabolik era giusta, ma rimane al livello di intuizione, e quel pranzo del 2017, segna l’inizio della sua fine.

Due anni dopo viene ucciso con un colpo alla nuca da un killer mentre era seduto su una panchina del Parco degli acquedotti ad aspettare un misterioso personaggio che invece al suo posto manda un killer.

Mala. La criminalità roma francesca fagnani

RAUL E RITA

Si incontrano per la prima volta in un centro per il recupero delle tossicodipendenze dedicato ai delinquenti. Entrambi infatti sono delinquenti ed entrambi hanno in tasca, come prassi di tutti i maggiori delinquenti, una cartella clinica dove si attestano diverse patologie soprattutto mentali, che serve molto in caso di arresto e detenzione in carcere, giacché grazie a una cartella del genere ti si aprono più facilmente detenzioni e percorsi alternativi dai quali è più facile sia soggiornare che eventualmente evadere.

Raul è un killer free lance della mala che agisce a contratto. Rita è una rapinatrice, specialità gioiellerie, quando si incontrano si innamorano a prima vista e comincia una storia d’amore irresistibile. Ma non tranquilla, anzi.

I due hanno entrambi personalità molto forti e inoltre sono delinquenti abituali quindi alle grandi scene passionali si alternano litigate con entrambi che vengono facilmente alle mani.

Rita però non è una donna che le prende, o meglio, se le prende, poi le restituisce. Ad un giudice in futuro dirà: “Una sera Raul torna completamente fatto di coca e ubriaco, perché quando c’ha i soldi in tasca solo quello è capace a fare. Avevamo già litigato e io gli avevo detto di non tornare, lui invece torna e mi dà un pugno in faccia mentre sto dormendo. Poi me ne dà un altro. Però signor giudice, vorrei precisare che a me se mi dai un pugno, non è che mi metti a terra. E nemmeno con due”.

Insomma la storia tra Raul e Rita vola tra alti e bassi, relazioni intense e appassionate e litigate furibonde, separazioni traumatiche e riconciliazioni repentine, e in mezzo a tutto questo, nasce pure una figlia.

Una mattina Rita, a capo di un terzetto, va a rapinare una gioielleria sulla Casilina. Il gioielliere subdora qualcosa, si apparta nel retro con una scusa e ne viene fuori con una pistola calibro 9×21, puntata in faccia a Rita, la quale, però non si scompone. Riesce a disarmare il gioielliere e si porta via i diamanti neri che aveva puntato e pure la pistola del gioielliere.

Rita è molto contenta della pistola, è un’arma pulita, che con sé porta eventualmente solo un’accusa di rapina, e lei è una rapinatrice, quindi niente carichi aggiuntivi gratuiti e rischiosi, tipo ad esempio omicidio. Nel giro della criminalità non sai mai cosa si porta appresso un’arma. Rita si tiene la pistola e la nasconde, assieme alla sua 7.65 in una buca nel suo giardino di casa. Nel corso di una delle riconciliazioni appassionate con Raul gli confida il segreto e gli dice dove sono nascoste le pistole, di cui la 9×21 è usabile tranquillamente per altre rapine.

Mesi dopo, quando si sono di nuovo lasciati di brutto, Rita legge su internet che hanno fatto fuori un pezzo grosso, Diabolik, al parco degli acquedotti, con un colpo alla nuca di una 9×21. Le viene un dubbio, va a scavare nella buca e le pistole non ci sono, entrambe sparite.

Rita impazzisce di rabbia, aveva già deciso, vista la nascita della figlia di darci un taglio con quella vita, e non si sa se prima o dopo l’accordo con i magistrati, chiama al telefono Raul e gli urla: “Che non ce lo so che hai steso Diabolik con la pistola mia? T’avviso, se vengono le guardie a chiedere come e quando, io glielo dico che sei stato tu a farlo fuori”.

Oggi Rita vive in una località protetta mentre Raul è in galera proprio per quell’omicidio.

IL FURTO DEI 107 CHILI DI COCA

In un appartamento nel quartiere dominato dal Biondo, un tizio rifornisce gli spacciatori del quartiere. Uno di questi contatta un carabiniere al quale dice che quel tizio, in quell’appartamento ha cocaina per almeno un centinaio di chili. Non solo. Il tizio che la tiene in custodia è disponibile a farsela fregare purché ovviamente risulti che lui non c’entra nulla. Il carabiniere architetta il furto. Contatta due cugine Rom di sua conoscenza che definisce “le mejo ladre di Roma” che entrano nell’appartamento mentre è incustodito e prendono i due borsoni con 107 chili di coca. Il quartetto si spartisce la droga metà al carabiniere e allo spacciatore, e metà alle due cugine rom e chi s’è visto s’è visto.

Il problema è che la droga è del Biondo, il boss del quartiere nonché componente del consiglio d’amministrazione della Malavita spa di Roma che a farsi fregare la coca proprio non riesce a starci. Per cui avvia una inchiesta a modo suo.

Raduna i suoi e per primo massacra di botte il custode della coca che confessa e accusa lo spacciatore. Quelli vanno dallo spacciatore e lo massacrano ancora peggio, gli fanno vedere come hanno conciato il suo complice (“non era più un uomo” dirà poi alla polizia e infatti morirà dopo qualche giorno per le lesioni interne) e non paghi lo appendono a testa in giù da un ponte della Laurentina dove sotto passano i treni.

Il tizio si canta sia il carabiniere che le due Rom. Il gruppo preferisce sorvolare sul carabiniere che può creare problemi e si concentra sulle due cugine rom. Le sequestrano fuori al campo ma sbagliano persona. Una è omonima della ladra, l’altra invece è giusta. Quest’ultima afferma di non sapere che la droga era del Biondo se no col cavolo che si metteva nei casini e si offre di recuperarla a chi l’aveva già venduta. Il gruppo quindi la rilascia perché recuperi la droga e trattiene la rom che non c’entra nulla. Si danno appuntamento per il recupero in un centro commerciale, ma ad attenderli alla consegna c’è la polizia avvertita da chi? Dal figlio della rom che non c’entrava nulla, che aveva assistito al sequestro ed era filato dritto dalla polizia che subdorando il colpo grosso aveva messo sotto intercettazione tutti i partecipanti. E perciò alla fine tutti in galera compreso il carabiniere.

Libro bellissimo. Speriamo in un film. All’altezza.

Francesca Fagnani
MALA. La criminalità a Roma.

Feltrinelli


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