Vera Lynn, scomparsa oggi alla veneranda età di 103 anni, era una cantante che divenne celebre come voce radiofonica popolare nelle truppe britanniche al fronte nella seconda guerra mondiale.

Il suo tono di voce vellutato era di grande sollievo ai soldati che la chiamavano “the Forces’ sweetheart”, anche per la speranza che riusciva ad infondere.
Nell’album dei Pink Floyd, The Wall, dedicato al padre scomparso in guerra, Roger Waters le dedica una canzone, Vera, citando in un verso la frase che lei diceva sempre ai soldati in ascolto: “Ci reincontreremo in un giorno di sole“.

Nel film Pink Floyd The Wall, la canzone serve a raccontare uno dei primi traumi del protagonista del film, la rockstar Pink, che da bambino va alla stazione dove arrivano i primi reduci dal fronte sperando di trovarvi il padre, speranza che sarà delusa.
Devastante l’ultimo verso di Vera, con Pink che dice: “Does anybody else in here, feel the way I do?“, “c’è qualcuno qui che si sente come mi sento io?”. La regia di Alan Parker riesce addirittura a rendere ancora più straziante una scena già drammatica di per sé.

Nella seguente scena-canzone il coro della gente “Bring the boys back home”, Riportate i ragazzi a casa”, dà corpo anche alla speranza-sogno di Pink, che, tuttavia, una volta rimasto solo nella stazione vuota, non può fare altro che sedersi su una sedia davanti ad una tv, dove lo troveremo, trent’anni dopo, rockstar idolatrata ma completamente devastata da traumi e droghe e intontita dalla tv. Condizione questa, che è l’argomento della canzone immediatamente seguente, una delle più celebri canzoni dei Pink Floyd, Confortably Numb, “Piacevolmente Insensibile“.

Insomma, siamo ad un incontro tra rock, arte, letteratura e cinema.

La storia di Pink racconta la solitudine esistenziale dell’anima, un abisso di infelicità che nessun lusso e nessuna ammirazione che arriva dall’altro può curare. Il muro, eretto con l’aiuto di genitori oppressivi, di società conformiste, scuola autoritaria, si erge a protezione ma in realtà imprigiona anima e sentimenti ed è anche la metafora delle nazioni che si proteggono con un muro ma in realtà isolandosi dall’altro e in definitiva dalla salvezza, perché questa è solo nell’incontro con l’altro, nell’aprirsi al prossimo, sia pure con tutte le nostre ferite, i nostri dilemmi, i nostri timori.

In tutto l’album spicca il rifiuto, anzi il ripudio della guerra: nei suoi simboli, uniformi, svastiche e dittatori e nell’orrore dei bombardamenti.

The Wall è un capolavoro inarrivabile di enorme valore, che giustamente si studia nei conservatori musicali, grazie ad un tema universale sviluppato in profondità e una successione di brani di incredibile bellezza e armonia, ma è ora che questa eccezionale opera rock entri anche nei libri di scuola.