“Volevo farlo diventare premier”.

Ci sono persone che sono nate per creare soluzioni. Non importa il tragitto per arrivarci. Quello che importa è solo arrivarci e basta. Valter Lavitola è il nostro Saul Goodman: lui non sta lì ad aspettare che le cose accadano, sta lì per farle accadere. E quando accadono devono farlo esattamente nel modo in cui si è scelto di farle accadere.

Saul Goodman, il geniale personaggio creato da Vince Gilligan per Breakin Bad, è cresciuto talmente tanto da meritare una sua serie esclusiva, Better Call Saul.

Un personaggio che è l’archetipo del geniale truffatore, antieroe per eccellenza che, a differenza dell’eroe a cui tutti vorremmo assomigliare, è proprio quello invece a cui assomigliamo davvero, quello che incarna tutti i nostri peggiori aspetti: la cialtroneria, la millanteria, l’ambiguità, la spregiudicatezza, il cinismo, la mancanza di vergogna, tutto però unito all’intelligenza, alla determinazione, alla genialità e creatività e soprattutto all’elemento che più di tutti gli altri muove questi personaggi e li trasforma in mito: la fame, o l’ambizione, che è la stessa cosa. Il vero motore che mette in moto Saul, mette in moto anche Valter Lavitola.

Se Saul per meglio difendere i suoi clienti intercettati dalla polizia, crea un business di telefoni usa e getta da fornire a tutta la criminalità della città, anche Valter Lavitola fin dagli inizi della “carriera” dimostra di sapere come non fermarsi di fronte a ostacoli davanti ai quali si fermerebbero tutti i comuni mortali. Ma lui no.

Ad esempio, negli anni 90, si mette in testa, per calcolo politico, di voler dirigere lo storico giornale socialista “Avanti!”, ma la testata non è sua né ha modo di arrivarci.

E’ un problema? Assolutamente no.

Ecco allora “L’Avanti”, con un articolo, un apostrofo in più e tanti saluti ai legittimi proprietari della testata (per questo poi beccherà una condanna penale e un maxi risarcimento che ovviamente non vedrà mai la luce, ma questi sono dettagli della storia, non sono certo la Storia).

Per tutelare il suo vero cliente narcotrafficante Saul Goodman ha bisogno di un finto colpevole? Ecco che se ne procura uno, che di mestiere fa esattamente questo, e lo fa arrestare dalla DEA, alla faccia della DEA.

Allo stesso modo: Silvio Berlusconi ha bisogno di due o tre senatori che cambino bandiera per far cadere l’odiato governo Prodi? E Valter gli procura Sergio De Gregorio, uno che di mestiere non fa questo ma sembra nato per farlo, e infatti assieme a lui si trascina dietro gli altri due o tre che servono, e il gioco è fatto.

Ma più di tutti è l’affare della casa di Montecarlo che mostra il talento di Mr Lavitola, l’uomo che risolve problemi come il Mr Wolf, ma più creativo, più geniale.

In quel periodo, quando Fini e Berlusconi stanno litigando ferocemente per il controllo del PDL, cioè del centrodestra, è la casa di Montecarlo, chi si nasconde dietro la proprietà di quella casa, che si rivela l’arma letale per uccidere politicamente Fini.

Stanno indagando tutti: giornalisti di razza e di conoscenze, investigatori privati a buttare, servizi e mezzi servizi sicuramente sotto pressione per ottenere le informazioni.

E in questo Festival Internazionale dell’Informazione e della Soffiata, chi è che decide di mettersi in gioco e prende un aereo per andare fino all’isola di Santa Lucia, ai Caraibi dove ci sono i documenti che mezzo mondo va cercando?

Ovviamente lui, Saul Lavitola, che va lì e non si sa come – lui racconta che conosceva un agente del MI-6, ma è ovvio che raccontandolo lui è sicuramente l’unica cosa che non è successa – viene in possesso proprio della carta che tutti cercano.

La casa di Montecarlo è proprio del cognato di Fini.

Tombola – proprio come Saul e la vicenda del colosso delle assicurazioni che aveva messo in piedi una truffa milionaria ai suoi clienti e che viene messo al tappeto dall’avvocaticchio scaltro ma soprattutto più illegale di loro – e Fini al tappeto. Non si rialzerà mai più.

Nessuno sembra poter fermare Saul. E nessuno sembra poter fermare Lavitola.

Fino a un certo punto. Nella serie Saul finisce a fare il latitante. Valter invece, dopo essere entrato e uscito di galera più volte, finisce ad aprirsi un ristorantino dalle parti di Monteverde vecchio.

Attenzione alla location: non è casuale, per uno come lui.

A Montevederde vecchio vivono soprattutto giornalisti, autori, attori, sceneggiatori, tutte categorie con cui Valter è affine, molto affine.

E infatti si crea subito il giro: “Andiamo da Valter il sabato sera” a sentire racconti aggiustati, illazioni inconfermabili, gossip cinici e diffamazioni sotto traccia. Ma soprattutto piani e contro piani che disegnano ambizioni, desideri, traguardi.

Uno dei commensali è Ranucci, del quale Valter vede le potenzialità oltre Ranucci stesso. “Può fare il premier”, perché no, e cosa ci vuole. Lasciatemi fare, e tempo un paio d’anni, eccomi qua, Ranucci premier e io vice? Macché vice, figuriamoci, i vice non contano niente. Sottosegretario alla presidenza, ecco il mio ruolo, non un ministro, ma quello che decide chi diventa ministro, vuoi mettere?

E così, ecco il piano per Ranucci premier, malgrado Ranucci, che non sa niente. Del resto a che serve che sappia?

Saul avrebbe pensato la stessa cosa. Quei due sono uguali. Saul era morso da una ferita eterna: la tragica fine di suo padre, truffato e morto in povertà e la mancata stima del fratello principe del foro. Decide che diventerà avvocato – e fa niente se deve cominciare a truccare le carte fin da subito – per fargliela vedere a tutti.

E Valter?

Lo dice lui, in una intervista, forse l’unica vera.

“Volevo fare il parlamentare. Ma non me lo fecero fare. Berlusconi era pure d’accordo, ma Letta e Ghedini si opposero sempre”.

E così gliel’ha fatta vedere.

Better Call Lavitola.


Scopri di più da Giovanni Franchini

Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.