(Avvertenza: Questo articolo è stato aggiornato sei volte, trovi gli aggiornamenti in fondo con le date di ogni update).

Chiunque abbia un sito, un blog, una qualsiasi cosa online deve stare attento al copyright. Tutti infatti sanno che non si rubano contenuti, e che in caso di fotografie, bisogna conoscere e saper utilizzare le licenze a maggior ragione se sei un professionista del giornalismo e della comunicazione, sapere dove e come si utilizzano immagini, foto e video, ottenendo le necessarie autorizzazioni, dai legittimi titolari o da chi per loro: uffici stampa, agenzie di comunicazione, risorse online liberamente accessibili.

Quello che non sapevo ancora è che tutto questo può rischiare di risultare inutile, se ti imbatti in una nuova figura del web: il photography defender, ovvero una sorta di “agenzia di riscossione del danno”.

Il giorno 2 gennaio 2020, nella posta di uno dei siti che gestisco, arriva questa mail:

photography defender mail

La mail, molto lunga e interamente in inglese, è ultimativa e non ammette tesi contrarie. Mi scrive un avvocato berlinese. Mi accusa di aver pubblicato una foto illegittimamente, dal 2017. Mi si dice che sono certamente colpevole. La giurisdizione applicabile è senz’altro quella tedesca. Mi allega un documento, chiamato “Cease and desist” e chiede che glielo restituisca firmato. Inoltre mi preannuncia che la mia violazione comporta un rischio causa pari a oltre “cinquemila euro di valore complessivo”. Cioè starei in uno scaglione di causa, secondo questo avvocato, nel quale rischierei, secondo la legge tedesca, di pagare fino a cinquemila euro. Mi viene il mal di testa. Resto interdetto per un bel po’.

A prima vista, mi sembra uno scherzo, o un tentativo di phishing, quelle email truffa in cui si chiede di cliccare su dei link allo scopo di fregarti qualcosa, ma qualcosa mi dice che non è così. Oltre al mio nome e cognome, il nome del mio sito, dalla lunghezza della mail, capisco che non si tratta di una pesca a strascico, ma di qualcuno che si è effettivamente concentrato sul mio sito, ha preso i miei dati ha guardato il mio sito, insomma questo avvocato ce l’ha proprio con me.

In allegato alla mail c’è la foto incriminata: uno screenshot dal mio sito. Vado a controllare come e perché quella foto sta nel mio sito: si tratta di una miniatura pubblicata in un articolo di riepilogo di vari altri articoli e relativi link. Vado nell’articolo a cui punta il link dove ci sono le altre foto di cui fa parte quella che mi contestano. Fanno tutte parte di uno stock di foto che scaricai da una sezione download per la stampa, ma ora mi rendo conto che avrei difficoltà a provarlo, dato che a distanza di tre anni da quel download oggi quella foto in quel database – come mi accorgo controllando – non c’è più. Del resto è normale che negli anni i database delle foto scaricabili per la stampa cambino, si aggiornino o semplicemente spariscano.

Sono costretto quindi a capire bene di cosa si tratta e come devo reagire. 

L’avvocato Robert Fechner

Anzitutto cerco di capire chi è questo avvocato Robert Fechner che mi scrive da Berlino, e cerco informazioni su di lui, per capire se esiste veramente. Vado sul sito che ha il dominio della mail dalla quale mi scrive: Photograpydefender.com, ma non trovo riferimenti.

Su questo sito non c’è una sezione Chi siamo, o Staff, o chi sono i professionisti che vi operano. Cerco Fechner Legal, Berlin e arrivo sul sito di uno studio legale a Berlino e qui ho il piacere di vedere il volto dell’avvocato Fechner (aggiornamento: a oggi 5 gennaio 2022 questa pagina non risulta più visibile) e leggere il suo curriculum. Avvocato dal 2014, ha fatto il praticantato a Bochum con trasferte in alcune città europee tra cui Varsavia. Cosa c’entra Varsavia? Lo dirò tra poco.

L’agenzia Photoclaim

Torniamo alla email; il fotografo di cui avrei violato i diritti si è iscritto ad un sito per tutelarsi dai furti di foto ed è questo sito che ha incaricato Fechner del compito di perseguirmi. Questo sito si chiama photoclaim.com, di cui il dominio photography defender è una sorta di emanazione tedesca.

Ci vado e scopro che la sua mission è “tutelare i fotografi professionisti” promettendo loro di “aiutarli a far valere i loro diritti su furti di immagine“. Nel mio caso, il fotografo del quale avrei rubato la foto e che si è iscritto a Photoclaim, è un italiano, residente in Alto Adige. Sempre più strano. Se il fotografo è italiano e io sono italiano residente in Italia, cosa c’entrano la Germania e le leggi tedesche?

Cerco su Photoclaim tracce dell’avvocato Fechner e mi imbatto in una pagina nella quale si avvisano gli utenti che hanno ricevuto una lettera da Robert Fechner per violazione di copyright – ed è proprio il mio caso – che non è un tentativo di phishing, ma al contrario un’avviso di copyright infringement da prendere sul serio.

Dal suo studio di Berlino l’avvocato Fechner difende gli interessi dei fotografi iscritti a Photoclaim, agenzia di tutela del copyright con sede a Varsavia, Polonia.

Continuo a cercare informazioni sul web e scopro che questa attività di Photoclaim e dell’avvocato berlinese è intensa, continua e worldwide, sempre con la stessa tecnica: accuse di violazioni a raffica, statuizione unilaterale della giurisdizione tedesca, e soprattutto richieste di somme di denaro da versare su un conto personale dell’avvocato.

In rete trovo anche un interessante carteggio tra Fechner e un internet provider canadese con il quale l’avvocato tedesco si mostra particolarmente aggressivo nel pretendere di conoscere l’identità del titolare di un sito web di cui il provider è “registar” e per il quale, secondo la legge canadese, il provider, non è affatto tenuto a fornire, al contrario di quanto afferma Fechner che rivendica anche in questo caso la giurisdizione tedesca.

Il provider canadese si dice “esterrefatto” da questa pretesa.

Andiamo avanti. Nella email “bellica” indirizzata a me, l’avvocato Fechner mi allega una dichiarazione da firmare, dal titolo Cease and Desist.

photography-defender-2-cease-and-desist

Cease and desist. Di che si tratta? Faccio altre ricerche. Apprendo che la dichiarazione di Cease and desist, è una pratica usata in diversi ambiti del diritto d’autore. In pratica con questo documento si chiede al destinatario di “cessare e desistere” dall’utilizzo di un contenuto, in quanto protetto dal diritto d’autore. Si usa spesso, ad esempio, nel campo musicale.

Insomma, mi dicono che ho pubblicato una foto protetta e mi chiedono di rimuoverla. E di impegnarmi a non pubblicarla mai più, da qui la necessità che io firmi l’impegno. Normalmente non avrei niente in contrario, ma questa cosa non mi torna lo stesso.

Rifletto. Ho pubblicato una foto in piena legittimità, scaricata e pubblicata secondo le regole, ma ovviamente ho difficoltà a provarlo adesso, dovrei alzare il telefono e fare tutta una serie di ricerche. Adesso un avvocato mi dice di rimuoverla. Ho qualcosa in contrario? Volete che la tolga? Figuriamoci, non c’è problema. Volete che firmi questo documento? Lo potrei anche firmare, ma di solito firmo solo quando solo ultra sicuro di cosa sto firmando, e qui non lo sono affatto.

Il punto è che io sono un giornalista e lavoro di questo da 35 anni. Oltre a scrivere qualche migliaio di articoli con foto per giornali e riviste e averne mandate in stampa diverse centinaia, ho sempre avuto a che fare il fotografi e relativi diritti d’autore. Conosco la normativa, e soprattutto conosco la prassi: un fotografo, o anche uno studio legale, non si pone mai in questi termini aggressivi e ultimativi, oltretutto stabilendo la colpevolezza e minacciandomi di una causa

E poi non mi piace la formula utilizzata: “Se non ci restituisci il documento firmato, ne dedurremo che lo respingi e perciò avvieremo una azione legale immediatamente”.

Photography defender copyright email intimidatoria

Un’azione legale se non ti firmo il documento? Questa la dovevo ancora sentire.

No, ci sono troppe cose che non quadrano in questa email. Rimuovo la foto dal sito, non firmo niente e non rispondo facendo scadere il termine dell’8 gennaio entro il quale avrei dovuto restituire il documento firmato.

Ancora non lo so, ma questa scelta mi salverà da conseguenze potenziali pesantissime, come scopro in seguito.

Seconda mail di Fechner-Photoclaim: “Cost breakdown”

Il 9 gennaio Fechner mi spedisce un’altra lunghissima mail.

In questa mail, che si intitola Cost Breakdown, l’avvocato scopre le sue carte.

Anzitutto si duole moltissimo che io non gli abbia spedito la dichiarazione che mi aveva chiesto. E poi, sempre in diverse pagine in inglese, mi dice in sostanza, che la legge è dalla sua parte, mi mette una lista di link a sentenze di vari paesi europei, scritti in diverse lingue e dunque impossibili per me da controllare, con la quale afferma che io sarei responsabile della pubblicazione illecita.

E soprattutto mi fa una serie di calcoli con voci di costo oscure e incomprensibili.

Photography defender copyright email intimidatoria

Comunque, ecco qua il conto da pagare. Sono 2824 euro. E bada -scrive l’avvocato Fechner – ti sto facendo un favore, perché se andassimo a processo in Germania, rischieresti di pagare un risarcimento di settemila euro. Evidentemente è il mio giorno fortunato. Ma solo se pago entro sei giorni: 2864 euro da versare sul suo conto, ovviamente con tanto di Iban e Bic.

Perdo definitivamente la pazienza. Ho la fortuna di conoscere un avvocato specializzato in diritto internazionale. E gli risponde lui.

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Il mio avvocato decide di sollevare uno degli aspetti più incongrui di tutta la faccenda e che riguarda la giurisdizione competente:

Abbiamo ricevuto la mail e controllato la foto. L’abbiamo pubblicata legalmente e in piena legittimità ma tuttavia adesso che apprendiamo che è tutelata, l’abbiamo rimossa prontamente dal sito. Lo stesso risultato poteva ottenere il suo cliente scrivendoci direttamente.

Prosegue il mio avvocato: La giurisdizione per questa eventuale lite non è tedesca ma italiana, come statuisce la normativa di riferimento, il regolamento UE 1215/2012 che assegna le giurisdizioni tra Paesi della Unione Europea. Del resto essendo io e il fotografo entrambi italiani non poteva essere diversamente.

Sfortunatamente – gli comunica il mio avvocato – la convenienza ad utilizzare la propria residenza come foro competente non è previsto dal Regolamento UE citato, che statuisce la giurisdizione competente nel foro del convenuto, in questo caso la giurisdizione italiana“.

In terzo luogo la richiesta, ove anche la pretesa fosse fondata, e non lo è, è del tutto sproporzionata.

Per cui rigettiamo la richiesta. E la informiamo già da adesso che in caso di ulteriori pretese, difenderemo fortemente i diritti del nostro cliente in qualsiasi giurisdizione”.

A un anno e mezzo da quei 2 e 9 gennaio 2020, non ho più avuto notizie della premiata ditta Fechner-Photoclaim.

Cosa non torna nella questione Photoclaim

Questa storia mi ha incuriosito, oltre che fortemente irritato. Ho sempre avuto a che fare con questioni di copyright. Conosco la materia, le tutele, conosco i fotografi, i loro diritti, le agenzie, i prezzi, le modalità di composizione dei conflitti.

Ogni tanto ci è capitato di sbagliare e pubblicare qualcosa che non era legittimo pubblicare: in quel caso, ci contattavano e dicevano “Scusa, hai presente questa foto qua? I diritti sono riservati, ma forse tu ce li hai. Ti dispiacerebbe comunicarmeli, così verifico?”.

Si verificava, e se c’era da pagare, si pagava, di comune accordo e in base a precisi criteri (tipo di pubblicazione, dimensioni della foto, scopo della pubblicazione, tiratura del giornale, numero di lettori potenziale, un piccolo aggravio sul fatto che l’autore non era stato citato. una rettifica sul numero seguente che gli attribuiva correttamente la foto).

Ma un metodo come questo non l’avevo mai visto. Per cui ho deciso che avrei indagato.

Non torna il documento di Cease and desist

Primo tassello, il mio avvocato. Mi ha spiegato che sono stato molto bravo a NON firmare il documento di Cease and desist, contenuto nella prima email.

Il Cease and desist concepito da Fechner-Photoclaim non è, come si è portati a pensare, una semplice manifestazione del consenso di “cessare e desistere” dall’utilizzo di una foto che, si apprende adesso, essere protetta. Un documento di questo tipo si potrebbe firmare tranquillamente.

Ma il Cease and desist di Fechner-Photoclaim implica una ammissione di responsabilità: firmandolo si ammette la violazione e soprattutto si accetta come foro competente quello tedesco, con le relative leggi tedesche, diverse e molto più restrittive di quelle italiane. E si accetta come metodo per quantificare i costi, il loro metodo, una tabella di cui parlo più avanti.

Per essere ancora più chiari: firmando quel documento, praticamente ci si consegna alla mercè della controparte.

E questo è già un primo, grave, elemento di scorrettezza: ti si tende una trappola. In una lingua straniera, fuorviandoti sullo scopo del documento. Ognuno giudichi da sé su quanto questo elemento sia legale e quanta deontologia ci sia nell’avvocato che te lo propone.

Non torna la giurisdizione tedesca

Germania e giurisdizione tedesca, in questa faccenda tornano ossessivamente. Firmando il Cease and desist, si accetta la giurisdizione tedesca. Ma se tu non lo firmi, come non l’ho firmato io, non importa: nel mio caso, l’avvocato Fechner, nella seconda email, mi fa il conto e me lo fa in base alle regole tedesche. E continua a minacciare cause in Germania.

Secondo elemento di scorrettezza: nel mio caso il fotografo è italiano. Io sono italiano. E non ho firmato il documento in cui accetto la giurisdizione tedesca. Quindi in nessun caso, potrei essere citato in Germania. ma proprio in nessuno.

(Qui c’è un primo elemento che dovi tenere a mente: se il fotografo è italiano e tu sei italiano, o quando le nazionalità coincidono, i processi si fanno in quel paese. Questo dice il diritto dell’Unione Europea).

Normalmente, un avvocato così dovrebbe avere a che fare con il proprio ordine di appartenenza. Ma come scoprirò in seguito, lui neanche lo sa chi sono io e dove sono residente. Perché qui abbiamo a che fare con una attività di email automatiche (lo spiego più avanti).

Non torna la tabella MFM

Come quantifica i danni l’avvocato Fechner? A mezzo di una tabella, la Tabella MFM. Ora ricordo: la tabella l’avevo vista già sul sito di Photoclaim. Si tratta di un parametro usato dai giudici tedeschi per quantificare i danni all’interno di un contenzioso legale.

Come si può leggere dal sito di Photoclaim:

Photography defender copyright email intimidatoria

Questa tabella, redatta dall’Associazione tedesca dei fotografi di marketing, viene di prassi utilizzata dai giudici tedeschi per quantificare i danni di una violazione di copyright. Ma questo avviene nelle liti in corti tedesche. Puoi capire da solo perché tentano in tutti i modi di attirarti nella giurisdizione tedesca. È pronto un barbecue fumante, in cui la carne da fare alla brace, sei tu.

Non tornano le spese accessorie e legali

Oltre ai costi già esorbitanti della violazione di copyright (684€ per la foto + 684€ “per mancata citazione dell’autore”), l’avvocato Fechner inserisce anche tutta una serie di costi aggiuntivi:

  • Gli interessi: 148€
  • Le spese legali, calcolate sul valore della foto: 704€
  • Spese di “documentazione”: 95€
  • Imposta sul valore (Iva): 22% =509.35
  • Totale da pagare: 2824.59€

Calcolate che: le spese legali non sono dovute, in Italia, se non alla fine di un procedimento giudiziario e stabilite dal giudice. Fino a quel momento, l’avvocato lo paga la sua parte. Sugli interessi, le spese di documentazione, ognuno giudichi da sé.

Aggiornamento 11 giugno 2020: interviene Photoclaim

Photoclaim nella persona del founder Nico Trinkhaus, è intervenuto scrivendo un commento che correttamente riporto qui nella sua interezza e a cui è seguita l’annuncio di una mia replica e un suo ulteriore replica che trovate nei commenti.

Hi,
Nico, the Founder of PhotoClaim here.

If you wish to understand what we do and why we need to do it in order to update your article, be invited to contact us.

What you call phishing, is a requirement by the German law. Photographers are not allowed to sue you directly when you steal a photo and instead are obligated to give you an opportunity to settle outside of court.

Once it’s clear that you’re not interested in that, the lawsuit will follow sooner or later.

You can find a couple of verdicts on https://photoclaim.com/en/verdicts-and-orders/ and specifically for Italy, you may also want to review https://www.iusinitinere.it/la-tutela-del-diritto-dautore-nelle-controversie-transfrontaliere-il-regolamento-n-2421-2015-27233

If we don’t hear from you, then I hope you’ll give an update in this article also once you get to know about the lawsuit in court against you or against the commentators that will take place then.

To all people commenting here:
Don’t steal and you will not have any problems with us.

Lasciamo perdere le minacce e andiamo al punto. Photoclaim nega che si tratti di phishing e difende e riafferma la legittimità della sua attività. 

Asserisce che: la legge tedesca obbliga i danneggiati dall’utilizzo improprio e illegittimo delle proprie immagini a effettuare un tentativo bonario di risoluzione della controversia, prima di adire le vie legali. Ed è esattamente questo – dice Nico Trinkhaus – quello che facciamo. Per chi non dovesse accettare, il procedimento legale – afferma – seguirà, prima o poi. 

In secondo luogo, Trinkhaus ci porta a conoscenza di un contenzioso effettivamente avviato in un tribunale italiano e che ha portato alla sentenza del Tribunale di Milano del 2014 che vede lo stesso Trinkhaus vittorioso in un contenzioso con una azienda per l’utilizzo illegittimo di una sua foto, sentenza che è interessante soprattutto per avere il tribunale legittimato e introdotto una procedura, a dir poco complessa, tra attore e convenuto di due diversi stati membri dell’Unione, procedura prevista dal regolamento Europeo 861/2007 (modificato dal Regolamento UE n. 2421/2015).

In pratica secondo questa procedura, qualunque cittadino europeo che si ritiene danneggiato può proporre causa in ambito civile e commerciale per valori di “modesta entità” (fino a 5 mila euro) con una procedura semplificataIl procedimento giudiziale si svolge prevalentemente, salvo diversa statuizione del giudice competente, in forma scritta ed in base a “moduli standard” secondo una procedura descritta in questo link.

Da tenere presente, anche, che l’azienda convenuta da Trinkhaus non si è mai costituita in giudizio ed è stata condannata da contumace, quindi non abbiamo modo di sapere come e con quali argomenti si sarebbe difesa.

Aggiornamento 17 giugno 2020

Dopo Nico Trinkhaus, mi ha scritto in privato Daria Trinkhaus, managing director di Photoclaim con in copia il suo avvocato. Hanno evidentemente passato a setaccio questo articolo ma l’unica cosa che mi chiedono di fare è di rimuovere un dato personale di un loro dipendente. Cosa che ho fatto. Nella stessa mail c’è un generico invito a “scrivere cose veritiere” ma non specificando quali non lo siano.

Ho proposto allora a Daria una intervista per confrontarci. L’intervista la trovate qui.

Ladri di foto e ladri di diritto

Chiariamo un punto. Questo non è un articolo a favore del furto di immagini. Le fotografie pubblicate vanno pagate, e prenderle a caso dalla rete, anche nella convinzione che siano largamente diffuse e dunque gratuite è una convinzione comunque sbagliata. Le foto vanno sempre prese con giudizio, valutazione, cercando di rispettare il copyright, perché c’è sempre un copyright.

Per cui è sempre dovere di chiunque abbia un sito con immagini controllare la titolarità delle stesse ed assicurarsi che si abbia il diritto di pubblicarle. Diversamente è necessario corrispondere il compenso al fotografo o pubblicare un avviso sul sito che si è pronti a corrispondere il dovuto. Altrimenti le foto vanno rimosse.  

Ma c’è anche da tenere ben presente un’altra cosa. Si può detenere legittimamente una immagine anche senza aver acquistato una regolare licenza. Ad esempio, la licenza creative commons permette di scaricare gratuitamente l’immagine, citando naturalmente, l’autore.

Inoltre, le immagini possono essere state reperite presso un ufficio stampa o comunicazione, da una agenzia di immagini free, ce le può aver date un cliente, o un fornitore, assicurandoci che erano sue e noi le abbiamo pubblicate in buona fede.

Possiamo aver conservato la prova della legittimità, ma il non avere la prova non significa automaticamente essere in difetto o peggio essere dei ladri di foto.

In realtà dalle informazioni che ho raccolto e dalle segnalazioni che ho ricevuto è evidente che abbiamo a che fare con un’attività generalizzata in tutto il mondo finalizzata a fare quanti più soldi possibili con il pretesto della tutela dei diritti di immagine di fotografi professionisti, intimidendo e terrorizzando persone la maggior parte delle quali in buona fede.

Non c’è alcun controllo o valutazione sull’esistenza effettiva della violazione, ma si tratta di una attività di massa, basata sulla corrispondenza di immagini sul web, effettuata da un evidente software di scansione automatica. E in base ai risultati generati da questo software, partono in automatico altrettanti avvisi di violazione.

Come per tutti i business online, per funzionare, questo sistema deve per forza prevedere invii massicci di richieste di risarcimento.

Le statistiche e il business online

Quella di Photoclaim, e delle altre agenzie che intanto ho scoperto, è una pura attività di business online, basata, come tutti i business online a scopo di lucro, a cominciare ad esempio dagli e-commerce, sulle statistiche

Se io so che ogni cento richieste, mi pagano in dieci, so anche che per essere pagato da mille persone devo inviare diecimila email. Ecco perché queste società fanno invii massivi, le email appaiono tutte uguali, (a parte gli elementi fondamentali: nome, indirizzo, somme da pagare), le risposte sono preconfezionate, il dibattito nel merito è totalmente assente.

Per generare ricavi queste agenzie devono rispettare precise statistiche numeriche, con tanti saluti alla verifica del singolo caso e al rigoroso rispetto di leggi e regolamenti, diversi paese per paese. Quello che conta per loro è incassare, ora e adesso, soldi per presunte violazioni e altrettanto presunti danni.

Le agenzie di business online

Attualmente di società che operano in questo modo sono: oltre a Photoclaim, anche Copytrack, PicRights, RydeOne. E di recente si sono inseriti nel settore anche alcuni studi legali italiani che mostrano di copiare il metodo con qualche variante che adesso spiegherò.

Sono tutte basate, con meno o più intensità aggressive, sullo stesso metodo: software automatici di scansione del web (trovano di tutto: web, social, foto in documenti, power point, doc, perfino nei backend se raggiungibili da Url, insomma tutto quello che c’è online), nessuna istruttoria preventiva e invii massivi basati sulla mera corrispondenza di immagine.

La giurisdizione estera secondo l’Unione Europea

Sono fondate le minacce di rivolgersi a tribunali diversi da quello in cui si è residenti? Su questo ho sentito il parere di un avvocato di diritto internazionale. In sintesi comunque la situazione è la seguente. 

Il regolamento europeo 44/2001 ha statuito la possibilità per un cittadino residente in Unione Europea di derogare al principio della giurisdizione nel paese del convenuto, dandogli la possibilità, ove si ritenesse danneggiato dal comportamento di un cittadino di un altro paese europeo, di rivolgersi al proprio tribunale invece che a quello del danneggiante. Lo scopo era di agevolare i danneggiati e non costringerli a rinunciare ai loro diritti, trovando troppo oneroso per loro costituirsi in giudizio in paese esteri.

Purtroppo l’effetto che si è ottenuto è esattamente il contrario di quello che si voleva ottenere. Ovvero, per favorire il presunto danneggiato, si è finito per annichilire il (presunto) danneggiante, che può essere effettivamente citato in giudizio, su determinate materie, tra cui gli illeciti civili come la violazione di copyright, da qualunque cittadino in qualunque tribunale dell’Unione Europea.

Non solo: ad aggravare la situazione., ci si è messa pure la sentenza del 22/01/2015 della Corte di Giustizia europea che ne ha esteso i confini del regolamento in modo abnorme per cui qualsiasi cittadino europeo che si ritiene danneggiato in un altro paese europeo, può rivolgersi non solo al tribunale del suo paese, ma in astratto lo può fare in qualunque altro tribunale, di qualunque paese, limitatamente ai danni prodotti in quel paese.

No, non sono i giudici ad essere impazziti. Poniamo ad esempio il caso di cd musicali registrati illegalmente e venduti in Germania. L’autore italiano viene a conoscenza di questa cosa e normalmente dovrebbe rivolgersi ad un tribunale tedesco. Il Regolamento e la Sentenza della corte di giustizia, invece, gli danno la possibilità di rivolgersi al tribunale proprio, quello italiano, e da lì parte la procedura. Nel caso di cd venduti illegalmente, si fa presto ad accertare l’esistenza dell’illecito e soprattutto dell’entità dello stesso: si vedono quanti cd sono stati venduti e si calcolano profitti e danni.

Il problema è che le immagini fotografiche non sono cd musicali, non sono saponi, beni materiali tangibili le cui vendite possono essere tracciate e relativi danni quantificati con precisione.

Un sito internet è visibile ovunque nel mondo. Come si fa a chiedere i danni per le foto di un sito italiano, visibile in Germania, limitatamente ai danni configurabili in Germania? È assurdo. E con la paradossale conseguenza che poi io fotografo mi sposto e vado in Francia a citare lo stesso italiano che mi ha pagato per la Germania e che ora mi deve pagare per la Francia. E così via per ventisette paesi dell’Unione Europea. Sembra assurdo, anzi lo è certamente, ma si può fare.

È un buco gigantesco della legge e della sentenza a cui nessuno ha pensato.  

Il regolamento europeo e la sentenza che ne ha esteso i confini, doveva escludere espressamente le immagini, video, contenuti, pubblicati in siti internet visibili ovunque. Non è stato fatto, e queste società di recupero crediti, a cui è stata data in mano un’arma letale, ci si sono buttate a pesce.

In pratica si piegano le norme del diritto, stravolgendone il senso e gli obiettivi, per agevolare un business a scopo di lucro con il pretesto della tutela del copyright.

Un avvocato mi ha detto: sa cos’è l’abuso di diritto? Mettiamo il caso che io debba fare un decreto ingiuntivo per diecimila euro. Invece di farne uno da diecimila, ne faccio dieci da mille euro, al solo scopo di far pagare di più in spese, la vittima. In pratica piego le norme del diritto al mio scopo personale.

Questo fenomeno non è nuovo. Una decina di anni fa negli Stati Uniti d’America nacque un fenomeno che poi è stato chiamato dei Troll del Copyright.

In pratica il fenomeno ha visto degli studi legali acquisire diritti di opere coperte dal diritto d’autore oppure appositi mandati ad agire a tutela dei diritti, non allo scopo di rappresentare, trattare e sfruttare i relativi diritti, ma solo ad avviare contenziosi in scala massiccia nei confronti di violatori e presunti tali.

Alcuni di questi studi legali hanno anche chiuso e i relativi avvocati finiti in galera.

Queste società di “copyness” (Copyright-business) sono la stessa cosa? Non lo so, certamente hanno dei tratti in comune.

Ad esempio Pic Rights, società svizzera con sede a Lugano, che ha aperto una sede italiana pare composta da una sola stanza, ha acquisito in blocco la rappresentanza dei diritti degli archivi delle agenzie internazionali Associated Press, France Press, Reuters. Parliamo di milioni di fotografie. Fotografie artistiche e di valore, miste a milioni di immagini senza alcun valore, come spiego in questa seconda puntata della mia inchiesta.

Per fotografie anche di nessun valore, Pic Rights chiede cifre magari anche basse, sui duecento euro, ma molto probabilmente non dovute affatto. Tutto questo ha un solo nome: monetizzazione delle immagini, il che sarebbe anche legittimo se non lo si facesse passare per tutela del copyright e se non si scrivessero mail aggressive in cui si accusa di violazioni chiunque trovato in possesso di una delle milioni di immagini di uno di questi archivi.

Il tutto nell’era della producibilità e della condivisione in rete di immagini da parte di chiunque in qualunque momento. Solo su Instagram ogni giorno si postano 40 miliardi di immagini da tutto il mondo. Vogliamo far girare dei software e scrivere a chiunque chiedendo soldi?

La legge di riferimento del diritto d’autore in Italia è la legge 633/41 e successive modificazioni per armonizzarla al diritto europeo.

Senza scendere nei dettagli basta dire che la legge prevede la distinzione tra “opere fotografiche” che sono le cosiddette foto artistiche, nelle quali è ravvisabile l’intervento creativo/professionale del fotografo e le cosiddette “foto semplici” che sono mere riproduzioni dell’esistente, come quelle che ad esempio potremmo scattare noi con il nostro smartphone.

La legge stabilisce che le prime, le opere, sono suscettibili di compenso. Le seconde no, a meno di prova di malafede, ovvero che io sapevo che fosse protetta e l’ho pubblicata lo stesso. E l’onere della prova spetta a chi accusa, non certo a chi si difende.

Altri ordinamenti – come ad esempio la legge tedesca che, come informa Fechner nelle sue lettere – prevedono la responsabilità piena in capo al pubblicatore senza nessuna esimente? Molte grazie per l’informazione ma io sono tenuto a rispettare le leggi del mio paese, il quale diritto è armonizzato con quello dell’Unione, ed è per questo motivo che una enorme parte degli avvisi di violazione sono illegittimi e irricevibili.

Verrebbe da dire: cestinate le lettere appena le ricevete. Ma sarebbe un errore grave, da non commettere.

Cosa si rischia ignorando gli avvisi di copyright

È senz’altro vero che questi avvisi non hanno valore legale. La legge italiana prevede che un atto legale debba rispettare requisiti formali precisi (avvisi di raccomandata, ad esempio) e non costituiscono messa in mora del debitore.

Ma il punto non è questo. Il punto è che questi avvisi provengono da società che abbiamo già visto operare molto disinvoltamente dal punto del diritto. Tutte più o meno minacciano di rivolgersi a tribunali, o comunque paventano conseguenze legali.

Tra queste c’è poi Photoclaim e i suoi avvocati Fechner, Zelinski e altri, che minacciano esplicitamente il ricorso in tribunali tedeschi e, almeno in un caso, hanno anche mantenuto la parola.

Cosa fare allora? Io consiglio sempre di affrontare la questione.

In primo luogo non bisogna affatto sentirsi in colpa e in difetto. Come ho spiegato sopra, si può essere in possesso e aver pubblicato una foto in piena legittimità e rispetto della legge. Quindi ladri di foto un corno, tanto per cominciare.

In secondo luogo se qualcuno ci scrive dicendo che avanza dei soldi, è sempre buona norma rispondere in maniera appropriata e puntuale, spiegando perché si tratta di soldi non dovuti.

In terzo luogo, è sempre meglio rispondere e conservare la risposta, in modo da averla pronta in caso di ulteriori strascichi.

  1. Non allarmarsi e restare calmi.
  2. Controllare la foto e valutare se si tratti di fotografia semplice o di opera fotografica, ai sensi della legge italiana.  Controllare anche la nazionalità del fotografo, perché eventuali cause verranno intentate da questo e non dalla società che si preoccupa solo di incassare, non di citare in giudizio.
  3. Cercare di capire la fonte della foto. Dove l’abbiamo presa o chi ce l’ha data. In caso si riesca a risalire ad una fonte legittima, annotarsi i relativi dati.  In mancanza, rimuovere la fotografia, non solo dal frontend (la parte visibile al pubblico) ma anche dal backend (la sezione immagini del nostro database di gestione del sito).
  4. Se si ritiene di avere pubblicato la foto legittimamente e lo si può dimostrare, rispondere alla mail citando la relativa licenza.
  5. Al contrario, se non si è in grado di dimostrare quanto sopra esposto, contattare un legale ed esporgli la situazione. 

Aggiornamenti

15 settembre 2021. Ho fatto una intervista al professor Salvo Dell’Arte, Docente di diritto della proprietà intellettuale all’Università di Torino, il quale afferma che queste agenzie di copyright “ci marciano” e che le richieste possono e debbono essere respinte (ovviamente nei modi e nelle forme giuridiche giuste).

25 settembre 2021. Non è stato facile ma alla fine ho trovato un fotografo che ha accettato una intervista e che dice cose molto interessanti.

Qui trovi l’indice di tutte le puntate di questa inchiesta.

Consulenza per chi ha ricevuto una di queste lettere

Se hai ricevuto anche tu una lettera come questa da Photoclaim o da altre agenzie come PicRights, Copytrack, o altri ancora, compreso alcuni studi legali italiani che hanno deciso di inserirsi in questo settore copiando il metodo di queste agenzie, posso esaminare la richiesta e darti consigli su come agire. Vieni su questa pagina.