“Perseguire ogni singolo possessore di una fotografia non ha senso. Il criterio che seguo da fotografo professionista è quello del valore. Se una mia foto crea valore a qualcun altro, in modo sensibile, è giusto che questo qualcuno mi riconosca il giusto compenso. Ma quando scopro mie foto in luoghi marginali e senza utilizzo economico, mi comporto diversamente e comunque ci guadagno, senza minacciare nessuno”.

Franz Gustincich è un professionista da oltre 35 anni. Fotografo di cronaca, di reportage e di guerra, autore di numerosi servizi pubblicati sulle maggiori testate internazionali, ha insegnato alla facoltà di Scienze della Comunicazione all’Università “Sapienza” di Roma ed è autore di 6 libri di reportage internazionali. Oggi si occupa di food e gastronomia con la sua agenzia Foto&Coperto.

Franz Gustincich

Franz mi ha gentilmente concesso una intervista sul fenomeno delle agenzie di copyright.

Franz, grazie di aver accettato questa intervista e di offrire ai lettori un punto di vista fondamentale in questa vicenda, quella del fotografo. Ti chiederei di raccontare anzitutto la tua esperienza con la violazione del copyright e di spiegare come hai gestito la materia nell’era pre-internet.

Quando ho cominciato la mia attività avevo 21 anni. Scattavo foto e le vendevo alle agenzie. Sucessivamente ho anche creato una mia agenzia. Ho sempre avuto a che fare col problema delle foto rubate. Allora erano i giornali e le riviste a pubblicare illegalmente e dovevi accorgertene e non sempre riuscivi a scoprirlo. Quando lo scoprivo, mandavo direttamente la fattura, indicando dove, come, cosa aveva pubblicato di mio. Loro ovviamente non accettavano di pagarla, e comunciava una negoziazione.

Quali erano i criteri con i quali stabilivi il valore di una foto?

Un prezzo lo fai dal costo di produzione, più il guadagno più le tasse. Il mio metro è sempre stato il prezzo alla quale l’avrei venduta normalmente. Trattandosi spesso non di una singola foto rubata, ma diverse, si faceva tutto un prezzo. Alla fine, chiudevi al 40-50%. Evitando di mettere in mezzo gli avvocati, nessuno aveva interesse a farlo, si sapeva che in tal caso i costi sarebbero cresciuti. Insomma, si discuteva, ma alla fine chi doveva pagare, pagava. Ricordo che solo in un caso, dovemmo ricorrere all’avvocato e farci risarcire in una fase avanzata della trattativa.

Con internet e il web cosa è successo?

C’è stata un esplosione di foto rubate. Con il web i luoghi in cui puoi ospitare una foto rubata sono illimitati, in tutto il mondo. E l’altra causa è la mancanza di una cultura diffusa sull’immagine e sui diritti di riproduzione, che nessuno sapeva nemmeno cosa fossero. Internet era considerata un luogo dove tutto era gratis, e le foto non hanno fatto eccezione.

Hai subito danni rilevanti?

Rilevantissimi, ma non soltanto per le foto rubate. E’ stato proprio il mercato a crollare. Improvvisamente i prezzi ai quali vendevi le foto sono diventati improponibili, sono entrati nel mercato concorrenti da tutto il mondo e non solo concorrenti, ma anche dilettanti e improvvisati, e i prezzi ovviamente sono crollati. Oggi una foto sul web non vale praticamente niente.

Come hai reagito?

Molti miei colleghi hanno cambiato lavoro. Io ho resistito, diversificando, entrando in nuovi settori, per un po’ ho insegnato, ma ho continuato comunque a fare questo lavoro perché mi piace e non potrei fare altro.

Tu adesso sei nel settore del food e della gastronomia e hai un archivio inportante. Te le continuano a rubare, immagino. Come gestisci il problema?

Certo, me le continuano a rubare. Diversi anni fa, prima che scoppiasse il fenomeno che tu stai denunciando, mi iscrissi ad una agenzia di tutela del copyright. Si chiama Pixsy e non fa parte delle agenzie nate negli ultimi anni delle quali ho letto sul tuo sito. Hanno un database di un migliaio di mie foto e le controllano regolarmente, mandandomi dei report periodici. L’ultimo report aveva circa 600 siti in cui c’era almeno una mia foto e calcola che da questi, i siti dei miei clienti sono già esclusi. Già pensare di scorrere la lista e controllarne una per una è impossibile. Il sistema prevede che io da questa lista metta un segno di spunta su ogni caso in cui voglio che loro procedano a inviare una richiesta di risarcimento.

Quindi metti una spunta su tutti e pace così?

No, non è il mio criterio. La mia filosofia è chiedere un compenso/risarcimento solo da chi trae valore dal mio lavoro. Non mi interessano i siti amatoriali, i blog, i diari online dove uno scrive i suoi pensierini e mette una foto che non sa nemmeno che è mia e non immagina nemmeno che debba pagare per metterla. Dalla tua inchiesta ho letto che queste agenzie mandano email a tutti, senza nessuna distinzione. Di tipo di foto, di utilizzo, di valore che se ne trae. Questo mi pare assurdo.

E quale è il tuo criterio?

Dalla lista, cerco di capire, già dai nomi dei domini, con chi ho a che fare. Giornali online, riviste, li vedo subito e vado a controllare. Se sono giornali, sanno benissimo cosa stanno facendo e in questo caso chiedo all’agenzia di procedere. Così anche per i siti di grandi aziende, i marchi, le grandi catene, vanno tutti perseguiti. Con gli altri siti, i blog, gli amatoriali, che mi danno comunque l’idea che facciano un po’ di traffico, faccio un’altra cosa.

Che cosa?

Gli mando una mia lettera personale, in carta intestata, in cui gli dico che la foto è la mia, che è protetta, che se la vogliono tenere, gliela regalo, purché inseriscano la mia firma e un link al mio sito. In questo caso ritengo più utile trarre valore dalla mia firma che circola e da un link, che per la SEO è importante, il tuo sito ne trae autorevolezza su google che te lo porta in alto nei risultati di ricerca, non a caso molte aziende pagano per avere molti backlink. Preferisco questo che cercare di avere cento euro dopo una battaglia di mesi e dopo che al sitarello amatoriale ne hanno chiesti cinquecento o mille, a uno che vive dall’altro capo del pianeta, e che non ti darà mai. Che senso ha? Faccio invece circolare la mia firma e i miei link, che sono valore e anche duraturo. Proprio una settimana fa ho preso un cliente che aveva visto la mia foto su un sito, foto firmata con tanto di link, è venuto da me e mi ha acquistato delle foto.

Quelli a cui chiedi di inserire firma e link ti rispondono?

Tutti rispondono. E tutti ci stanno. La foto per loro è gratis, accettano immediatamente.

Che ne pensi invece di questo fenomeno di società a scopo di lucro che inviano email a chiunque? Non credi che ci sia una sorta di conflitto di interesse tra la tutela effettiva del fotografo e la necessità per loro di allargare continuamente la base, inviando sempre più email?

Io penso che su questo fenomeno si siano inserite persone poco competenti del settore, da una parte e dall’altra. E si siano inserite con scopi che non sono propriamente il far rispettare il copyright. In primo luogo, il discorso “ormai fare foto non conviene più, lascio che chiunque le prenda e chiedo un risarcimento” è un discorso che sento fare fin dall’inizio di internet. E dall’altra parte, dire: iscriviti al nostro servizio, ti faremo avere soldi per tutte le foto rubate, sia illusorio e fuorviante. In questo modo tu spingi il fotografo ad agire contro chiunque, ma dall’altra parte c’è qualcuno a cui conviene che il fotografo faccia questo. Chiariamo: ognuno è libero di fare come vuole con le proprie foto, dico solo che non è il mio sistema. E che come in ogni lavoro, ci vorrebbe forse un po’ più di cultura professionale e anche digitale. Il più delle volte ti conviene lasciare la foto online gratuitamente e fartela firmare. Non ho statistiche al riguardo, ma per quella che è la mia esperienza, mi è convenuto. Tra una foto firmata e linkata e niente, né foto né soldi, meglio la prima ipotesi.