Dunque, siamo di fronte a questo paradosso.
Abbiamo uno strumento, i modelli AI, che ti aiutano a velocizzare i processi di scrittura, di ricerca, di struttura, e tutto quello che c’è attorno alla realizzazione di un contenuto.
Sono strumenti molto utili, che velocizzano i processi e soprattutto i tempi, aumentando la tua produttività. Ottimo no?
Però accanto a questo è nata una corrente di pensiero che, sintetizzando e facendo tutto un fascio, dice sostanzialmente: AI=merda.
Ecco che allora nascono addirittura strumenti che permettono – o meglio affermano di poter permettere – un controllo sull’uso dell’AI. Quanta ne hai usata, con tanto di percentuali “quanta AI” “quanta persona”.
Alcune piattaforme, intimorite, hanno varato funzioni di segnalazione “Mi sembra scritto da AI”, come se fosse “Mi sembra cocaina”, “Non è benzina, è acqua”, “Questo è uno di cui non ci si può fidare”.
Come poi insegna l’esperienza intera di Internet, dai una facoltà di segnalazione agli utenti e questi la useranno soprattutto a cazzo, in maniera impropria, e del tutto sganciata da elementi reali e oggettivi. Che peraltro tu ti guardi bene dal fornire agli stessi utenti. Anche perché manco tu li sai. Non sai neanche perché stai facendo quello che stai facendo.
Intanto però tu sei stato “segnalato”. La piattaforma può prendere provvedimenti in tal senso. Provvedimenti dei quali ovviamente verrai a conoscenza dopo che sono stati presi su di te. Magari ti sospendono, magari ti bannano, magari semplicemente ti appiccicano una sorta di cartello-gogna “questo qua usa AI, ‘sto stronzo”.
Con l’ironia di fondo che magari tutto il pacco segnalazione, sospensione, ban e gogna, tutto automatico, tutto in tempo reale, è stato realizzato dall’AI e erogato dall’AI.
Nel mondo reale poi hai dei clienti ai quali fornisci dei servizi che magari passano al setaccio i tuoi contenuti con lo Strumento, il quale sentenzia: “Scritto 70% dall’AI”. “70 dall’AI? Hai capito ‘sta merda”, pensa il cliente.
Oppure stai chiudendo un nuovo incarico e però sul tuo profilo il cliente trova scritto: “’sto stronzo usa l’AI”. E quello pensa: “hai capito, proprio a me voleva fregare ‘sto stronzo”. E così niente nuovo cliente.
Allora tu che fai?
Su alcune piattaforme, tipo questa, puoi anche disattivare il controllo AI. Ma il lettore legge che l’hai disattivato. Il che funziona come conferma di disonestà. L’ha disattivato perché usi l’AI ma non vuoi farti scoprire.
Pezzo di merda.
Ma è inutile. Perché io adesso copio e incollo sul sito dello Strumento, vedo i risultati e se trovo: 100% scritto da una persona, ci resto male, ma non dico niente a nessuno, chiudo tutto e ti aspetto al varco la prossima volta.
Ma se trovo scritto: “c’è AI”, anche in minima parte, il Braccio violento della Giustizia cala su di me con grandissima Vendetta e furiosissimo Sdegno, mi trasforma in Ufficiale Giudiziario Vendicatore AI, vengo nei commenti e faccio un casino che la metà basta a sputtanarti per la vita.
Ma alla fine tutto questo sarebbero anche trascurabili inciampi se potessi contare su persone dotate di discernimento umano.
Su chi ad esempio, di fronte a un AI-pregiudicato o sputtanato, o denunciato, pensa: “Va be’ ma fammi capire questo che scrive, e cosa presenta alla fine. È utile, è di valore, dice qualcosa di realmente interessante? E se si, che mi frega con l’ausilio di cosa l’ha scritto?”.
Forse qualcuno ci conta, su questo.
Ma temo che sia più probabile che tra vent’anni, in un libro di storia, ci sia scritto:
“Ne morirono di fame e di stenti a migliaia di questi professionisti che contavano sul discernimento umano e di una serena valutazione del risultato. Solo i più fortunati si salvarono andando in miniera, dove l’AI non poteva scavare al posto loro”.
Perciò che fai? Non puoi contare su chi vede il risultato e non il metodo. Ergo: non puoi, non devi farti beccare. Non puoi uscire sul Bollettino degli Stronzi AI.
Perciò nonostante avessi addestrato con cura il modello, e nonostante l’ultima versione del contenuto fosse sempre e solo la tua – anche perché lo sai bene, tu scrivi meglio dell’AI – quello Strumento del cazzo comunque continua a segnalarti come AI bastardo.
“Tracce di AI”. “Da qui è passata l’AI”. “Hanno tentato di cancellarla, ma a noi Cacciatori non la si fa: qui c’era AI, lo vediamo benissimo dal Luminol AI brevettato da noi stessi e per il quale in Borsa ci hanno appena valutato mille mila miliardi”.
E tu sai che basta anche un poco di AI nel sangue, per sentenziare la tua morte civile online. Che se non sei ancora morto, lo sarai da qui a poco.
Quindi ti metti e cancelli, riscrivi, rivedi, ri-riscrivi, stai li con una falce e un martello a devastare tutto, a martellare da tutte le parti, a tagliare di netto interi paragrafi, con colpi sempre più violenti, finchè di quella stronza non esista la più la minima traccia.
Poi dopo, di fronte a un relitto di contenuto, sanguinante da tutte le parti, ti metti e riscrivi, da solo, dopo aver chiuso tutti i programmi AI nel tuo PC e per non rischiare, anche in tutti quelli della casa, non sia mai quella stronza ricicci fuori da qualche parte.
E allora, solo allora, ti accorgi che se avessi fatto dall’inizio tutto da solo, c’avresti messo una frazione del tempo, diciamo tre quarti di tempo di meno.
Ed è quello il momento di lucidità, come negli alcolisti anonimi in riabilitazione. Prendi un lungo respiro e dici: non posso usare l’AI. Devo farne a meno. Da ora in avanti. Per sempre.
Così torni ai parametri di prima: per un articolo ci mentto cinque ore, almeno trenta euro l’ora se no davvero non ha senso avere una partita IVA, sono centocinquanta euro.
Che quando lo dici al cliente. quello scoppia a ridere. 150 euro per un articolo? Ma che sei scemo? Lo faccio fare all’AI e ci mette due minuti. Tre, diciamo, se mi metto anche a darle delle istruzioni precise.
Tu non usi l’AI? E sei messo malissimo, ragazzo, aggiornati che il mondo va avanti e tu sei rimasto agli anni ‘90.
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