Intervista a Stefano Arvati, Ceo di mOOve by Revo, per Italia Circolare

La pista ciclabile è diventata intelligente. Oltre a permettere alle città di realizzare la mobilità alternativa, con le ricadute positive che sappiamo in termini di ambiente, qualità dell’aria, salute collettiva e abbattimento delle emissioni nocive, la pista ciclabile può diventare una nuova forma di ricavo economico per le amministrazioni.

La Ri-Ciclabile mOOve, è realizzata senza scavi o cantieri stradali, è in grado di monitorare il suo stato di conservazione segnalando le prossime criticità o rotture, può gestire l’illuminazione e la segnaletica, fornire informazioni sia al comune (come ad esempio il numero di ciclisti che la percorrono, dato fondamentale per i comuni per decretarne il successo o il fallimento) sia ai cittadini. E non è ancora finita.

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La pista Ri-Ciclabile di mOOve: tappetino ecologico, canaline laterali per cablaggi e sensori. Credit Photo: mOOve by Revo

È anche una fonte di guadagno per il comune stesso, che grazie alla pista fornisce l’infrastruttura necessaria ai cavi di linee elettriche e telefoniche, genera energia tramite pannelli fotovoltaici e ospita messaggi pubblicitari sul fondo stradale. Il tutto nel segno della sostenibilità e dell’economia circolare: la pista infatti è realizzata interamente con plastiche riciclate e, una volta giunta a fine vita, viene reimpiegata nella stessa pista o in altri utilizzi circolari

“mOOve è un concetto totalmente innovativo di pista ciclabile, che introduce un nuovo standard nel settore, spostando l’asticella dell’innovazione molto più in alto – racconta Stefano Arvati, Ceo della startup Revo che, assieme ad altri tre soci, ha ideato, sviluppato e brevettato il concept di mOOve”.

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“Noi la chiamiamo la Ri-Ciclabile, e da ciclista urbano ed extra urbano posso dire che viene incontro a tantissime esigenze dell’utenza, ma anche delle amministrazioni pubbliche che possono contare su un prodotto che una volta installato, oltre a migliorare le città dal punto di vista della mobilità sostenibile e leggera, si può trasformare in una nuova voce di ricavo”. 

L’idea è rivoluzionaria e svilupparla non è stato certo semplice, visto l’alto livello tecnologico che la contraddistingue. I quattro soci hanno impiegato quasi tre anni di lavoro e i primi fondi sono arrivati grazie ad alcuni premi vinti, l’ultimo il bando Invitalia per le idee innovative a favore dello sviluppo del cicloturismo che sono serviti per giungere al completo mock up di un prodotto che promette di rivoluzionare il settore dell’infrastruttura della mobilità leggera. 

mOOve è una innovazione sotto tanti punti di vista. Anzitutto il suo concept: “Niente più scavi e cantieri stradali aperti, mOOve è un sistema di mobilità modulare, prefabbricato, in plastica e gomma riciclata che può essere posato e fissato su qualunque superficie già esistente, semplicemente coprendola. Una sorta di tappeto tecnologico che viene fissato al suolo. Questo riduce sensibilmente i tempi di installazione ed i costi di produzione e manutenzione, ma soprattutto il sistema è rimovibile e riposizionabile altrove, con la massima praticità e velocità”. 

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La pista ciclabile è composta da un tappeto esterno, in superficie, che costituisce il fondo stradale, realizzato anch’esso con plastiche riciclate e con polvere di pneumatico. Ai lati della pista, due minitunnel in cui far scorrere cavi e linee elettriche e sensori di rilevamento.

Sono due parti concepite in modo da essere indipendenti tra loro e quindi sempre modulabili all’occorrenza. Vuoi sostituire il fondo ciclabile perché è usurato? Sostituisci solo quello e i moduli al fianco della pista restano invariati. Vuoi invece allargare la pista, magari prevedendo corsie riservate ai monopattini, oppure un percorso coperto da pannelli fotovoltaici, o creare delle corsie riservate ad esempio ai robot-fattorini di cui già sappiamo che presto verranno impiegati per la copertura dell’ultimo miglio per la consegna di merci? Si spostano i moduli dello spazio che serve ed ecco realizzata la nuova ciclabile con tutta l’infrastruttura che ci serve senza aver scavato, asfaltato, cantierizzato nulla”.  

Ma cosa scorre all’interno dei moduli laterali? “Piccole unità elettroniche interne, distribuite lungo tutta la linea ed in rete tra loro, che monitorano i sensori installati e analizzano e distribuiscono i dati raccolti. Possiamo prevedere dei sensori che controllano lo stato della superficie stradale, indicando ad esempio rotture del fondo già avvenute, o che avverranno presto. In questo modo è possibile praticare la manutenzione ordinaria in modo predittivo, avvertendo il gestore che in tal punto la pista si sta per rompere e tra quanto tempo, così il gestore ha il tempo di pianificare l’intervento per tempo. E senza dover piazzare una toppa sulla buca o cantierizzare niente. Si sostituisce solo il pezzo del tappetino-fondo che serve e la pista è di nuovo operativa al cento per cento. Le unità elettroniche e i sensori possono fornire quello che si vuole: l’illuminazione della pista, la segnaletica orizzontale attiva, segnalare parcheggi scorretti e invasioni della pista, l’utilizzo è infinito”.

Con mOOve possiamo sapere tutto: i flussi di mobilità, i tempi di percorrenza, tipologia del traffico e di utenza consentendo così la creazione di mappe, la rilevazione dello stato delle superfici, i tempi medi di usura, così come dati ambientali (temperatura, pressione, umidità, qualità dell’aria, ecc.) e, molto importante, qualunque tipologia di dato ricavabile dall’integrazione di sensori e infrastrutture di terze parti. Il comune vuole far passare la fibra telefonica? La linea elettrica? Si utilizzano i cavidotti nativi dei moduli ed ecco una infrastruttura disponibile senza dover scavare niente e pronta per essere affittata a terzi.

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Ma non solo città. mOOve è ideale anche per il cicloturismo, tra l’altro passione di Stefano. “L’idea è venuta proprio pedalando con i miei figli di 9 e 6 anni. Sono un ciclista mtb che ama andare in giro nella natura e all’inizio si pensava proprio a come convertire in percorsi ciclabili i tantissimi km di binari ferroviari di linee dismesse. Per le ferrovie restano comunque un asset e smantellarle costa un patrimonio. mOOve è la soluzione ideale anche per le linee dismesse, perché anche in questo caso la nostra pista va semplicemente a coprire i binari, senza dover smantellare niente, trasformando due binari inutili in un percorso cicloturistico pronto per l’uso e altamente tecnologico, ideale per sviluppare intere aree rurali oggi depresse che prendono nuova linfa e vita da nuovi percorsi turistici con delle app dedicate, creando indotti economici importanti”. 

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Ecco, le app, la chiave per lo sviluppo di smart cities e smart tourism: “mOOve avrà una sua app proprietaria con la quale fornirà informazioni sulla pista e informazioni di interesse del ciclista, ma si interfaccerà anche con app terze, per fornire servizi potenzialmente infiniti, pensiamo soltanto a negozi ed attività commerciali nelle vicinanze, aree rurali lungo percorsi regionali e provinciali, bed e breakfast e case in affitto nelle vicinanze, tutte informazioni essenziali che viaggiano all’interno della pista e raggiungono gli smartphone degli utenti in tempo reale”.   

Quanto dovremo aspettare per vedere mOOve nelle nostre città e nei nostri borghi turistici? “Stiamo avviando le prime sperimentazioni in alcuni comuni, purtroppo il covid ha rallentato un po’ tutto, contiamo di avviarne alcune l’anno prossimo. I nostri clienti saranno soprattutto le amministrazioni locali che presto scopriranno i vantaggi economici notevoli del dotarsi di una infrastruttura come la nostra, ma mOOve è un prodotto/servizio che si rivolge anche a tutti coloro che operano su un territorio, architetti, geologi, paesaggisti, climatologi, professionisti e consorzi impegnati nelle rigenerazioni urbane che parlano la lingua dell’innovazione e della sostenibilità delle città e delle aree rurali”.