Quando nel 1969 Rick Davies – scomparso oggi a 81 anni nella sua casa di vacanza a East Hampton – mette un annuncio sulla rivista Melody Maker per la ricerca di musicisti per una nuova band, è al settimo cielo o quasi.

Caso forse unico nella storia del rock, a finanziarlo c’è un miliardario olandese, Stanley August Miesegaes, impressionato dal talento del tastierista autodidatta che dopo averlo visto in concerto a Monaco con il suo gruppo, The Joint, glki promette sostegno economico se avesse fondato un nuovo gruppo con il quale – secondo lui – sicuramente avrebbe avuto successo.

Il primo a rispondere a quell’annuncio su Melody Maker è un giovane dal lunghi capelli biondi e aristocratico nei modi, Roger Hodgson, che non può essere, come estrazione sociale, più lontano da Davies.

I Supertramp negli anni ’70: da sinistra in alto Rick Davies, Dougie Thomson, Bob Siebemberg, John Helliwell, Roger Hogdson.

Hogdson Viene da una famiglia bene di Portsmouth, sulla costa meridionale dell’inghilterra, una città di mare e di vacanze, ha fatto le migliori scuole, ottime letture, un alto borghese fatto e finito.

Davies invece è un figlio della working class, nativo di Swindon, nucleo urbano industriale a un centinaio di chilometri da Londra, verso il Galles, dove non puoi far altro che lavorare come operaio e portare a casa lo stipendio.

Per dire, quando il padre muore abbastanza presto, Rick deve abbandonare le velleità musicali per andare a fare il saldatore e contribuire al bilancio familiare con la madre che faceva la parrucchiera.

Quando ho scritto Rudy, un testo che parla di un pendolare che ogni mattina prende il treno per andare in fabbrica, ho cercato di registrare il suono della sirena che annunciava il cambio turno in fabbrica, quel suono maledetto mi svegliava ogni mattina. Ma quando sono andato lì per registrarla, quella sirena aveva smesso due settimane prima, per sempre. La fabbrica aveva chiuso“.

Non possono essere più diversi, Davies e Hogdson, ma si piacciono, danno al gruppo il nome di Supertramp (preso dal titolo di una biografia di un viaggiatore inglese “The Autobiography of a Super-Tramp“) e ci danno dentro per cinque lunghi anni, dal 70 al 74, due album fallimentari, diversi tour disastrosi dove suonavano di fronte a dieci persone e conseguenti abbandoni degli altri membri della band.

Rick Davies nei Supertramp negli anni ’70

Una volta ci trovammo a suonare per 15 persone. Però erano entusiaste e Roger propose di fare il bis l’indomani. Io gli dissi che non avevo intenzione di suonare per 15 persone. E lui rispose: non dovremmo lasciare che sia la band a decidere? E suonammo ancora. Davanti a venti persone“.

Ed è quando anche il miliardario olandese li molla e sono sull’orlo dello scioglimento, che i Supertramp trovano finalmente la quadra, con l’ingresso di John Helliwell, sassofonista biondo e allampanato con un formidabile senso dell’humor tipicamente inglese – che diviene il portavoce del gruppo – il bassista scozzese Dougie Thomson, che conferisce al gruppo una base progressive che sarà uno dei marchi del sound tipico della band, e un batterista californiano, Bob Siebemberg, che porta in dote un sound e una ritmica potente e roboante, fatta di parti di batteria come le definiva lui “stabili ma interessanti”, fatte da colpi ritardati, raddoppi improvvisi, colpi fuori tempo, con la sua regola “se puoi non fare un fill, non farlo, ma se lo devi fare allora fallo sentire e cerca di non essere banale“.

Con questa miscela il gruppo esplode. Nel 1974, Crime of the century è uno degli album più venduti. Per i Supetramp inizia una corsa forsennata al pezzo più bello, più ispirato, più significativo. E sono tanti, tantissimi, come delle perle che improvvisamente piovono dal cielo.

Dopo Crime arrivano altri due album magnifici in cui le due voci, da baritono quella di Davies e il classico falsetto in voga in quegli anni, di Hogdson si scambiano e si fondono, si lasciano e si riprendono, magicamente cucite dal sassofono di Helliwell e sottolineate da una base ritmica potente e suggestiva.

Anche gli stili delle canzoni sono diversi: più incline al blues, rilassato e “concreto” l’approccio di Davies; più vicino al progressive, intenso e “mistico” quello di Hodgson, segnato dall’uso martellante e ipnotico del piano elettrico, altro marchio di fabbrica della band (ascoltare “Child of vision” per averne un quadro completo).

In quegli anni oltre che una coppia di cantanti e musicisti nasce una coppia di autori: firmano entrambi tutte le canzoni (con una fondamentale partecipazione degli altri tre agli arrangiamenti, come nelle vere band che riescono a creare un’alchimia speciale) e tutti pensano che i due scrivano assieme e che siano nati dei nuovi Lennon-McCartney.

Non è così. I due, si scoprirà dopo, scrivono separati ognuno le sue canzoni che, per accordo scritto, proprio come Lennon-McCartney, firmeranno assieme.

E l’unico modo, si scoprirà sempre dopo, per sapere chi ha scritto cosa, è in chi canta quelle canzoni o ne è la voce principale, quella che inizia il brano.

Grandi classici come ad esempio Breakfast in America, The Logical Song, Dreamer, Give a little bit, sono di Hogdson mentre Goodbye Stranger, From Now on, Bloody Well Right, Rudy e, soprattutto, Crime of the century, sono di Davies.

In quei pochi anni, dal ’74 al 79, Davies e Hogsdon sforneranno canzoni indimenticabili che proietteranno i Supertramp in orbita.

E quando la band si traferisce in America, nel ’77, e nel 79 esce Breakfast in America, la band entra, senza mai più uscirne, definitivamente nella storia del rock, grazie al suo incredibile incrocio tra progressive e pop.

Ma come accade in altre band come Pink Floyd, Smiths, Clash, Eagles, anche nei Supertramp cominciano i problemi, o meglio esplodono problemi già nati da tempo.

Hogdson vuole prendere una via, Davies un’altra. Hogdson non vuole più Sue, la moglie di Rick, come manager della band, per Rick non se ne parla di sostituirla.

A fatica arrivano altri due album nei quali secondo Davies, Hogdson ha tirato i remi in barca e compone col pilota automatico. Secondo l’altro è Davies che fa di tutto per emarginarlo.

Alla fine arriva il divorzio. Hogdson se ne va (non senza tentare. si dice, di portarsi dietro qualche altro membro del gruppo) con tanto di lista di canzoni sue che Davies, che resta con i Supertramp, non deve suonare. Figuriamoci. Naturalmente il patto non sarà mai rispettato, con Hogdson che se ne lamenterà sempre e lo manderà spesso a dire.

Dopo quel momento, i Supertramp di Davies continueranno per qualche altro album. Arrivano anche altri buoni pezzi, ma la magia, quella che fa i miracoli, non si riproduce e i Supertramp, pian piano si spengono.

Anche perché, nel 2015, il destino presenta un conto: a Davies viene diagnosticato un mieloma e la musica, per lui, finisce definitivamente e i Supetramp diventano storia.

Poi., dopo diversi anni, in un pub di Long Island, inizia una strana abitudine: ogni tanto si esibiscono tali “Ricky and the Rockets“, un gruppo blues. È il gruppo di Rick, che abita là vicino con l’amata moglie Sue. Mentre si cura il cancro, suona classici blues. “E alla fine – dice a un giornalista fan italiano che vola a Long Island per intervistarlo – facciamo qualche pezzo dei Supertramp. Per chi li vuol sentire”.

Di nuovo in quindici venti persone, per sera. Ma è un’altra cosa, che non ha a che fare con l’insuccesso, ma con il commiato dopo una “lunga grande strada che va verso casa”, come in Take the long way home.

I Supertramp sono stati senza dubbio una delle migliori band dal vivo e da album dell’epoca. E sono – e restano – nella storia e nella memoria di chi c’era. E per fortuna noi c’eravamo.


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