Dopo vent’anni passati in giro per il mondo a reclutare fonti e trasformarle in spie, per poi gestirle in modo che non si perdano, proteggerle dai loro nemici e spesso da se stesse, e intanto trovarne di altre e ricominciare il giro, dopo vent’anni di tutto questo, la prassi del MI-6, detto “L’Office” (una volta era “Il Circus“, ma tutto cambia prima o poi) consiste nel mettere l’agente a riposo, perché anche se tanti non lo sanno, quel tipo di lavoro è, lo è stato sempre, usurante.

la spia corre sul campo john le carrè recensione

Il riposo per uno come il quarantasettenne Nat consisterebbe in un posto da dirigente in uno dei dipartimenti, nel caso Nat preferirebbe il Dipartimento Russia, oppure l’attività privata e in questo caso Nat avrebbe già un piano, mettere su un “centro di attività per ragazzi svantaggiati”.

Niente di tutto questo. A Nat viene chiesto, a sorpresa, di dare una mano in una sottosezione del Servizio, una specie di landa desolata che si occupa di fonti e agenti dormienti esteri che negli anni sono stati declassati a perdita di tempo per mancanza di attività. Sia pure con scarso entusiasmo, Nat accetta prevedendo di passarci solo pochi mesi. Ovviamente non sarà cosi.

A 88 anni Sir David Cronwell alias John Le Carrè è ancora l’unico scrittore di spy stories capace di andare all’essenza del tema che sta raccontando.

john le carrè

Non gli basta concepire un intreccio di altissimo livello, che già la metà basterebbe ad un qualsiasi scrittore per farsi apporre la trionfale fascetta “Una magistrale storia di spionaggio“, non si limita a tratteggiare personaggi più veri del vero, densi di elementi e caratteri umani che vanno dalla lealtà e integrità alla miseria e squallore più totali, passando per l’arrivismo, la viltà, il perbenismo, l’individualismo, la presunzione, la boria, sapientemente dosati in psicologie di personaggi che diventano persone vere della cui reale esistenza non puoi dubitare. E Non si limita a colpi di scena sensazionali e rivelazioni inaspettate inevitabili in una storia di spionaggio.

john le carrè da giovane

Come in tanti suoi libri, Le Carrè ci porta in un mondo, governato da enormi e incontrollabili forze estranee e superiori per farci vedere le conseguenze di queste forze su persone incaricate di gestire il caos e trarne un ordine, etico, morale, filosofico e professionale.

La Spia corre sul campo è ambientato ai giorni nostri. I giorni, anzi i mesi, della Brexit. Il caos impera in ogni angolo, compito dell’intelligence è cercare di tenere una barra dritta in un mare non solo continuamente in tempesta, ma contraddittorio in ogni suo aspetto.

I ministri dicono una cosa e la contraddicono dopo poche ore, la politica non è mai stata così evanescente e priva di qualsiasi contenuto solido a cui potersi ancorare, il clima è quello di catastrofe imminente i cui rottami potranno cadere sulla testa di chiunque. Quale rotta tenere se lo chiedono tutti, mentre le sirene dell’individualismo, del profitto personale, della speculazione su chi sta cadendo, colpiscono in più ambiti e settori. In questo immenso caos da chi si salvi chi può, sono in pochi a riuscire a tenere schiena dritta e valori morali ben saldi all’origine del proprio agire.

La spia corre sul campo è un altro, ennesimo, capolavoro di un grandissimo e straordinario scrittore. Imperdibile per chi ama quel dannato, fetido, bellissimo mondo. Dio salvi Le Carrè.