Ho letto uno studio sui gabbiani.

Secondo questo studio i gabbiani osservano gli esseri umani, monitorano spostamenti e abitudini. Capiscono come ti muovi e capiscono soprattutto quando mangi. A che ora e dove mangi. E si fanno trovare pronti.

Ora, a Roma, i gabbiani sono andati oltre.

Dopo anni che stanno in città, sono diventati romani a tutti gli effetti.

I gabbiani di Roma, infatti, sono coatti.

Anzitutto sono extra large. C’hanno la panza. La catena d’oro al collo, i braccialetti alle zampe, i tatuaggi, i capelli da coatti.

Altri vanno volando con la camicia, sbottonata fino all’ombelico, e la cintura stretta con la fibbia grossa che glie strigne la panza.

Molti di loro sono stati in galera. Altri fanno strani traffici con la monnezza, i rifiuti speciali, insomma, avete capito, è gabbianaglia.

Ma soprattutto i gabbiani sono diventati strafottenti, come i romani.

Tu stai seduto al tavolino fuori al bar, ed ecco che t’arriva un gabbiano sul tavolino. E ti fissa. Tu fai un gesto per cacciarlo. E quello non si muove proprio. E ti continua a fissare.

Ma che voi?

Che voglio? Che ordini.

E se non ti muovi, lui con la zampa prende il menù e te lo lancia addosso. E sbrigate, che c’ho fame.

I gabbiani pattugliano tutti i luoghi dove si mangia.

Si piazzano fuori alle rosticcerie, alle paninerie, alle gelaterie, dovunque ci siano persone che escono fuori con qualcosa il mano, un panino, le patatine, un hamburger, un gelato, una cassa di liquori, il furgone del latte.

Assaltano tutti, con tecniche e addestramento militare.

Planano come le aquile, t’arrivano addosso, ti strappano qualsiasi cosa hai in mano e te lo portano via. Se c’hai le patatine, aspettano che ci metti ketchup e maionese e ti portano via tutto, pure il contenitore.

Poi, dopo, ti risorvolano da capo e ti buttano addosso le scatole vuote e le salviette sporche.

Dopo pranzo, si spostano fuori alle pasticcerie, alle gelaterie e ti si prendono il dolce, il gelato, se hai preso una torta da portare a casa, t’arrivano in otto, due ti tengono fermo, due ti pigliano a schiaffi e gli altri quattro acchiappano la torta e prendono il volo.

Mo i romani si sono imparati e di solito quando vogliono mangiare qualcosa passeggiando in centro, escono armati.
Appena s’avvicina il gabbiano, il romano tira fuori la pistola e gli fa: e mo che dici eh?

E quello risponde: non vorrei deluderti ma non è la prima volta che mi puntano addosso una pistola.

Ai gabbiani romani piacciono molto i film di Tarantino.

Ha fatto storia il video dove le colombe liberate durante un Angelus del Papa sono state attaccate e sbranate dai gabbiani. Capirai due anime innocenti nella Suburra gabbiana. Adesso le colombe escono ancora, ma sotto scorta di un plotone di Falchi Marines gentilmente concessi dal Pentagono.

Chiunque ha un terrazzo, a Roma, non esce più a prendere un po’ d’aria. Sono molti quelli che sono usciti e non più tornati. Adesso quando vedi un romano sulla terrazza bello tranquillo a godersi il sole di Roma, sai già come fa. Paga le tangenti ai gabbiani. Lo sanno tutti, pure la polizia, ma nessuno fa niente.

Il gabbiano di Roma è in cima alla catena alimentare.

Ci sono i gabbiani, poi noi, poi i piccioni, che i gabbiani hanno schiavizzato e li utilizzano come guardie del corpo.

Hanno quell’andatura che pendono mo a destra mo a sinistra, se atteggiano a bulli, so mezzi ottusi, mezzi deficienti, però sono efficaci.

Quando vedi dei piccioni fuori a una discoteca, stanno facendo i buttafuori per i gabbiani dentro che sono andati a ballare. E poi quando escono, i piccioni fanno strada, picchiando gli altri volatili.

E non sia mai mangiano qualcosa per strada, prima dei gabbiani. Se s’azzardano, vengono prima incaprettati e poi sciolti nell’acido.

I gabbiani non perdonano. Lo sanno tutti i volatili.

Poi dopo i piccioni, hanno schiavizzato i pappagalli.

Roma è piena anche di pappagalli. Vivono in grandi gruppi, venti, trenta di loro, si prendono un albero, ci fanno un condominio, e fanno un sacco di casino, a tutte le ore. Poi improvvisamente cala il silenzio.

Sono arrivati i gabbiani.

Li prendono per la cresta e se li portano via, a fare le pulizie nei nidi loro. Li usano come filippini.

Niente da fare pure con le cornacchie, i corvi, le allodole. C’hanno provato a resistere, ma i gabbiani gli hanno cavato gli occhi e c’hanno fatto gli orecchini.

Adesso a Roma c’è una intera popolazione di volatili ciechi che prendono la pensione di invalidità.

I merli, poverini, li hanno messi a cantare alle feste dei gabbiani, quando vedi uno stormo di merli che canta, stanno a un matrimonio, o battesimo o cresima, di un gabbiano. A gratis, ovviamente.

Mo adesso a Roma c’è il problema dei cinghiali. Escono dalle riserve ed entrano nei quartieri periferici di Roma nord a rovistare nei cassonetti. I gabbiani per ora non li hanno attaccati, ma non per paura.

E’ che i gabbiani non frequentano più i cassonetti da quando cenano direttamente al ristorante. Ma è una situazione che non può durare, presto o tardi ci sarà un faccia a faccia tra un gruppo di cinghiali e uno di gabbiani all’uscita dalla discoteca, e saranno cazzi. Dei cinghiali ovviamente.

Pur avendo in teoria il fisico dalla loro parte, il cinghiale non ha né la tecnica, né l’addestramento, né gli anni di malavita alle spalle dei gabbiani. Non c’è storia. E infatti il primo cinghiale cieco, sanguinante e zoppicante è stato già visto dalle parti della Balduina, nota zona di gabbiani residenziali. E quelli non tollerano invasioni nelle loro zone di pregio.

Comunque, in coda alla catena alimentare, ci sono i sorci.

Mo i sorci erano un grande problema di Roma. C’erano sorci dappertutto. Fino all’arrivo dei gabbiani.

Non so se avete mai visto un confronto gabbiano-sorcio. Non c’è storia. Sembra Tyson contro Virginia Raggi. (Virginia Raggi, se la vedete da vicino è uno scricciolo, porella, da quando è sindaca è pure dimagrita, mo è trasparente proprio. Anche politicamente, va be’ questo è un altro discorso).

Comunque,il sorcio non ha scampo col gabbiano.

Sembra di vedere National Geografic ma no Wild, Terror proprio.

Nat Geo No-story.

Il gabbiano plana, se piazza davanti al sorcio, ed è come Mario Brega a Via Veneto, glie dà un cazzotto in bocca, gli frantuma le mucose, lo acchiappa col becco, lo lancia in aria per metterselo dritto e se lo magna intero in tre bocconi. Tipo Anaconda dell’Amazzonia. O come un fachiro con la spada. Una cosa impressionante.

Per terra tutto sangue. Ettolitri.

C’era un video su Youtube, di un supermercato dove si vedeva un topo, di quelli belli grossi, da fogna, che era entrato nel bancone della salumeria e mangiava bello tranquillo, assaggiava il salame, il prosciutto, apriva le buste della pasta, l’arrosto, insomma stava in piena degustazione. I clienti scappavano inorriditi, gridando al pizzicagnolo: “c’è un topo, chiama i Nas”.

I Nas?

Il pizzicagnolo ha chiamato un gruppo di gabbiani. Ora il topo è scomparso. Irreperibile. Un classico caso di topara bianca.

Il problema però è che adesso i gabbiani sono soci occulti del supermercato. E non c’è verso di cacciarli. Il pizzicagnolo allora ha provato con dei delinquenti, a terrorizzare i gabbiani. So’ scomparsi pure i delinquenti.

I gabbiani sono un problema, a Roma