Dopo molti tentativi siamo riusciti a parlare con un coronavirus. Ecco l’intervista in esclusiva.

Buongiorno, grazie per aver accettato questa intervista.

Prego, stia a distanza di almeno due metri però, lo dico per la sua sicurezza.

Non era un metro?

Meglio due. Io ho fatto salto in lungo alle medie, e molti di noi sono veri atleti.

Lei scherza, ma qua la situazione è seria.

Si, dal vostro punto di vista, magari si.

Senta, ci vuole spiegare lei da dove esce fuori?

Storicamente siamo i virus dell’influenza dei pipistrelli. Poi grazie a voi siamo passati agli umani.

E come avete fatto?

Lei è mai stato al wet market di Whuan? E’ un posto allucinante. Migliaia di animali selvatici stipati in gabbie strette, sporche, tra urine e feci di tutti i tipi. Prendono gli animali e li macellano vivi, alcuni li mangiano anche vivi, sa quelle antiche e selvagge tradizioni per cui se ti mangi le palle di un serpente, avrai tanti figli? Quelle robe stregonesche, atroci, frutto di leggende e usanze tramandate da millenni, quando non esisteva istruzione. Poi sa, se questo avviene in piccoli villaggi rurali come era una volta, poco male. Ma se a milioni prendete questa abitudine, be’ , ci sono delle conseguenze.

Quindi è dei cinesi la colpa? Basta chiudere quei mercati.

Guardi questa domanda mi fa capire come lei non sappia nulla di zoonosi, biologia, ma denota anche scarsa conoscenza delle pratiche di voi umani. Gliela faccio breve, affinché possa almeno capire alla lontana: la colpa è vostra. Dei vostri allevamenti intensivi, delle vostre pratiche che devastano l’ecosistema. E della vostra incapacità di imparare dagli errori. Che i virus animali si trasmettano agli umani non è mica una novità. Le epidemie sono un prodotto dell’urbanizzazione umana. Quando circa cinquemila anni fa avete cominciato a raggrupparvi in città con una certa densità di popolazione, le infezioni hanno trovato terreno fertile per colpire simultaneamente grandi quantità di persone. Dal nostro punto di vista era come stare in un immenso albergo a cielo aperto. Milioni di stanze in cui soggiornare gratis. E’ da lì che ha avuto inizio la nostra civiltà.

Quale civiltà? Siete dei virus.

Siamo una enorme popolazione che come voi vuole sopravvivere. Essendo privi di cellule, dobbiamo trovarne altre in cui soggiornare e procreare. Cerchiamo di non fare danni, anche perché se l’albergo muore, moriamo anche noi, purtroppo però a volte l’ospite ha già dei problemi e allora si mette male. Per entrambi.

Chi ci dice che non siete venuti fuori da quel laboratorio sui virus di Whuan? Questo spiegherebbe tutto. 

Più che spiegare, confermerebbe l’idea che ho io su di voi. Ogni volta che siete alle prese con un problema difficile, pensate al complotto. In effetti è una bella scusa per non pensare alle vere cause di un problema. Le fornisco qualche argomento: anzitutto la logica. La Cina allevava virus senza averne sviluppato la relativa cura/vaccino? In modo da perdere migliaia di miliardi di dollari per doverlo poi contenere?

Che vuol dire, potrebbe essere stato un incidente, con un virus di cui non avevano ancora sviluppato il vaccino. 

Plausibile. Però anche in questo caso, tenderei a fidarmi della scienza. Conosce la differenza delle sequenze del Dna tra un virus mutato e uno costruito in laboratorio? Gliela spiego io. In un virus mutato naturalmente, lei può osservare, confrontando le sequenze genetiche del prima e dopo la mutazione, tutta una serie di piccolissimi cambiamenti in tanti punti della sequenza, che tutte insieme costituiscono una mutazione. Ora, si immagini lei se in un laboratorio si mettono a fare tutta questa fatica, peraltro anche impossibile, vista la infinitesimalità di questi cambiamenti, quando invece per ottenere una mutazione, basta inserire in un punto soltanto, tutte le modifiche che si vogliono implementare. Ed è così che si riconosce in virus fatto in laboratorio da uno mutato naturalmente. Lo chieda a qualsiasi ricercatore.

Cosa possiamo fare per eliminarvi?

A parte che detta così è un po’ bellicosa come proposta. Anche noi abbiamo diritto di vivere, sa? Il pianeta non è mica solo vostro.

Lasci perdere le quisquilie filosofiche. Andiamo al sodo. Come facciamo a sconfiggervi?

E’ impossibile.

Come sarebbe? Noi abbiamo la scienza, vi sconfiggeremo come abbiamo sempre fatto.

Vede, questa vostra incapacità di valutare il quadro generale, limitandovi a considerare questa o quella vittoria su un determinato virus, mi ha sempre fatto impressione, nonostante sia io un virus e non possa provare emozioni. Ma la storia insegna che le epidemie sono sempre state create da voi, tramite passaggi da virus animale all’uomo. Michael Greger, autore del libro “Flu: A virus of our own hatching”, lo traduco per i suoi eventuali lettori: “Influenza aviaria: un virus che abbiamo incubato noi stessi”, spiega che prima della domesticazione degli uccelli, circa 2500 anni fa, l’influenza umana di certo non esisteva. Prima della domesticazione degli animali da allevamento, non si hanno tracce dell’esistenza del morbillo, del vaiolo e di altri morbi che hanno colpito l’umanità da quando sono apparsi in fattorie e stalle intorno all’anno ottomila prima della nostra era. Una volta che i morbi saltano la barriera tra specie possono diffondersi nella specie umana provocando conseguenze tragiche, come la pandemia scatenata da un virus dell’influenza aviaria nel 1918, la famosa per voi “spagnola” che in un solo anno uccise tra 20 e 40 milioni di persone.

Ma le abbiamo sconfitte.

A parte che siete morti a milioni e quindi non la definirei propriamente così, comunque la voglio seguire nel ragionamento. Si, le avete sconfitte creando le condizioni per nuovi e più importanti contagi. L’Aviaria, l’Hiv, la Sars prima e seconda edizione e adesso noi. Sempre per lo stesso motivo. L’urbanizzazione selvaggia, la distruzione degli ecosistemi, gli allevamenti intensivi. Quest’ultimo è veramente un problema sa? Ne aveva parlato anche Jeremy Rifkin in quel bel libro, “Ecocidio”, che spiegava quali enormi disastri causavate al pianeta solo per potervi gustare una bistecca al sangue. Che poi cosa ci sia di buono a mangiare carne io ancora lo devo capire.

Lasci perdere, lei è un virus, non può capire cosa è una bistecca alla fiorentina.

Già, non posso capire. Però lei deve capire che se parliamo ad esempio di produzione di carne, negli ultimi cinquanta anni l’allevamento industriale ha “urbanizzato” una popolazione animale che prima si distribuiva in piccole e medie fattorie familiari. Le condizioni di affollamento di questa popolazione in macro-fattorie convertono ciascun animale in una sorta di potenziale laboratorio di mutazioni virali suscettibili di provocare nuove malattie e epidemie. Ancora più inquietante se consideriamo che la popolazione globale di animali allevati è quasi tre volte maggiore di quella di esseri umani. Negli ultimi decenni, alcune delle infezioni virali con maggiore impatto si sono prodotte grazie a infezioni che, oltrepassando la barriera delle specie, hanno avuto origine nello sfruttamento intensivo dell’allevamento.

I nostri allevamenti hanno i migliori standard di sicurezza.

Non è questione di standard di sicurezza, è il sistema stesso a non essere sicuro. E non è che lo diciamo noi virus eh, lo dite voi umani. Nel 2005, esperti della Oms, della Oie e del Dipartimento dell’agricoltura degli Stati uniti elaborarono uno studio nel quale si tracciava la storia della produzione negli allevamenti, dal tradizionale modello delle piccole fattorie familiari fino alle macro-fattorie industriali. Tra le sue conclusioni, il rapporto segnalava come uno dei maggiori impatti del nuovo modello di produzione agricola, il suo enorme contributo nell’amplificazione e mutazione di patogeni, con conseguente rischio epidemie. Ora, cosa è successo da quel rapporto? Che avete continuato imperterriti come se niente fosse. Oggi, Cina e Australia concentrano il maggior numero di macro-fattorie del mondo. La popolazione degli animali allevati si è praticamente triplicata tra il 1980 e il 2010. La Cina è il produttore di animali allevati più importante del mondo, e concentra nel suo territorio il maggior numero di “landless systems” (sistemi senza terra), ovvero macro sfruttamento di allevamenti in cui si affollano migliaia di animali in spazi chiusi. Nel 1980 solo il 2,5 per cento degli allevamenti cinesi era costituito da questo tipo di fattoria, nel 2010 raggiungeva il 56 per cento. La Mudanjiang Ciy Mega Farm, una fattoria gigante situata nel nord-est della Cina, contiene centomila vacche la cui carne e il cui latte sono destinati al mercato russo. Quella fattoria è cinquanta volte più grande della più grande fattoria bovina dell’Unione europea.

E’ il nostro sistema di produzione capitalistico, l’unico possibile.

Bene, e allora cercate di applicarlo anche ai vostri sistemi sanitari, perché oggi noi Covid stiamo morendo a migliaia proprio per la mancanza di terapie intensive, di sistemi sanitari all’altezza. Non mi sembra un grande progresso. Sapete quale è il vostro cazzo di problema? Che pensate sempre ad una sola e unica cosa: i soldi. Se da una vostra qualsiasi attività non escono soldi come l’acqua dal rubinetto, perdete interesse.

Attualmente non pensiamo che a voi. Siamo fermi e stiamo perdendo un sacco di soldi.

Esatto, che poi mi sono sempre chiesto. Voi che siete così attaccati ai soldi, adesso lo vedete quanti ne state perdendo per comportamenti suicidi? Non era meglio pensarci prima, non creando le condizioni per le pandemie, non smantellando la sanità, il welfare, l’istruzione, e tutti quei sistemi che vi aiutano a vivere un po’ meglio? E noi con voi. Ho parlato con molti miei colleghi che sono stati ricoverati nei vostri ospedali. Sentono dire dagli infermieri e dai medici cose deprimenti. Tutti descrivono la stessa cosa: una drammatica mancanza di risorse e di personale sanitario. L’altro giorno parlavo con un mio collega in Spagna. Lì la situazione è ancora peggiore che da voi in Italia: l’investimento pro capite destinato al sistema sanitario si è andato riducendo in modo critico negli ultimi anni, mentre si scatenava un parallelo processo di privatizzazione. Sia la cura primaria come i servizi di urgenza della regione erano già saturi e con gravi carenze di risorse prima dell’arrivo di noi coronavirus.

Non abbiamo smantellato niente, abbiamo ottimizzato.

Lei dev’essere uno che proprio non legge. Sicuro che il giornalismo sia la sua vocazione? Se nel 2008 avesse letto quel bel libro “Biopolitique des catastrophes” di Frédéric Neyrat, filosofo francese, avrebbe appreso i dettagli della filosofia nella quale vivete. Ovvero una modalità di gestione del rischio che non mette mai in questione le cause economiche e antropologiche di una qualsiasi delle vostre attività umane, e qui mi riferisco essenzialmente ai governi e alle élites economiche. Neyràt dice che ogni catastrofe sempre si origina da qualche parte, è stata preparata, ha una storia. Anche questa pandemia ha una precisa origine ed è nell’incrocio tra epidemiologia e economia politica.

Queste sono le solite teorie ambientaliste virali di sinistra. La realtà è che vi sconfiggeremo.

Guardi lei dovrebbe solo che ringraziarci.

Ah si, è perché?

Perché grazie a noi e alla vostra formidabile strizza nei nostri confronti, vi siete chiusi in casa e avete visto quanto è meraviglioso il mondo senza di voi e quanto sarebbe facile poterci vivere senza fare troppi danni. Ve ne siete sbattuti di ogni studio, di ogni ricerca, di ogni catastrofe ambientale dovuta al riscaldamento globale. Vi siete anche messi a insultare una ragazzina solo perché sulle emissioni di Co2 vi diceva cose di buon senso, dico, a questo livello siete arrivati. E siamo dovuti arrivare noi a chiudervi tutto in una settimana: produzioni insensate, emissioni nocive, inquinamento. Per farvi capire. Ora, molti di voi non capiranno e un minuto dopo torneranno all’esistenza dannosa per sé e per gli altri, ma se anche pochi altri di voi capiranno qualcosa in più, forse avremo fatto un passo avanti. Vivete in modo insensato, e ripartire come se nulla fosse successo è da idioti. Anche perché, rispetto alle precedenti Sars, questa del Covid, per voi è stata una bella botta. Mi aspetto di vedere meno isteria produttiva, tipo Lombardia, per capirci, e più serenità, armonia con l’ambiente, rispetto per la natura. Ma non mi faccio molte… cos’è quella, scusi?

E’ una barriera in plexiglass. L’intervista è finita e non vorrei che colga l’occasione per infettarmi.

Niente, davvero c’è poco da fare con voi. Come diceva quel filosofo: “la guerra è l’igiene del mondo”. Non c’è verso. Lei è proprio un idiota, lo sa? Se non lo sa, s’informi.