Allora ieri sera su Sky c’era: 12 anni schiavo. Leggo che ha stravinto agli Oscar e penso: finalmente un filmone, tra ‘ste decine e decine di pezze e calzette americane che Sky Cinema ti propina. Comincio a vederlo, pieno di aspettative.

L’andamento è questo
– America 1841. Un violinista nero vive libero nello stato di New York. Viene rapito e portato in Louisiana, dove vige la schiavitù. Da qui in poi:

Frustate.
Frustate gratuite.
Frustate a cottimo.
Frustate su commissione.
Doppie frustate incrociate.
Impiccagione abortita con contorno di frustate.
Frustate alla e sulla griglia.

A questo punto uno si aspetta una svolta, uno snodo, un qualcosa che renda questa tonnellata e mezza di frustate utile a generare uno scarto, una sorpresa (non dico colpo di scena, ma ci speravo in realtà). Mentre invece:

Frustate ulteriori.
Frustate diversamente inquadrate
Frustate per futili motivi.
Frustate fraudolente.
Frustate a sorpresa
Frustate tra il lusco e il busco.
Niente, nessuno al mondo potrà fermarmi dal frustare. Niente nessuno al mondo potrà fermare fermare fermare questa frusta che va, questa frusta che viene e che va.
Disinfettante post-frustate a tonnellate (pare che i moderni sistemi antincendio a pioggia siano stati inventati in Lousiana dove li usavano per far piovere disinfettante su una popolazione di frustati estesa per migliaia di chilometri quadrati).

Tra una frustata e l’altra percepisco il dialogo tra sceneggiatore e regista.
– Vabbè, ragazzi ho capito. Per questo film mi servono due attori, il frustatore e il frustato. E almeno duemilacinquecento fruste.
– Duemilacinquecento fino a qui. Poi c’è il resto.
– Come il resto? Ancora frustate? E’ impossibile!
– Siamo in Louisiana, Steve, quelli non facevano altro che frustare.
– Io sapevo che coltivavano campi di cotone.
– Quello per giustificarsi con l’agenzia delle entrate, ogni tanto battevano qualche scontrino, ma la loro attività era frustare.

E perciò:
Frustate estreme
Frustate straordinarie, notturne e festive.
Frustate reciproche (io frusto te, tu frusti me, that’s the way I like it)
Non è che ti avanzano delle frustate? No, ma puoi ordinarle su Amazon.
Sai che c’è? Ormai ‘ste frustate sono la mia attività principale, lascio perdere il violino e mi apro una partita iva. Il codice delle frustate sai qual è?
Chi va col frustato impara a frustare.
Con fruste e frustini ti tirano gli Oscar dai finestrini.
Quando torni a casa frusta un nero, lui non lo sa perché, tu nemmeno, ma c’è un film da riempire.
– Scusa ma la violenza sessuale?
– Genio! Me l’ero dimenticata, con tutte queste frustate! Sei un grande, grazie!
– Figurati. Puoi frustarmi un po’, se vuoi.
– T’e piaciuto essere violentata eh? Ora, indovina un po’, esatto, frustate!
– Ehm…scusi…!
– Cosa c’è? Non vede che sto frustando?
– Si, lo vedo, però guardi quel nero là non è uno schiavo, era uno libero, è stato rapito e ora ce lo siamo venuti a riprendere.
– E come avete fatto a trovarlo?
– Dal rumore delle frustate. Si sentono fino a New York. Certo che voialtri in Louisiana non vi regolate proprio.
Fine.