Articolo pubblicato su Italia Circolare, il portale delle storie di Economia Circolare

Finora l’unico modo di riutilizzare i mozziconi di sigaretta era l’uso artistico. Quadri, installazioni, artwork composti esclusivamente da mozziconi, realizzati da artisti che avevano a cuore l’ecologia, apparivano in mostre ed esposizioni con l’obiettivo di sensibilizzare il pubblico e di spingerlo ad una maggiore attenzione al rispetto dell’ambiente. Ma il gigantesco problema dell’inquinamento restava intatto. FotodiJasminSesslerdaPixabay

Tra la spazzatura più fastidiosa e invadente che troviamo ovunque, i mozziconi di sigaretta sono tra i rifiuti più comuni e diffusi. I fumatori in Italia sono 11,5 milioni di persone, che consumano in media 13,1 sigarette al giorno, con altrettanti mozziconi che finiscono al suolo, strade, parchi e spiagge, o nelle fognature, passando dai tombini.

Ogni anno vengono prodotti circa 1 milione di tonnellate di mozziconi e secondo uno studio del Tobacco Control Journal, i rifiuti derivanti dall’uso di sigarette rappresentano tra il 22% e il 36% di tutti i rifiuti visibili, e quel che è peggio, appartenenti ad una tipologia di rifiuto non biodegradabile che comporta effetti molto negativi verso l’ambiente, la salute pubblica e l’economia. I mozziconi infatti appartengono alla categoria dei rifiuti indifferenziati: non bisogna buttarli nell’organico o nel WC. Altrimenti il rischio è quello di inquinare la rete fognaria e produrre pericolose ostruzioni.

Le 5,6 mila miliardi di sigarette prodotte nel mondo vengono realizzate con filtri fatti di un tipo di plastica, in acetato di cellulosa, che può impiegare dai dieci anni in su per decomporsi. Tutto questo almeno fino ad oggi. Ma se tutti sanno che fumare fa male, pochi al contrario immaginano che grazie alla tecnologia anche i mozziconi di sigaretta possono tornare utili non solo all’ambiente ma anche all’economia, grazie ai principi e alle applicazioni dell’economia circolare e soprattutto a grandi intuizioni.

Come ad esempio, Isabel, il nome di un progetto dell’Energy manager torinese Antonio Fischetto che prevede di ricavare dai mozziconi la fibra di cellulosa da utilizzare per mascherine chirurgiche, una soluzione molto utile anche in tempi di emergenza coronavirus. Dopo essere stata igienizzata, la fibra contenuta nei filtri di sigaretta subisce un trattamento simile alla cardatura della lana, trasformando il tessuto e rendendolo morbido come il cotone. La particolarità è che può essere lavato e riutilizzato aumentando la vita della mascherina.

Un prototipo è stato già depositato alla Camera di commercio di Torino e pare che la soluzione sia stata presa seriamente in considerazione dalla Vercalmodel di Beinasco, nella prima cintura torinese, azienda che per l’emergenza sanitaria ha riconvertito la produzione interna passando dalla produzione di sedili per auto a quella di dispositivi individuali di protezione.

Se a Fischetto l’idea è venuta pensando alle mascherine da chirurgia, ai tre soci della startup genovese Eco2Logic, l’idea è venuta osservando un posacenere stracolmo di cicche, elemento che accomunava i tre studenti durante gli anni dell’università. In questo caso la parola d’ordine è “carbonizzazione”: il processo ideato dalla Eco2Logic prevede di trasformare i mozziconi, attraverso un sofisticato processo chimico per ottenere una materia ad alto contenuto di carbonio, con caratteristiche simili a quelle del carbone vegetale da utilizzare come biocombustibile e biodigestore, quest’ultimo utile per la depurazione delle acque reflue.

Anche all’estero diversi riflettori circolari sono accesi sui mozziconi. Da più di un anno a Vancouver sono apparsi in città oltre duemila bidoncini dedicati esclusivamente ai mozziconi. L’operazione è stata finanziata dalla nota Terracycle, la start up americana che dall’attuazione dei principi dell’economia circolare ha fatto un business miliardario.

Dai mozziconi di Vancouver la filiale canadese di Terracycle estrae l’acetato di cellulosa col cui produce pellets di plastica a loro volta usati per realizzare imballaggi o per la plastificazione del legno. Il progetto è il primo realizzato in Nordamerica ed era stato già proposto ai sindaci di Tokio e New York ma che si è realizzato a Vancouver solo per il forte impegno del sindaco a portare la città canadese al primo posto come economia circolare nel termine del suo mandato e che per questo ha accettato di finanziare l’operazione imponendo una tassa di un euro ad ogni residente per l’acquisto e il posizionamento dei bidoncini.

Il costo principale per l’inserimento dei mozziconi nella vasta filiera dell’economia circolare è proprio la raccolta, finora appannaggio esclusivo delle aziende dei rifiuti. Quello che bisogna fare, invece è trovare luoghi di conferimento e stoccaggio alternativi che facilitino il conferimento abbattendo i costi.

È l’intenzione del sindaco di Capannori, nel lucchese, finito sui giornali per la sua idea di trasformare i mozziconi in substrato per la coltivazione delle piante, grazie al progetto Focus, Filter of cigarettes reuse safely, messo a punto dal Centro interdipartimentale Enrico Avanzi dell’Università di Pisa, l’Istituto sugli ecosistemi terrestri del Cnr, il Dipartimento di scienze agrarie, alimentari e Agro-ambientali e che ha ricevuto il sostegno e il finanziamento della Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca.

Il progetto prevede la raccolta dei i mozziconi tramite appositi contenitori dislocati sul territorio, i quali vengono poi raccolti e trasformati in substrato inerte, come base biodegradabile per la coltivazione, da parte dei vivaisti, di piante ornamentali e di arbusti o, attraverso l’uso di alghe, per la produzione di biocarburanti.

In teoria l’utilizzo dei mozziconi può essere infinito: AzeroCo2, società chimica nata da Legambiente ha vinto un bando della Regione Lazio per riutilizzare l’acetato di cellulosa dei filtri per realizzare oggetti come contenitori rigidi, scatole e anche – nel caso del progetto Rinasce – anche di occhiali da sole. Frutto della collaborazione tra Azzero CO2 e il CNR, Rinasce ha ricevuto il co-finanziamento della Regione Lazio, erogato nell’ambito dell’avviso “Circular economy e energia” che utilizza l’acetato di cellulosa per realizzare montature per occhiali particolarmente leggera e confortevole.

Insomma, il riutilizzo dei mozziconi è potenzialmente vasto, al punto che l’attenzione si è concentrata su come riuscire non solo a raccogliere mozziconi, ma anche a come trasformarli in materiale pronto per l’industria circolare.

Ed è per questo che l’Università Niccolò Cusano di Roma sta approntando un macchinario per lo smembramento automatico dei mozziconi, la separazione della carta esterna dal filtro, l’estrazione della nicotina contenuta nel filtro e la depurazione dell’acetato di cellulosa, restituendo materiali pronti per l’uso. Il destinatario ideale di questo macchinario sarebbero proprio i centri di raccolta rifiuti che lavorerebbero il rifiuto in loco per consegnare direttamente alle industrie e alle startup il materiale desiderato.

Insomma, fumare fa sempre male, ma almeno produce un maggior benessere collettivo.