C’è una seria probabilità che a un certo punto di Uncut Gems non riusciate più ad andare ulteriormente avanti, può darsi che molliate e vi facciate raccontare come è andata a finire da qualcuno che a finirlo ce l’ha fatta. E non perché sia brutto, anzi, il film di questi due geniali fratelli newyochesi dei quali sentiremo ancora e tanto parlare, è davvero meraviglioso, ma tra le sue qualità ne ha una che è difficilmente tollerabile da molti. Uncut Gems è disturbante. Molto.

Ne Il Cattivo tenente, di Abel Ferrara, Harvey Keitel era un ufficiale senza nome della polizia di New York e forniva al suo tenente di polizia passato al “lato oscuro” una interpretazione memorabile: droga, prostituzione, mazzette, scommesse. Il tenente sguazzava in un pantano di assoluto putridume muovendosi perfettamente a suo agio, vivendo alla giornata e non curandosi delle conseguenze delle sue azioni finché un particolare delitto, uno stupro di una suora, non lo porta su una strada inaspettata e per lui sconvolgente.

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Harvey Keitel “Il Cattivo tenente” (Bad Liutenant), Abel Ferrara 1992

Uncut Gems, Diamanti grezzi nella sua traduzione italiana è, come si dice nel gergo dei soggetti per il cinema, “film parente” del Cattivo Tenente.

Howard Ratner è un gioielliere ebreo di alto livello del Diamond District di Manhattan, il quartiere dei gioielli e delle star, con una gioielleria ad ogni angolo e un banco dei pegni ad ogni svolta, a dimostrazione della doppia sorte di tanti che hanno a che fare con i gioielli.  Come il tenente anche Howard è totalmente immerso in una vita perduta: è pieno di debiti da scommesse sportive le cui perdite cerca di coprire con insensati e folli raddoppi di posta possibili grazie a truffe ai clienti, dei quali impegna qualsiasi gioiello o gemma su cui riesca a mettere le mani. Per questo è perennemente inseguito da strozzini, scommettitori, creditori e anche da due scagnozzi di un gangster che deve riavere 100 mila dollari.

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Howard non cerca di parare i colpi, di mettere pazientemente tutto a posto. Al contrario va all’attacco, rilanciando, mentendo, fuorviando, manipolando, riuscendo anche a subire colossali umiliazioni e mortificazioni senza fare una piega come se fossero normali situazioni di lavoro, che non lo toccano né servono a fargli cambiare registro perciò fin da subito si capisce che il destino di Howard è segnato e che resta da sapere solo quando, chi e come romperà gli ingranaggi della ruota da criceto in cui Howard corre sempre più veloce, e lo farà precipitare.

Eppure anche se la storia può sembrare già nota, il film merita molto. Il bello di Uncut gems non sta tanto nella storia, ma nel come la si racconta.La vita di Howard è frenetica e caotica, ambientata in un mondo a sua volta stressante, arido, rapace e soprattutto impietoso su chi non ce la fa a reggere il ritmo.

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Per rendere questo mondo i due fratelli Josh e Benny Safdie con Roland Bronstein cosceneggiatore creano una scrittura impietosa e spietata, fatta di continue, coerenti e progressive discese negli abissi umani e con una regia che è qualcosa di miracoloso.

La fotografia è rarefatta, con colori attenuati e illuminati da luci al neon che rendono tutti i protagonisti freddi e impersonali. Il suono è settato in modo da mischiare le voci dei protagonisti con i rumori di fondo, con altre voci, umane o provenienti da fonti elettroniche, rendendo tutto il contesto sonoro caotico e confuso. Il montaggio è serrato e stressante. La macchina da presa perennemente in movimento. I dialoghi secchi ed essenziali con linguaggio ed espressioni in slang e con il “fuck” che precede o segue qualsiasi frase. Il combinato disposto di tutto questo, insieme ad una monumentale interpretazione di Adam Sandler nel ruolo che vale una carriera, rende questo film disturbante e difficilmente sopportabile. Per andare fino in fondo bisogna essere predisposti ed avere stomaco, un po’ come salire sulle montagne russe soffrendo di facili capogiri. Provare per credere.

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Del resto la montagna russa emozionale del Diamond district di Manhattan non è un luogo facile. Sono tutti inseriti nella stessa ruota che gira di Howard, quella del profitto atteso dopo l’investimento, che è l’unica cosa che conta, e quando capita l’occasione, deve essere massimo costi quel che costi, mentre chi si accontenta è inevitabilmente un looser, un perdente. Morale ribadita da Howard ad un suo cliente, il giocatore di basket dell’Nba Kevin Garnett (interpretato dal vero Kevin Garnett), che quando gli rimprovera di aver tentato di fare un profitto oltre dieci volte su una pietra che per lui sta per acquistare, ribatte pronto: “E tu quando giochi cosa preferisci? Vincere di un punto o di trenta? Non vuoi ogni volta stravincere invece che vincere? E sai perché? Perché vuoi dimostrare a tutti quelli che ti dicono che a trent’anni sei finito che invece col cazzo che sei finito. Ecco perché. Io e te siamo uguali, Ken, solo che io non sono un’atleta“, ma – come aggiungerebbe Vincent Vega di Pulp Fiction, “è lo stesso fottuto campo da gioco”.

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Uncut Gems è un film spietato, freddo e duro, come la canna di una pistola. Una grande prova dei due fratelli registi e scrittori, Josh e Benny Safdie mentre Adam Sandler – attore brillante specializzato in commedie e film comici – riesce a rendere perfettamente il personaggio folle e selvaggio di Howard regalando una interpretazione  degna dei grandi ruoli del cinema memorabile.