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L’asfalto delle nostre strade è una delle trincee dell’inquinamento ambientale. Il 50% delle polveri sottili nei centri abitati arriva proprio dall’asfalto, a causa dei residui dell’usura di freni e pneumatici che si depositano sul manto stradale, negli interstizi e nelle buche, sempre più frequenti nella nostra rete stradale. E quel che è peggio, presenta un costo economico e ambientale enorme nel momento in cui va riparato o rifatto.  La manutenzione delle sole strade statali infatti costa 2.5 miliardi l’anno, mentre il costo ambientale è rappresentato dal mancato riciclo del materiale.

Le strade del prossimo futuro saranno di plastica

In Italia l’asfalto non si ricicla, o meglio se ne ricicla troppo poco. Appena il 25%, come si legge in un comunicato di febbraio 2020 della Siteb, Strade Italiane e Bitumi, l’associazione che riunisce i principali operatori del settore, che ha stilato una classifica dei paesi più virtuosi dal punto di vista dell’asfalto riciclato, evidenziando il tremendo ritardo italiano.

Se la media Ue è infatti pari al 60%, in Germania la quota è 84%, in Francia del 70%, nel Regno Unito del 90% e in paesi più piccoli come Belgio e Olanda si toccano rispettivamente il 90 e il 71%. In Italia siamo fermi al 25%, anche se in questi ultimi quattro anni siamo riusciti ad aumentare di quattro punti la quota di riciclo.
Il problema italiano è il tipo di asfalto usato. In Europa le strade si fanno utilizzando principalmente un materiale, il fresato d’asfalto, che proviene dal riciclo e che è richiesto appositamente nelle gare d’appalto come materiale primario da utilizzare.

In Italia invece si usa ancora il vecchio e costoso asfalto realizzato a base di conglomerato bituminoso, materiale che deve essere appositamente prodotto e ovviamente molto più costoso.

Il motivo, secondo Stefano Ravaioli, direttore di Siteb è da ricercare “nella nostra burocrazia, nel complesso regime autorizzatorio e nel pregiudizio di tecnici e progettisti che ostacolano lo sviluppo del fresato d’asfalto, limitandone l’impiego. Ed è paradossale che proprio in Italia, dove c’è la maggior disponibilità di fresato pulito (senza l’inquinamento da catrame), riciclabile al 100%, si faccia il possibile per ostacolarne il recupero, anziché incentivarlo”, conclude Ravaioli.

Se riuscissimo a recuperare il 100% dell’asfalto rimosso potremmo risparmiare fino a un miliardo e 200 milioni di euro l’anno solo per le materie prime, senza considerare i vantaggi ambientali (minore importazione di petrolio, ridotto ricorso alle cave, meno camion sulle strade per il trasporto di materiale).

I vantaggi di un asfalto migliore, più ecologico, sono in cima ai pensieri di Iterchimica, società di Suisio, Bergamo che grazie ad un’attività di ricerca e sviluppo durata cinque anni, è riuscita in collaborazione con Università Bicocca a brevettare un nuovo materiale ecologico, il Gipave, un agglomerato di grafene e plastica dura che grazie alle sue eccezionali proprietà di resistenza alla fatica e alla deformazione, alla capacità di non trattenere inquinanti e alla possibilità una volta giunto a fine vita di essere riutilizzato al 100% per la produzione di nuove strade, promette di rivoluzionare il settore.

Un ulteriore vantaggio del Gipave è che la plastica utilizzata non è quella abitualmente riciclata, ma quella che è impossibile riciclare, come le plastiche dure, tipo quella dei giocattoli o degli aspirapolvere o i sottovasi.

Il nuovo materiale è stato utilizzato su una pista dell’aeroporto di Roma Fiumicino dopo una sperimentazione di due anni, su due tratti di via Ardeatina a Roma e sulla strada provinciale 35 Milano-Meda, entrambe ad alta densità di traffico.

Il grafene che sostituisce il bitume per agglomerare la plastica, è considerato il materiale del futuro: è perfetto perché ha un’altissima resistenza all’usura e assorbe le emissioni a terra delle vetture, che poi vengono canalizzate e lavate via con la pioggia. Iterchimica sta anche realizzando, con la stessa tecnologia brevettata, dei particolari rivestimenti per strade anti-ghiaccio e anti-caldo, sempre nel segno della sostenibilità e della grande durata.

Il risparmio che gli enti locali potrebbero ottenere da un asfalto ecologico tre volte più resistente dell’attuale ed ecologico è colossale se si pensa all’intera rete stradale che è fatta di oltre 858 mila km di strade a cui si aggiungono altri 7 mila di autostrade.

L’idea di una combinazione tra plastica e altre sostanze più sostenibili a sostituire l’asfalto, nasce all’inizio di questo millennio in India, paese da sempre alle prese con strade devastate da alta intensità di traffico e dal clima distruttivo del monsoni.
La soluzione indiana è una colla polimerica che compatta rifiuti di plastica triturata e che si è rivelata resistente oltre tre volte il normale asfalto. Adesso oltre 33 mila km di strade indiane sono realizzate in plastica.

In Occidente il primo ad avere l’idea di sostituire l’asfalto con materiale riciclabile è stato l’ingegnere scozzese Toby McCartney con la sua startup MacRebur. La sua soluzione consiste nell’usare dai tre ai dieci chili di plastica ogni tonnellata di asfalto, facendo a meno del bitume. Due anni fa la MacRebur ha rifatto una delle più trafficate strade di Enfield a Londra, mentre anche Australia, America del Nord e Dubai hanno provato ad adottare questa soluzione.

In Olanda invece stanno pensando a fare le strade interamente in plastica, senza ricorrere al bitume o ad altri composti e per adesso sperimentano con le piste ciclabili. A Zwolle la Kws, società del gruppo edilizio VolketWessel, ha realizzato a una pista ciclabile con plastica riciclata da rifiuti a base di PET, plastica e tappi di bottigliette realizzando dei moduli prefabbricati incastrati tra di loro e impiantati nel terreno.

Essendo i cavi posizionati all’interno, i moduli hanno il vantaggio di poter ospitare condutture e linee elettriche e telefoniche o per ricariche elettriche, facilitando costruzione e manutenzione, mentre, in caso di pioggia, l’acqua viene raccolta all’interno evitando la possibilità di inondazioni.

Infine, utilizza le bottiglie di plastica anche la sudafricana Shisalanga Construction che ha realizzato un tratto di strada nella provincia di KwaZulu-Natal, sulla costa orientale utilizzando 40 mila bottiglie da due litri.

Insomma per le strade di tutto il mondo, c’è una nuova strada da percorrere, più ecologica e pulita.