Come procede la mobilità alternativa e leggera in Europa? Siamo nel pieno di una rivoluzione verde o siamo rimasti bloccati in un limbo di buone intenzioni e vecchi problemi? Leggendo il rapporto “State of the Nation 2026” di Shimano Europe si nota una certa distanza tra le ambizioni politiche e l’esperienza quotidiana di chi sceglie le due ruote. I problemi maggiori sono la mancanza di manutenzione delle infrastrutture ciclabili (quando ci sono) e la percezione di insicurezza per i bambini, il che rischia di creare una generazione di “sconosciuti alle bici” per la quale pedalare non sarà mai un’abitudine di vita.

Per chi non ha tempo di leggere le decine di pagine del report, ecco gli highlights:

  • La crisi della manutenzione: ben 121 milioni di europei pedalano meno a causa di ostacoli legati alle riparazioni.
  • L’abbandono: circa 7,6 milioni di persone hanno appeso la bici al chiodo definitivamente per colpa delle barriere manutentive.
  • I giovani sono i più fragili: il 60% dei ragazzi tra i 18 e i 34 anni trova difficile mantenere la propria bici efficiente, contro il 40% degli over 40.
  • Polonia superstar: è il Paese dove i cittadini percepiscono i maggiori progressi in termini di sicurezza per i bambini (+60%) e infrastrutture (+67%).
  • Il paradosso dei pionieri: Paesi Bassi e Danimarca, storicamente leader, sembrano vivere una fase di stagnazione o, perlomeno, non riescono più a stupire i propri cittadini con nuovi miglioramenti.
  • Sicurezza dei piccoli: Per il 65% degli europei, l’unico vero modo per proteggere i bambini in bici è costruire infrastrutture dedicate e protette.
Se vai in bici la tua città ti parla

La manutenzione: il “collo di bottiglia” silenzioso

Quello che si evince dal rapporto è che la manutenzione non è un semplice servizio accessorio, ma il momento esatto in cui un cittadino decide se continuare a pedalare o tornare a usare l’auto. Shimano lo dice chiaramente: quando tenere una bici in strada diventa complesso, costoso o incerto, l’entusiasmo svanisce.

In giro per l’Europa, si trovano situazioni paradossali. In Svizzera e Finlandia, il problema principale è il costo della manutenzione (per il 52% degli intervistati), mentre in Germania il vero incubo sono le liste d’attesa infinite nelle officine (33%). In Romania, invece, è quasi impossibile trovare un negozio di prossimità per il 42% dei ciclisti.

Se pensiamo che oltre 212 milioni di persone incontrano barriere di questo tipo, capiamo perché la mobilità dolce fatica a decollare definitivamente.

Il futuro corre sui marciapiedi (o almeno dovrebbe)

Un altro punto che fa riflettere riguarda i nostri figli. Se non rendiamo il ciclismo sicuro per loro, stiamo sabotando la mobilità del futuro. Il rapporto evidenzia una stagnazione preoccupante nella percezione della sicurezza stradale per i più piccoli.

Ma se un genitore non si sente tranquillo, il bambino non inizierà mai a pedalare, perdendo l’occasione di sviluppare un’abitudine che durerebbe tutta la vita.

Polonia percepita come sicura per i bambini

Mentre la Polonia brilla con un netto miglioramento percepito, sorprende il dato della Grecia, dove il 58% degli intervistati ritiene che pedalare per un bambino sia diventato meno sicuro rispetto all’anno scorso. Anche nei Paesi Bassi, il punteggio sulla sicurezza infantile è tra i più bassi d’Europa, segno che non si può mai dare nulla per scontato, nemmeno dove la cultura ciclabile è millenaria.

Infrastrutture: non basta averle, bisogna evolverle

Sulle infrastrutture emerge quello è definibile come il “Paradosso del Pionieri”. Paesi come la Francia (+60%) stanno facendo passi da gigante e i cittadini lo percepiscono. Al contrario, in Danimarca e nei Paesi Bassi i punteggi sono minimi. Questo non significa che abbiano smesso di costruire, ma che le aspettative sono altissime e che i piccoli progressi incrementali non bastano più a soddisfare una popolazione che ormai considera la ciclabile un servizio base, come l’acqua o la luce.

Se questi mercati guida perdono slancio, rischiano di trasformare il ciclismo in una “modalità legacy”, un ricordo del passato invece di un motore di innovazione urbana.

Uno sguardo sull’Italia

L’Italia vive nelle sue solite contraddizioni. Il 74,7% degli italiani possiede una bicicletta, un numero importante, ma le infrastrutture sono viste come migliorate solo dal 47% degli intervistati.

La nota più dolente resta la sicurezza dei bambini: il 41% di noi non concorda sul fatto che le nostre strade siano diventate più sicure per i piccoli. Anche la manutenzione ci mette i bastoni tra le ruote: il 34% lamenta la mancanza di negozi o orari scomodi, e il 28% si arrende davanti ai tempi di attesa.

Tuttavia, siamo un popolo resiliente: l’impatto di questi problemi sulla nostra frequenza di utilizzo è tra i più bassi d’Europa (solo il 20% riduce l’attività). In breve: pedaliamo nonostante tutto, ma quanto sarebbe meglio se fossimo supportati?

Conclusioni: il momento di agire

Il rapporto di Shimano non è una sentenza, ma un invito all’azione. L’industria sta provando a rispondere con programmi come NextGen Mechanics per formare nuovi tecnici, ma la palla passa inevitabilmente ai decisori politici.

Da quello che si evince dal rapporto non basta incentivare l’acquisto di una bici se poi non esiste un ecosistema che la mantenga in vita.

Abbiamo bisogno di officine capillari, meccanici qualificati e, soprattutto, di infrastrutture che non ci facciano sentire in guerra ogni volta che usciamo di casa con i nostri figli.

La mobilità alternativa in Europa non è ferma, ma sta pedalando controvento. Per trasformare questo vento in una spinta a favore, serve molto più di un semplice bonus per l’acquisto: serve una visione di sistema che metta la manutenzione e la sicurezza al centro della strada.


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