E’ in casi come questi che il calcio diventa una incredibile fucina di storie. Il rigore all’ultimo minuto di una partita determinante è l’archetipo massimo del calcio, la metafora della sfida della vita, dove l’eroe cavalcherà nel tramonto della vittoria o cadrà nella polvere della sconfitta. Una squadra ha l’occasione di vincere una partita ai massimi livelli. Ovviamente chi tira il rigore, chi si assume la responsabilità è lui, l’eroe, il giocatore determinante, il campione.

Cristiano Ronaldo si avvia a battere il rigore, mentre cerca di stare concentrato e di non guardare il portiere che fa i suoi soliti gesti, cerca di non udire le voci degli avversari che mirano a innervosirlo, il solito campionario delle mosse e delle piccole slealtà tipiche della paura di perdere.

E poi c’è la sfera interna: l’emozione, il timore naturale, il peso, enorme, della responsabilità, la paura e la paura di avere paura (su questo De Gregori ha scritto versi indimenticabili su Nino, undici anni e le spalle strette che non deve aver paura di tirare un calcio di rigore), anche in questo caso tutto il campionario dell’umano troppo umano su cui hanno inciampato, inciampano e inciamperanno anche i talenti stellari.

Cristiano Ronaldo piazza la palla sul dischetto, prende la sua solita rincorsa parecchio più lunga di qualsiasi altro giocatore, sapendo che è già la rincorsa a incutere timore, come quando attende di battere le sue punizioni con la sua solita postura a gambe larghe da bullo di periferia, ma la rincorsa, le gambe larghe fanno parte del mito, lo generano e si autoalimentano dallo stesso mito. Quelle sono le posture e le rincorse di Cristiano Ronaldo e sono solo sue, lo sa tutto il mondo e chiunque le imitasse, sarebbe deriso e dileggiato.

Cristiano Ronaldo tira, e chiunque abbia giocato a calcio sa due cose sul calcio di rigore: che ci sono zone della porta, estremi angoli bassi dove è difficilissimo che un portiere possa arrivare e estremi angoli alti dove è impossibile che un portiere possa arrivare. Molti giocatori mirano lì quando tirano un rigore. E molti giocatori falliscono la mira, per tanti motivi.

E l’altra cosa che Cristiano Ronaldo sa, è che un tiro più è potente e più rischia di essere impreciso, infatti molti scelgono se optare per la saetta senza molta precisione o per il tiro mirato al millimetro ma più lento, a volte troppo lento.

Cristiano Ronaldo tira e tira una saetta che si va a piazzare all’estremo angolo destro, esattamente là dove deve andare, come se sul pallone ci fosse scritto l’indirizzo, come se una mano invisibile lo conducesse là dove il destino ha scritto che debba andare. Fortissimo e preciso.

Il contrario della prudenza, del timore, dell’incertezza, della paura. Lui riesce scegliendo la cosa complicata, la più difficile, la meno consigliabile, la più rischiosa. E riesce dove molti falliscono e moltissimi se la fanno addosso.

E’ lui il giocatore determinante, l’eroe che cavalcherà al tramonto. Quello che ti fa vincere quando tanti altri campioni affogano nella mediocrità generale di una partita fondamentale.

Cristiano Ronaldo esulta e si prende i suoi applausi. Lui, come Nino, ha messo il cuore dentro alle scarpe e corre più veloce del vento. E anche lui, come Nino, gioca, e giocherà, con la maglia numero sette.