Articolo scritto per Memo Grandi Magazzini Culturali

Il 20 giugno del 1980 usciva nelle sale americane The Blues Brothers, diretto da John Landis e scritto dal regista assieme a Dan Aykroyd e interpretato da John Belushi e Dan Aykroyd.

Nell’estate del ’78, alla fine della stagione del programma Saturday Night live, John Belushi e Dan Aykroyd, che nello show avevano per la prima volta fatto lo sketch delle “Api regine che cantano il blues“, partirono per un viaggio in auto nell’interno degli Stati Uniti. John fece istallare nell’auto uno stereo da tremila dollari. Dan guidava e John parlava senza sosta. “Cambiava le cassette in continuazione, si lamentava perché andavo troppo veloce, fumava sigarette una dopo l’altra. Quelle furono le prime fasi di gestazione della nostra vita come Blues Brothers”. (Dan Aykroyd).

Il look dei Blues Brothers, cappello nero, occhiali neri, abito nero, veniva da varie influenze. La copertina di un album di John Lee Hooker, e un certo vestiario degli agenti della Cia negli anni 60, cioè un abbigliamento normale da loro usato per mimetizzarsi. Era una citazione di Lenny Bruce, un ribelle della controcultura che saliva sul palco con la cravatta sottile e l’aria da agente dell’Fbi ma diceva cose non convenzionali e perciò scandalizzava ancora di più. Allo stesso modo i Blues Brothers erano vestiti come uomini apparentemente normali “istituzionali” ma apparivano cattivi agli occhi della legge. Non lo erano di spirito, né erano cattivi. Solo che alla legge non andavano a genio. (Dan Aykroyd)

John lee Hooker blues brothers 40 anni genesi di un mito

Hey Bartender è il primo pezzo suonato al Saturday night live con i Blues Brothers vestiti con la loro “uniforme”.

La Universal accettò di produrre il film solo in base all’idea raccontata brevemente da Dan Aykroyd e rassicurata dal fatto che Animal House interpretato da John Belushi stesse incassando in quel momento cifre enormi.

La sceneggiatura iniziale del film era di 324 pagine, il triplo di una normale sceneggiatura. Era stata scritta da Aykroyd durante un viaggio in macchina di tre mesi, a bordo di una Dodge come quella del film, che aveva appositamente usato per entrare nello spirito della storia che stava scrivendo. Era la prima volta che scriveva un copione perciò più che di una sceneggiatura si trattava di un lungo racconto che conteneva storie, biografie, rimandi, digressioni. Ad esempio c’era una storia per ognuno dei membri della band, su cosa facevano al momento e come finivano per essere ingaggiati. La sceneggiatura, confezionata alla fine in un volume simile ad un elenco telefonico era firmata da Scriptatron Gl 9000, come amava chiamarsi Aykroyd “lo scrittore automatizzato”. Alla prima lettura, i produttori chiamarono John Landis, che aveva già accettato di dirigere il film, per chiedergli di dare una mano alla sceneggiatura, perché così com’era, “non era filmabile”.

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Siamo in missione per conto di Dio” fu una idea di John Landis. “Mi è sembrata una naturale conseguenza, visto che Dan era un vero fanatico del Blues e che aveva coinvolto John in maniera totale, un vero discepolo del blues, per lui era una specie di fede, si vedeva in tutte le cose che raccontava sul blues e nell’impegno che ci metteva a conoscere le cose che ancora non sapeva. Era come se entrambi avessero una missione”.

John Belushi era molto popolare a Chicago. Nato a Wheaton, nei sobborghi, si era formato come attore nel collettivo di teatro d’improvvisazione Second City, una istituzione della città, molto amata dai cittadini. Quando ritorna per fare i Blues Brothers era come il ritorno del figliol prodigo. Furono gli stessi Aykroyd e Belushi ad andare dal sindaco Jane Byrne a chiederle di facilitare il rilascio dei permessi per le riprese in città. L’amministrazione di Chicago era allora nota per la scarsa collaborazione con Hollywood. “Allora di cosa parla questo film?”, chiese la sindaca. E la risposta: “Ci sono questi due tipi, Jake e Elwood che hanno preso un migliaio di multe e ora devono pagarle, e per farlo dovranno attraversare a tutta velocità la città e l’edificio Daely (il cuore amministrativo della città). La risposta del sindaco fu: “Non vedo il problema”.

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Belushi prese appositamente un aereo per andare a invitare personalmente James Brown ad apparire nel film: “Era un brutto periodo, le cose non mi andavano bene, non riuscivo a far circolare i miei dischi. Arriva lui in studio di registrazione e mi dice: dimmi cosa posso fare per aiutarti”.

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“John era un tipo giusto. Il film ha aiutato sia me che Aretha Franklin a raggiungere una generazione di ragazzini che probabilmente non avrebbero mai saputo della nostra esistenza. Per quanto riguarda l’interesse commerciale del genere R&B, i Blues Brothers rimisero in moto tutta la baracca. Gli dobbiamo molto”. (Ray Charles).

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Aretha Franklin. Prima di tutto, non le piaceva l’idea di essere in uniforme da cameriera. Non pensava che sarebbe stato lusinghiero per lei. Ma poi Deborah Nadoolman, la nostra costumista, le ha disegnato la divisa in modo che fosse davvero carina. Ha accentuato la sua figura. E una volta che ha ottenuto le scarpe giuste per ballare e le mosse giuste dal [coreografo] Carlton Johnson, ha iniziato a prendere confidenza. Era molto timida per natura, Aretha, se puoi crederci. Era una grande cantante, coraggiosa ed effusiva, ma fondamentalmente timida, e non era sicura di riuscire a farcela. (Dan Aykroyd).

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PhotoFest

Truccare al mattino Belushi era una operazione non facile, magari era stato fuori tutta la notte e tenerlo seduto per un’ora di trucco necessitava di un professionista molto capace e avvezzo a trattare con le star. Fu reclutato nel compito Shotogun Brutton, un tipo intrattabile che non aveva alcun timore reverenziale nei confronti degli attori, e che aveva grande esperienza. Era in pensione, e fu reclutato ugualmente. Nelle sedute di trucco chiamava Belushi “Il grassone” e Aykroyd “L’altro”. Durante una seduta, Belushi era  in condizioni critiche dopo una nottata di eccessi e Shotgun gli disse: “Santo cielo ragazzo sei davvero ridotto male. Lo sai che una volta a Robert Mitchum dovetti disegnare delle pupille sulla palpebre perché non riusciva ad aprire gli occhi? Vuoi finire così?” Nel film Shotgun appare in una scena, nell’atrio del tugurio dove dove vive Elwood, è il personaggio che dice ad Elwood: “Mi hai portato quella crema di formaggio?”.

La scena del centro commerciale devastato dall’inseguimento della polizia fu l’ultima scena del blocco delle scene previste in esterno e coincise con l’esaurimento del budget previsto. E alla fine del film mancavano ancora tutte le scene in interno, tre mesi di lavorazione. “Ci fu una telefonata drammatica tra me e la produzione a Los Angeles – loro erano furibondi e mi accusavano di stare lì a sfasciare macchine e a comportarmi da non professionista. In realtà era già previsto che il budget sforasse, ma quando succede davvero, a tutti quelli che maneggiano i soldi viene lo stesso un colpo”. (John Landis)

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Le prime recensioni dei critici che l’avevano visto in anteprima furono catastrofiche: “Un disastro da trenta milioni di dollari” (Los Angeles Times); “Una saga boriosa” (New York times). “Esagitato e stupido” (“New York”). Il film seguiva il flop commerciale di “1941 Allarme a Hollywood” e per un po’ i critici soprannominarono i Blues Brothers, “1942”.

A quel tempo uscire in determinati cinema era essenziale per un film, di conseguenza i proprietari avevano molta influenza. A Los Angeles i cinema in cui bisognava esserci per forza erano nel Westwood Village, sia per una questione di prestigio che per gli incassi. Landis fu convocato da uno di questi esercenti che gli disse che non avrebbe proiettato la pellicola nei suoi cinema perché si tratta di “un film per negri” e lui non voleva “vedere negri in giro per il village che è un quartiere elegante”. Alla fine il film ottenne meno della metà delle prenotazioni che normalmente riceve un film di grande budget, compromettendo in questo modo i risultati al botteghino.

Il film è costato 27 milioni di dollari e ne ha incassati nella prima uscita in America più di ottanta. Incalcolabili gli incassi tra estero, successive edizioni, vendite alle tv, dvd e merchandising.

Il 6 agosto 2004, dopo un lungo sondaggio, la BBC ha dichiarato la colonna sonora di Blues Brothers come la più bella della storia del cinema, grazie anche all’incredibile e irripetibile cast di giganti della storia della musica che vi parteciparono.

Fonti:
Wikipedia.
Bob Woodward, “Chi tocca muore“, Mondadori.  
Judith Belushi Pisano, Tanner Colby. “Belushi“. Rizzoli.