Articolo scritto per Italia Circolare

Porto Santo è una piccola isola lunga dieci km e larga sei, nell’arcipelago portoghese di Madeira, nell’Oceano Atlantico. È nota soprattutto per le acque calde, le opportunità di fare immersioni e la lunga Praia do Porto Santo, spiaggia di sabbia dove si va a fare surf. Nel capoluogo, Vila Baleira, c’è anche la Casa museo di Cristoforo Colombo, che qui approdò durante il suo celebre viaggio. Da sempre l’isola è meta di turisti, appassionati di surf e giocatori di golf.


Da qualche anno, però, c’è un flusso nuovo di arrivi. Ingegneri, ricercatori, dirigenti aziendali che, fin dall’aeroporto, si trascinano dietro pesanti trolley contenenti sofisticate apparecchiature di misurazione e componentistica hardware. All’esterno, ad attenderli, taxi elettrici, navette per gli hotel elettriche, auto private elettriche. Perfino la polizia qui va in giro con auto elettriche, mentre lungo le strade, in prossimità di pali della luce o del telefono, si scorgono prese per la ricarica di auto, bici e monopattini.

A un normale osservatore la cosa non creerebbe particolare sorpresa: siamo in una piccola isola ed è normale che ci siano persone attente all’ambiente, ma cosa c’entra il via vai di ingegneri? Il fatto è che da circa due anni l’isola di Porto Santo è oggetto di una sperimentazione che mira a creare la prima isola energetica al mondo, in grado non solo di rendersi autosufficiente dai combustibili fossili, ma di diventare una smart island in grado di produrre e gestire autonomamente l’energia rinnovabile, di immagazzinarla quando ce n’è bisogno e di aumentarla in caso di picchi di consumo, problema che costituisce il limite finora dell’impiego di energia rinnovabile su scala industriale e globale.

Che il futuro dei trasporti e della mobilità sia la trazione elettrica è un dato ormai acquisito. I veicoli elettrici non consumano combustibili fossili e non rilasciano emissioni nell’atmosfera. Ma perché questo sia un processo realmente ecologico e sostenibile è necessario superare due problemi: che l’energia indispensabile per caricare le batterie sia prodotta in modo sostenibile, senza far ricorso a centrali elettriche tradizionali, alimentate a carbone o a gasolio, altrimenti il problema delle emissioni si sposta dal veicolo inquinante alla centrale elettrica. E il secondo: come fare per immagazzinare l’energia e soprattutto disporne di ulteriore in caso di aumento dei consumi (per le attività produttive stagionali) senza restare a secco.

Per superare questi due ostacoli sulla strada delle energie rinnovabili si sono dati appuntamento sull’isola tecnici e ingegneri della locale Empresa de Electricidade da Madeira, la società elettrica, della startup Mobility House e della Renault, che hanno dato vita a un progetto denominato Smart Fossil Free Island, il primo vero laboratorio sulla produzione e gestione di energia rinnovabile.

L’esperimento mira a controllare, coordinandole tra loro in modo intelligente, la produzione di energia rinnovabile affiancata da una rete di stoccaggio e da un software in grado di restituire in ogni momento tutti i dati relativi, al fine di ottimizzare la fornitura e il consumo di energia. I risultati dell’esperimento serviranno a capire in che modo e con quali risorse si potranno creare analoghe “isole energetiche a emissioni zero” anche sui continenti.

Come funziona l’esperimento. I due impianti di energia nell’isola generano 1,1 megawatt dall’impianto eolico e 2,0 megawatt dal solare che vengono immagazzinate in una rete di stoccaggio composta da batterie “di seconda vita”, ovvero le batterie riciclate a cui si aggiunge anche la rete delle automobili elettriche in quel momento in carica. Renault ha fornito all’esperimento delle automobili a carica bidirezionale, in grado cioè di assorbire ma anche di restituire energia se ce n’è bisogno. Questa rete di stoccaggio è collegata a un software, chiamato “marketplace” che monitora in tempo reale i livelli di domanda e offerta di energia. Se viene prodotta più energia rinnovabile del necessario, l’elettricità viene trasferita a strutture di stoccaggio fisse, che sono le auto elettriche collegate in quel momento o le batterie di seconda vita. Se la domanda è superiore all’elettricità prodotta, le strutture di stoccaggio fisse rilasciano nuovamente energia nella rete. E per garantire che ci sia sempre abbastanza energia nelle batterie delle auto per chi volesse usarle in quel momento, c’è un’app che i residenti possono usare per impostare il tragitto da compiere e ottenere la risposta se l’auto ha l’energia in quel momento sufficiente o se (in caso di sharing elettrico) bisogna prenderne un’altra.

Porto Santo è il primo progetto al mondo a controllare in modo intelligente le tre forme di flessibilità – ricarica intelligente, veicolo a griglia e stoccaggio della batteria di seconda vita – tramite una piattaforma software centrale. Su piccola scala, i tre partner del progetto stanno già testando l’integrazione di tecnologie in grado di supportare la transizione energetica anche nel continente.