Approfondimento realizzato per Italia Circolare, il newsmagazine dedicato alla sostenibilità e all’economia circolare

Dopo un anno e mezzo di pandemia, le città moderne sono al centro di un appassionato dibattito sul loro futuro. Urbanisti, decisori e politici cercano di ripensare i ruoli delle città per adattarle alla “nuova normalità”. 

Ma quale è la situazione attuale? Nel 1994, il fisico Cesare Marchetti pubblicò uno studio rivoluzionario, (“Anthropological Invariants in Travel Behavior”) nel quale dimostrò che nonostante il progresso dei mezzi di trasporto, i tempi di spostamento sono rimasti invariati. Il che significa che l’aumento della velocità di viaggio non ha portato le persone a viaggiare per meno tempo.

Al contrario, il tempo di viaggio è rimasto lo stesso (mediamente mezzo’ora per andare e mezz’ora per tornare a casa) mentre le dimensioni delle città sono cresciute. Un fenomeno conosciuto appunto come “costante Marchetti” che ci dice che con il progredire dei mezzi di trasporto non si è ridotto il tempo per gli spostamenti, ma si è allungata la distanza.

Questo concetto porta a problemi ben noti: sovraffollamento dei trasporti pubblici (un problema critico durante l’attuale pandemia), ingorghi e ore trascorse ogni giorno in viaggio verso il lavoro o le attività di svago. 

Pertanto, mentre l’accesso alle opportunità è uno dei motivi principali per cui le persone scelgono di vivere nelle città, l’accessibilità alla città in sé – specie dopo che gli ultimi studi ci dicono che nei prossimi venti anni aumenteranno le megalopoli e le città superiori ai tre milioni di abitanti – deve essere totalmente riprogettata

Proviamo a immaginare invece una città dove tutto quello che ci serve: lavoro, servizi, tempo libero, sia a disposizione in un raggio temporale di 15 minuti. 

La città dei 15 minuti è la città del futuro immaginata da Carlos Moreno, direttore scientifico della Sorbona di Parigi, che in un recente Ted Talk ha illustrato il concetto di una città più vivibile e per questo più produttiva e felice. 

Moreno ha suggerito di riprogettare i quartieri in modo che le persone possano raggiungere l’insieme di luoghi che visitano di più (ad esempio, luoghi di lavoro, generi alimentari e luoghi ricreativi) entro 15 minuti di viaggio, in bicicletta o a piedi.

“Per troppo tempo, quelli di noi che vivono in città grandi e piccole  hanno accettato l’inaccettabile” dice Moreno. “Accettiamo che nelle città il nostro senso del tempo sia distorto, perché dobbiamo sprecarne così tanto solo adattandoci all’organizzazione assurda e alle lunghe distanze della maggior parte delle città di oggi. Perché siamo noi che dobbiamo adattarci e degradare la nostra potenziale qualità della vita? Perché non è la città che risponde ai nostri bisogni? Perché abbiamo lasciato che le città si sviluppassero sulla strada sbagliata per così tanto tempo?”.  

L’idea è che le città dovrebbero essere progettate o ridisegnate in modo tale che entro la distanza di 15 minuti a piedi o in bicicletta, le persone possano vivere l’essenza di ciò che costituisce l’esperienza urbana: accedere al lavoro, alla casa, al cibo, alla salute, all’istruzione, alla cultura e tempo libero

Di cosa abbiamo bisogno per creare città di 15 minuti? “Per prima cosa – dice Moreno – dobbiamo iniziare a fare domande che abbiamo dimenticato. Ad esempio, dobbiamo esaminare attentamente come utilizziamo i nostri metri quadrati.  A cosa serve quello spazio? Chi lo usa e come?  Dobbiamo capire quali risorse abbiamo  e come vengono utilizzate. Quindi dobbiamo chiederci quali servizi sono disponibili nelle vicinanze, non solo nel centro della città, in ogni zona. Operatori sanitari, negozi, artigiani, mercati, sport, vita culturale, scuole, parchi. Ci sono aree verdi? Ci sono fontanelle per rinfrescarsi  durante le frequenti ondate di caldo?  Dobbiamo anche chiederci:  come lavoriamo? Perché il posto in cui vivo è qui e il lavoro è lontano?”. 

Una volta ottenute le risposte a queste domande, è necessario che i decisori politici comincino ad applicare il concetto di prossimità nei diversi quartieri – come ha fatto Anne Hidalgo, sindaca di Parigi, la prima città ad adottare l’idea della città di 15 minuti – parlando di “big bang di prossimità“, ovvero un grande investimento per decentrare i servizi pubblici statali e comunali in ciascuno dei distretti della città

Il secondo step? Una massiccia riduzione del traffico aumentando le piste ciclabili in spazi di svago, nuovi modelli economici per incoraggiare i negozi locali, costruire più spazi verdi, trasformare le infrastrutture esistenti, ad esempio laboratori di fabbricazione in centri sportivi o trasformare le scuole in centri di quartiere la sera.

Insomma, spostare, decentrare, convertire e ri-creare, tenendo presente un principio che è anche la regola d’oro per la città dei 15 minuti: il ritmo della città dovrebbe seguire gli umani, non le automobili. E in secondo luogo, ogni metro quadrato dovrebbe servire a molti scopi diversi. Infine, i quartieri dovrebbero essere progettati in modo da poter vivere, lavorare e prosperare in essi senza dover costantemente spostarsi altrove.

“È buffo se ci pensate – dice Carlos Moreno – il modo in cui sono progettate molte città moderne è spesso determinato dall’imperativo di risparmiare tempo, eppure così tanto tempo è perso per il pendolarismo, seduti negli ingorghi, guidando verso un centro commerciale, in una bolla di illusoria accelerazione. L’idea di città di 15 minuti risponde alla domanda di risparmio di tempo capovolgendola, suggerendo un ritmo di vita diverso. Un ritmo di 15 minuti”.