(Questo articolo è stato aggiornato cinque volte, trovi gli aggiornamenti in fondo. Inoltre ci sono altri tre articoli in tema, una intervista ad una di queste agenzie e uno su alcuni casi assurdi verificatisi. Infine, un aggiornamento del 18 gennaio 2021, riguardante Photoclaim di cui si ha notizia di una prima causa civile avviata in un tribunale berlinese ai danni di una agenzia di viaggio di Torino.
Se hai ricevuto un avviso e stai cercando una soluzione al tuo caso personale, vieni su questa pagina). 

Chiunque abbia un sito, un blog, una qualsiasi cosa online deve stare attento al copyright. Tutti infatti sanno che non si rubano contenuti, che bisogna conoscere e saper utilizzare le licenze a maggior ragione se sei un professionista del giornalismo e della comunicazione, sapere dove e come si utilizzano immagini, foto e video, ottenendo le necessarie autorizzazioni, dai legittimi titolari o da chi per loro: uffici stampa, agenzie di comunicazione, risorse online liberamente accessibili eccetera.

Quello che non sapevo ancora è che tutto questo può rischiare di risultare inutile, se ti imbatti in una nuova figura del web: il photography defender.

Gli avvisi di copyright e le email belliche

Il giorno 2 gennaio 2020, nella posta di uno dei siti che gestisco, arriva questa mail:

photography defender mail

La mail, molto lunga e interamente in inglese, è ultimativa e non ammette tesi contrarie. Mi scrive un avvocato berlinese. Mi accusa di aver pubblicato una foto illegittimamente, dal 2017. Sono certamente colpevole. La giurisdizione applicabile è senz’altro quella tedesca. Una tabella mi mostra l’entità del danno. L’avvocato fa il totale: sono 3500€ da versare entro sei giorni sul suo conto corrente.

Sembra uno scherzo, ma dalla lunghezza della mail e dallo screenshot del mio sito capisco che non è una mail generica, ma qualcuno si è effettivamente concentrato sul mio sito, ha preso i miei dati dall’Internet Whois che stabilisce proprietà e indirizzo di un sito, insomma questo ce l’ha proprio con me.

In allegato alla mail c’è la foto incriminata: uno screenshot dal mio sito. Vado a controllare come e perché quella foto sta nel mio sito, fa parte di uno stock di foto che scaricai da una sezione download per la stampa, ma in effetti avrei difficoltà a provarlo, dato che a distanza di tre anni da quel download oggi quella foto in quel database non c’è più. Del resto è normale che negli anni i database delle foto scaricabili cambino.

Sono costretto quindi a capire bene di cosa si tratta e come devo reagire. 

Anzitutto cerco di capire chi questo avvocato Robert Fechner che mi scrive da Berlino, a cerco informazioni su di lui, per capire se esiste veramente. Vado sul sito che ha il dominio della mail dalla quale mi scrive: Photograpy-defender.com, ma non trovo riferimenti.

Su questo sito non c’è una sezione Chi siamo, o Staff, o chi sono i professionisti che vi operano. Cerco Fechner Legal, Berlin e arrivo sul sito di uno studio legale a Berlino e qui ho il piacere di vedere il volto dell’avvocato Fechner e leggere il suo curriculum. Avvocato dal 2014, ha fatto il praticantato a Bochum con trasferte in alcune città europee tra cui Varsavia. Cosa c’entra Varsavia? Lo dirò tra poco.

Ok, l’avvocato Robert Fechner esiste davvero.

Torniamo alla email; il fotografo di cui avrei violato i diritti si è iscritto ad un sito per tutelarsi dai furti di foto ed è questo sito che ha incaricato Fechner del compito di perseguirmi. Questo sito si chiama photoclaim.com.

Ci vado e scopro che la sua mission è “tutelare i fotografi professionisti” promettendo loro di “aiutarli a far valere i loro diritti su furti di immagine“. Nel mio caso, il fotografo del quale avrei rubato la foto e che si è iscritto a Photoclaim, è un italiano, residente in Alto Adige. Sempre più strano. Se il fotografo è italiano e io sono italiano residente in Italia, cosa c’entrano la Germania e le leggi tedesche?

Cerco su Photoclaim tracce dell’avvocato Fechner e mi imbatto in una pagina nella quale si avvisano gli utenti che hanno ricevuto una lettera da Robert Fechner per violazione di copyright – ed è proprio il mio caso – che non è un tentativo di phishing, ma al contrario un’avviso di copyright infringement da prendere sul serio. Dal suo studio di Berlino l’avvocato Fechner difende gli interessi dei fotografi iscritti a Photoclaim, con sede a Varsavia, Polonia.

Continuo a cercare informazioni sul web e scopro che questa attività di Photoclaim e dell’avvocato berlinese è intensa, continua e worldwide, sempre con la stessa tecnica: accuse di violazioni a chiunque, statuizione unilaterale della giurisdizione tedesca come legittima, e soprattutto richieste di somme di denaro da versare sui conti personali dell’avvocato.

Insomma, metodi oltremodo spregiudicati. Trovo anche un interessante carteggio tra Fechner e un internet provider canadese con il quale l’avvocato tedesco si mostra particolarmente aggressivo nel pretendere di conoscere l’identità del titolare di un sito web di cui il provider è “registar” e per il quale, secondo la legge canadese, il provider, non è affatto tenuto a fornire, al contrario di quanto afferma Fechner che rivendica anche in questo caso la giurisdizione tedesca. Il provider canadese si dice “esterrefatto” da questa pretesa.

Andiamo avanti. Nella mail “bellica” indirizzata a me, l’avvocato Fechner mi allega una dichiarazione da firmare, dal titolo Cease and Desist.

photography-defender-2-cease-and-desist

La dichiarazione di Cease and desist, apprendo poi è una ammissione di responsabilità nella quale si ammette la violazione e ci si impegna a rimuovere la foto, o il contenuto incriminato, a far data dal momento in cui si firma la dichiarazione.

E’ una pratica usata spesso nel mondo della violazione del copyright musicale, e in questo caso per analogia applicata alle foto.

Ma il Cease and desist preparato dall’avvocato Fechner consiste soprattutto in una dichiarazione in cui si ammette la violazione, si accetta come foro competente quello tedesco con le relative leggi tedesche, diverse e molto più restrittive di quelle italiane. E soprattutto si accetta come legittima una tabella, adottata dalla legge tedesca, per quantificare i danni relativi alla violazione di copyright che si presuppone compiuta.

La tabella MFM l’avevo già vista. Stava su Photoclaim nella pagina in cui si avvisava di questo avvocato e si spiegava che la quantificazione del danno avveniva secondo questa tabella, che qui riporto tradotta.

Photography defender copyright email intimidatoria

Questa tabella, redatta dall’Associazione tedesca dei fotografi di marketing, viene di prassi utilizzata dai giudici tedeschi per quantificare i danni di una violazione di copyright. Ma questo avviene nelle liti in corti tedesche. E perché io dovrei, in Italia, prenderla per buona?

Insomma, nella tutela legale dei fotografi operata dell’avvocato Fechner le cose illegittime, irragionevoli, al confine tra legale e illegale, sono davvero parecchie. E ciliegina sulla torta, il suo conto corrente personale su cui invita a versale le cifre che chiede.

Nel mio caso entro e non oltre sei giorni.

Photography defender copyright email intimidatoria

Per quanto mi riguarda tutto questa lettera non sta in piedi. A prescindere dalle modalità di comunicazione, una semplice mail che potrebbe anche essere finita nello spam, la sostanza è che, anche se non sono un avvocato, mi balza subito agli occhi che che la questione della giurisdizione tedesca non c’entri nulla visto che sia io sia il fotografo presunto danneggiato, siamo italiani. E in terzo luogo, ritengo questa lettera il trionfo della malafede e ai limiti della pratica del phishing, laddove mi intimidisci con una mail in inglese bellico, tentando di spaventarmi e di spingermi a firmare una dichiarazione nella quale di certo peggiorerei la situazione.

Al contrario se davvero ti interessasse del tuo cliente e volessi fare il suo interesse, basterebbero tre righe: “Scusa, hai presente questa foto qua? I diritti sono riservati, ma forse tu ce li hai. Ti dispiacerebbe comunicarmeli, così verifico?”.

Decido di non rispondere e faccio scadere il termine dell’8 gennaio.

Il 9 gennaio Fechner mi spedisce un’altra lunghissima mail.

Photography defender copyright email intimidatoria

In questa mail, che si intitola Cost Breakdown, l’avvocato si duole moltissimo che io non gli abbia spedito la dichiarazione che mi aveva chiesto, forse non ho capito che lui fa sul serio, certamente io voglio fare il furbetto. Comunque, ecco qua il conto da pagare. Sono settemila euro. Ma se pago entro sei giorni, ecco qua un bello sconto: solo 2.824€ da versare dove? Ma sul suo conto, ovviamente con tanto di Iban e Bic.

Perdo definitivamente la pazienza. Ho la fortuna di conoscere un avvocato specializzato in diritto internazionale. E gli risponde lui.

photography-defender-terza-lettera-1

Avviso di copyright infringement? Difetto di giurisdizione

Abbiamo ricevuto la mail e controllato la foto. L’abbiamo pubblicata legalmente e in piena legittimità ma tuttavia adesso che apprendiamo che è tutelata, l’abbiamo rimossa prontamente dal sito. Lo stesso risultato poteva ottenere il suo cliente scrivendoci direttamente.

La giurisdizione per questa eventuale lite non è tedesca ma italiana, come statuisce la normativa di riferimento, il regolamento UE 1215/2012 che assegna le giurisdizioni tra Paesi della Unione Europea. Del resto essendo io e il fotografo entrambi italiani non poteva essere diversamente.

Sfortunatamente – gli comunica il mio avvocato – la convenienza ad utilizzare la propria residenza come foro competente non è previsto dal Regolamento UE citato, che statuisce la giurisdizione competente nel foro del convenuto, in questo caso la giurisdizione italiana“.

In terzo luogo la richiesta, ove anche la pretesa fosse fondata, e non lo è, è del tutto sproporzionata. “Per cui rigettiamo la richiesta. E la informiamo già da adesso che in caso di ulteriori pretese, difenderemo fortemente i diritti del nostro cliente in qualsiasi giurisdizione”.

Per cui se ricevete una email dall’avvocato Fechner – o dall’avvocato Zielinski che pure lavora con i fotografi iscritti a Photoclaim, la prima cosa che dovete fare è controllare la nazionalità del fotografo. Se è italiano e siete italiani, la giurisdizione tedesca non c’entra nulla.

Cosa dice la legge italiana sulle immagini fotografiche.

Sarà bene fare un ripasso sulla tutela del copyright vigente in Italia. La legge sul diritto d’autore in Italia è la 633/41 e successive modificazioni, che ha recepito anche i regolamenti europei recenti. La legge italiana distingue tra “fotografie semplici” e “opere fotografiche“. Queste ultime, per le quali “è visibile in tutta evidenza l’intervento artistico del fotografo, inteso come luce, inquadratura, situazioni ritratte, e altri elementi che rendono l’immagine equiparabile ad una foto artistica“, sono tutelate al pari di tutte le altre manifestazioni dell’ingegno e dunque godono di una tutela equiparata alle altre espressioni artistiche. Di conseguenza, il loro utilizzo senza autorizzazione, senza citazione della fonte, dà sempre adito a richiesta di danni.

Per le prime, le “fotografie semplici” per le quali non sono ravvisabili gli elementi di cui sopra (parliamo evidentemente di foto banali e riproducibili da chiunque, come ad esempio facciate di un palazzo, insegne commerciali, situazioni normali e banali, compresi i ritratti delle persone durante eventi pubblici) la legge italiana prevede una tutela molto limitata, ovvero, le foto, quando di pubblico dominio, cioè ad esempio, trovabili in gran numero sulla rete internet senza citazione dell’autore, sono liberamente riproducibili da chiunque senza nessun compenso, e tanto meno danni, da corrispondere all’autore che si faccia vivo, salvo i casi di malafede (ovvero io sapevo che la foto era di proprietà di Tizio ma l’ho riprodotta ugualmente senza autorizzazione). E la malafede va provata dall’autore della foto.

Aggiornamento 1 maggio 2020

Sto ricevendo molte segnalazioni. Di utenti attaccati e, molto meno, di alcuni fotografi che mi accusano di “difendere i ladri di foto”. Niente di più inesatto,

Questo non è un articolo a favore del furto di immagini. Le fotografie pubblicate vanno pagate, e prenderle dalla rete, anche nella convinzione che siano largamente diffuse e dunque gratuite è una convinzione sbagliata. E se un fotografo dimostra che la foto è sua, gli va pagata. Punto.

Per cui è dovere di chiunque abbia un sito con immagini controllare la titolarità delle stesse ed assicurarsi che si abbia il diritto di pubblicarle. Diversamente è necessario corrispondere il compenso al fotografo o pubblicare un avviso sul sito che si è pronti a corrispondere il dovuto. Altrimenti le foto vanno rimosse.  

Ma c’è anche da tenere ben presente un’altra cosa. Si può detenere legittimamente una immagine anche senza aver acquistato una regolare licenza. Ad esempio, la licenza creative commons permette di scaricare gratuitamente l’immagine, citando naturalmente, l’autore.

Inoltre, le immagini possono essere state reperite presso un ufficio stampa, comunicazione, da una agenzia di immagini free, ce le può aver date un cliente, o un fornitore, assicurandoci che erano sue.

Tutti questi casi meritano una verifica preliminare prima di accusare di illecito e già che ci siamo fare il conto da pagare, presupponendo già un’illecito quando potrebbe benissimo non esserci.

Inoltre, il fatto che non abbiamo conservato le prove del nostro utilizzo legittimo, non può bastare, da solo, per presupporre illecito e danno.

In realtà dalle informazioni che ho raccolto e dalle segnalazioni che ho ricevuto e di cui sono in possesso, è evidente che abbiamo a che fare con un’attività generalizzata in tutto il mondo finalizzata a fare quanti più soldi possibili con il pretesto della tutela dei diritti di immagine di fotografi professionisti, intimidendo e terrorizzando persone la maggior parte delle quali in buona fede.

Non c’è alcun controllo o valutazione sull’esistenza effettiva della violazione, ma si tratta di una attività di massa, basata sulla corrispondenza di immagini sul web, effettuata da un evidente software di scansione automatica.

Per funzionare, questo sistema deve prevedere invii massicci di richieste di risarcimento. È un metodo tipico delle startup online, basato sulle statistiche.

Se io so che ogni cento richieste, mi pagano in dieci, so anche che per essere pagato da mille persone devo inviare diecimila email. Ecco perché queste società fanno invii massivi. Devono rispettare precise statistiche numeriche, con tanti saluti alla verifica del singolo caso e al rispetto di leggi e regolamenti, diversi paese per paese. Quello che conta per loro è incassare, ora e adesso, danni per violazioni del tutto presunte e non dimostrate.

Attualmente di società che operano in questo modo sono: oltre a Photoclaim, anche Copytrack, PicRights, RydeOne.

Sono tutte basate, con meno o più intensità aggressive, sullo stesso metodo: software automatici di scansione del web (trovano di tutto: web, social, foto in documenti, power point, doc, perfino nei backend se raggiungibili da Url, insomma tutto quello che c’è online), nessuna istruttoria preventiva e invii massivi basati sulla mera corrispondenza di immagine.

Aggiornamento 3 giugno 2020

I bersagliati sono davvero tanti. Ritengo utile portare all’attenzione alcuni suggerimenti e segnalazioni che ho ricevuto. 

C’è un altro avvocato in giro, tale Zielinsky, che sembra arrivare anche lui da Photoclaim. Stesso modus operandi, stesse mail, stesse richieste esose e sproporzionate (su Photoclaim dico ancora più avanti).

Un avvocato mi ha scritto confermandomi che firmare il Cease & Desist implica l’ammissione di responsabilità e di conseguenza si attribuiscono maggiori vantaggi alla premiata ditta Fechner-Zielinsky-Photoclaim: quindi NON fatelo!

Un altro avvocato mi segnala che la pretesa di pagamento delle spese legali è illegittima. L’avvocato lo paga sempre il suo cliente e solo una sentenza di un tribunale, può imporre il pagamento delle spese legali dell’avversario e semmai rimborsare le spese già sostenute, non quelle mai avvenute, come in questo caso.

Infine, la commentatrice Patrizia, porta alla nostra attenzione una verifica da lei fatta sui documenti di Fechner. E’ molto interessante e dimostra che dietro l’attività dell’avvocato tedesco c’è Photoclaim, la quale presumibilmente scrive le lettere, le invia e gestisce le risposte, ed eventualmente incassa i soldi (sarebbe interessante vedere a chi corrisponde e da chi è gestito il conto corrente nel quale si chiede di versare gli importi: anche quello da Photoclaim?). Ecco il commento di Patrizia.

Buongiorno a tutti i compagni di sventura Volevo chiedervi se avete per caso avete controllato le proprietà dei pdf e della mail che vi è arrivata Nel mio caso l’indirizzo email robert.fechner@photography-defender.com, in realtà non esiste, ed è un reindirizzamento dell’indirizzo robert.fechner@photoclaim.com mentre gli allegati, firmati a nome dello studio legale “Fechner Legal”, sono in realtà stati realizzati da XXXXXXXX, come riscontrabile nelle proprietà del documento, che è “XXXXXXXX” del sito di Photoclaim. Il titolo dei documenti è “XXXXXXX”, un webdesigner che probabilmente ha disegnato il formato della mail. Quindi né le email né i documenti allegati sono stati creati o inviati dallo studio legale Fechner Legal Inoltre la firma finale di Fechner nel documento è un immagine copia incolla tutto è gestito da photoclaim! Il mio dubbio è non è che loro mandano centinaia di mail e poi chi risponde lo passano direttamente allo studio dell’ AVV Fechner? Quindi i miei dati ,come i vostri, sono stati utilizzati da photoclaim questo è legale?

Edit 16 giugno 2020: dal presente commento appena riportato, ho cancellato, su richiesta di Photoclaim, il nome e cognome della persona che ha materialmente realizzato gli allegati inviati nelle mail dell’avvocato Fechner. La richiesta di Photoclaim si appellava ai sensi del regolamento europeo della protezione dei dati personali. Ritengo la richiesta accettabile in quanto non sposta la questione in discussione e tutela giustamente i dati di quello che è un dipendente ed esegue le direttive che gli vengono date. Di conseguenza ho accolto la richiesta e cancellato il nome sia nel commento riportato che in quello originale postato in basso dall’utente Patrizia (gf).

Aggiornamento 11 giugno 2020: interviene Photoclaim

Photoclaim nella persona del founder Nico Trinkhaus, è intervenuto scrivendo un commento che correttamente riporto qui nella sua interezza e a cui è seguita l’annuncio di una mia replica e un suo ulteriore replica che trovate nei commenti.

Hi,
Nico, the Founder of PhotoClaim here.

If you wish to understand what we do and why we need to do it in order to update your article, be invited to contact us.

What you call phishing, is a requirement by the German law. Photographers are not allowed to sue you directly when you steal a photo and instead are obligated to give you an opportunity to settle outside of court.

Once it’s clear that you’re not interested in that, the lawsuit will follow sooner or later.

You can find a couple of verdicts on https://photoclaim.com/en/verdicts-and-orders/ and specifically for Italy, you may also want to review https://www.iusinitinere.it/la-tutela-del-diritto-dautore-nelle-controversie-transfrontaliere-il-regolamento-n-2421-2015-27233

If we don’t hear from you, then I hope you’ll give an update in this article also once you get to know about the lawsuit in court against you or against the commentators that will take place then.

To all people commenting here:
Don’t steal and you will not have any problems with us.

Lasciamo perdere le minacce e andiamo al punto. Photoclaim nega totalmente che si tratti di phishing e difende e riafferma la legittimità della sua attività. 

Asserisce che: la legge tedesca obbliga i danneggiati dall’utilizzo improprio e illegittimo delle proprie immagini a effettuare un tentativo bonario di risoluzione della controversia, prima di adire le vie legali. Ed è esattamente questo – dice Nico Trinkhaus – quello che facciamo. Per chi non dovesse accettare, il procedimento legale – afferma – seguirà, prima o poi. 

In secondo luogo, Trinkhaus ci porta a conoscenza di un contenzioso effettivamente avviato in un tribunale italiano e che ha portato alla sentenza del Tribunale di Milano del 2014 che vede lo stesso Trinkhaus vittorioso in un contenzioso con una azienda per l’utilizzo illegittimo di una sua foto, sentenza che è interessante soprattutto per avere il tribunale legittimato e introdotto una procedura, a dir poco complessa, tra attore e convenuto di due diversi stati membri dell’Unione, procedura prevista dal regolamento Europeo 861/2007 (modificato dal Regolamento UE n. 2421/2015).

In pratica secondo questa procedura, qualunque cittadino europeo che si ritiene danneggiato può proporre causa in ambito civile e commerciale per valori di “modesta entità” (fino a 5 mila euro) con una procedura semplificataIl procedimento giudiziale si svolge prevalentemente, salvo diversa statuizione del giudice competente, in forma scritta ed in base a “moduli standard” secondo una procedura descritta in questo link.

Da tenere presente, anche, che l’azienda convenuta da Trinkhaus non si è mai costituita in giudizio ed è stata condannata da contumace, quindi non abbiamo modo di sapere come e con quali argomenti si sarebbe difesa.

Aggiornamento 17 giugno 2020

Dopo Nico Trinkhaus, mi ha scritto in privato Daria Trinkhaus, managing director di Photoclaim con in copia il suo avvocato. Hanno evidentemente passato a setaccio questo articolo ma l’unica cosa che mi chiedono di fare è di rimuovere un dato personale di un loro dipendente. Cosa che ho fatto. Nella stessa mail c’è un generico invito a “scrivere cose veritiere” ma non specificando quali non lo siano.

Ho proposto allora a Daria una intervista per confrontarci. L’intervista la trovate qui.

C’è una novità, anzi due. Apprendo che anche Wikipedia, tramite Photoclaim comincerà a perseguire le violazioni di copyright in questo caso per chi utilizza le foto di Wikipedia senza citare gli autori delle foto, come potete leggere qui.

Aggiornamento 1 febbraio 2021.

La questione delle cause legali in Germania. È fondata?

Cominciamo col dire che non tutte le società quando inviano un avviso di copyright, non rivendicano esplicitamente la giurisdizione tedesca

Aggiornamento 21 febbraio 2021. In definitiva: come comportarsi con i photography defender

La tutela del copyright fotografico sul web e su questi nuovi metodi di individuazione presunti illeciti e riscossione aggressiva, è destinata, grazie ai software di scansione automatica, a diventare un nuovo standard su cui tutti quelli che hanno un sito, un blog, anche un social, con delle immagini, dovranno confrontarsi.

Oltre alla già citata Photoclaim, le altre agenzie attive nel settore degli avvisi di copyright si chiamano Pic Rights e Copytrack. In questo articolo spiego come funziona ognuno di esse ed evidenzio alcuni casi limite che fanno capire che in pratica da questa scansione automatica del web alla ricerca di corrispondenze fotografiche non si salva nessuno.

La questione della giurisdizione estera e gli sceriffi del copyright

Sono fondate le minacce di rivolgersi a tribunali diversi da quello in cui si è residenti? Su questo ho sentito il parere di un avvocato di diritto internazionale che trovate qui. In sintesi comunque la situazione è la seguente. 

Il regolamento europeo 44/2001 ha statuito la possibilità per un cittadino residente in Unione Europea di derogare al principio della giurisdizione nel paese del convenuto, dandogli la possibilità, ove si ritenesse danneggiato dal comportamento di un cittadino di un altro paese europeo, di rivolgersi al proprio tribunale invece che a quello del danneggiante. Lo scopo era di agevolare i danneggiati e non costringerli a rinunciare ai loro diritti, trovando troppo oneroso per loro costituirsi in giudizio in paese esteri.

Purtroppo l’effetto che si è ottenuto è esattamente il contrario di quello che si voleva ottenere. Ovvero, per favorire il presunto danneggiato, si è finito per annichilire il (presunto) danneggiante, che può essere effettivamente citato in giudizio, su determinate materie, tra cui gli illeciti civili come la violazione di copyright, da qualunque cittadino in qualunque tribunale dell’Unione Europea.

Non solo: ad aggravare la situazione., ci si è messa pure la sentenza del 22/01/2015 della Corte di Giustizia europea che ne ha esteso i confini del regolamento in modo abnorme per cui qualsiasi cittadino europeo che si ritiene danneggiato in un altro paese europeo, può rivolgersi non solo al tribunale del suo paese, ma in astratto lo può fare in qualunque altro tribunale, di qualunque paese, limitatamente ai danni prodotti in quel paese.

No, non sono i giudici ad essere impazziti. Poniamo ad esempio il caso di cd musicali registrati illegalmente e venduti in Germania. L’autore italiano viene a conoscenza di questa cosa e normalmente dovrebbe rivolgersi ad un tribunale tedesco. Il Regolamento e la Sentenza della corte di giustizia, invece, gli danno la possibilità di rivolgersi al tribunale proprio, quello italiano, e da lì parte la procedura. Nel caso di cd venduti illegalmente, si fa presto ad accertare l’esistenza dell’illecito e soprattutto dell’entità dello stesso: si vedono quanti cd sono stati venduti e si calcolano profitti e danni.

Il problema è che le immagini fotografiche non sono cd musicali, non sono saponi, beni materiali tangibili. E un sito internet è visibile ovunque nel mondo. Secondo voi è configurabile chiedere i danni per le foto di un sito italiano, visibili in Germania, limitatamente ai danni configurabili in Germania. Con la conseguenza che poi io fotografo mi sposto e vado in Francia a citare lo stesso italiano che mi ha pagato per la Germania e che ora mi deve pagare per la Francia. E così via per ventisette paesi dell’Unione Europea. Sembra assurdo, anzi lo è certamente, ma si può fare. È un buco gigantesco della legge e della sentenza a cui nessuno ha pensato.  

Il regolamento europeo e la sentenza che ne ha esteso i confini, doveva escludere espressamente le immagini, video, contenuti, pubblicati in siti internet visibili ovunque. Non è stato fatto, e queste società di recupero crediti, a cui è stata data in mano un’arma letale, ci si sono buttate a pesce. Ecco da dove nasce questo fenomeno degli sceriffi del coipyright.

Prima ti contatto dovunque sei, poi ti minaccio di citarti dovunque voglio, per costringerti a pagarmi ora e adesso. 

Attenzione perciò a ignorare queste email, non è mai una buona idea. Capite bene quali addebiti vi vengono fatti e agite di conseguenza.

Cosa fare quando si riceve un avviso di copyright

  1. Non allarmarsi e restare calmi.
  2. Controllare la foto e valutare se si tratti di fotografia semplice o di opera fotografica, ai sensi della legge italiana.  Controllare anche la nazionalità del fotografo, perché eventuali cause verranno intentate da questo e non dalla società che si preoccupa solo di incassare, non di citare in giudizio. Almeno finora.
  3. Cercare di capire la fonte della foto. Dove l’abbiamo presa o chi ce l’ha data. In caso si riesca a risalire ad una fonte legittima, annotarsi i relativi dati.  In mancanza, rimuovere la fotografia, non solo dal frontend (la parte visibile al pubblico) ma anche dal backend (la sezione immagini del nostro database di gestione del sito).
  4. Se si ritiene di avere pubblicato la foto legittimamente e lo si può dimostrare, rispondere alla mail citando la relativa licenza.
  5. Al contrario, se non si è in grado di dimostrare quanto sopra esposto, contattare un legale ed esporgli la situazione. 

Se hai ricevuto anche tu una lettera come questa da Photoclaim o da altri recupero crediti come PicRights, Copytrack, o altri ancora, posso esaminare la richiesta e darti consigli su come agire. Vieni su questa pagina.