E’ l’86esimo e Cristiano Ronaldo sta perdendo.
Fino a quel momento la Spagna aveva giocato una partita perfetta, aveva rimontato lo svantaggio giocando un calcio tecnicamente immenso, fatto di tocchi di palla divini, dribbling irresistibili, giochi di prima ravvicinati e continui. Del resto il tiki taka, quel torello dannazione di ogni bambino che prima o poi si trova invischiato in quell’esercizio-tormento, loro, gli spagnoli, lo giocano da Dio. E’ da sempre un esercizio che non dà scampo. Non riesci a togliere la palla a quelli tecnicamente migliori di te, una situazione frustrante che non prevede alcuna giustizia e che è il migliore esempio della legge del più forte: il migliore prevale, il peggiore soccombe. Niente diritti, niente pari opportunità, eguaglianza, conquiste civili. Inesorabile dominio del più forte. Sconfitta con irrisione. Pura legge della giungla, il torello.

torello ragazzini

Cristiano Ronaldo guarda il pallone e pensa che anche i due gol che ha già segnato, non stanno servendo, non sono stati abbastanza. Eppure c’è già stato un momento, poco prima, in cui il Destino che appoggia i vincenti, quelli del torello, si era già manifestato; un tiro di Ronaldo, non irresistibile, non letale come di solito, era diventato un gol grazie ad un errore del portiere. E chi ha giocato a calcio, sopratutto da portiere, sa che quegli errori non sono casuali. Fanno parte e sono generati da una caratteristica puramente umana: la paura. La paura del grande giocatore che sta tirando e tu portiere, da qualche parte dentro di te senti improvvisamente urlare: ecco è finita, adesso segna, come ha segnato prima e tu non ci puoi fare niente, perché lui è più forte e ti batterà, perché è così che le cose vanno a questo mondo. E’ come nel torello. Inutile opporsi. E così quando quel tiro invece che incredibilmente complesso, orrendamente magnifico, decade nell’ordinario e inaspettato banale, tu sei ancora lì vittima di te stesso, dei tuoi pensieri da preda di torello e commetti l’errore fatale, aiutando il Destino a farti lo sgambetto.

de gea ronaldo

Ma anche questo non è bastato. La Spagna ha reagito, ha mostrato classe e mestiere, tecnica e talento, ha invocato gli dei giusti, quelli che scendono e ti passano una mano sulla testa e ti avvolgono in una scia divina. E fanno accadere strane cose, come far girare la palla con un effetto come se l’avessi colpita di piatto e non di collo pieno in un tiro a volo. E invece di finire a lato, come finiscono tutte quelle palle tirate più di rabbia che di intenzione, si trasforma in un colpo micidiale di biliardo, palo-gol, con il quale Nacho Fernandez sigla il 3-2 Spagna.

nacho fernandez gol

Adesso è l’86esimo e Cristiano Ronaldo, al limite dell’area, in posizione centrale, vede sistemare la barriera. Ha conquistato un calcio di punizione che, per uno come lui, significa avere il fucile quando l’avversario ha una pistola. Il fallo l’ha commesso Piquet, che lo conosce bene, migliaia i duelli in Nazionale, in Liga Spagnola, in Champions, in Coppa di Spagna, uno nel Real, l’altro nel Barcellona, si sono scontrati mille volte, l’uno conosce l’altro meglio di suo fratello. In quel momento, in quella posizione, Piquet sa benissimo che fare fallo e consegnare una punizione a Ronaldo è come farsi assistere in un suicidio. Ma Piquet non ce la fa, arriva, proprio su Ronaldo, con una frazione di secondo in ritardo e perde il suo personale torello. Sa che il fallo costerà carissimo, ne ha la piena consapevolezza, la stessa di Frank-Henry Fonda quando, poco prima del duello finale, chiede ad Armonica-Charles Bronson chi diavolo sia e il perché di questo odio feroce nei suoi confronti. Ed è in quel momento, in quella ennesima mancata risposta di Armonica, come nella lentezza con cui  Ronaldo che posiziona il pallone nel punto di battuta, che Frank realizza che perderà il duello e Piquet capisce che la partita non sarà vinta. Frank sa che morirà, Piquet sa cosa succederà.

bronson c'era una volta il westhenry fonda c'era una volta il west

Adesso, qui e ora, Armonica è Cristiano Ronaldo. La sua posizione da duello è quella che tutti conoscono: da bullo di periferia, a gambe allargate, e la rincorsa chilometrica,
Ma questa volta è diverso. Le gambe non sono larghe come sempre e anche la rincorsa è più corta e forse anche questo ha a che fare con il Destino, ma in un modo diverso.
Sembra quasi che adesso Ronaldo voglia sfidare anche il Destino, dimostrargli che non è una questione di osservanza del rito, di atteggiamento, di cabala, di superstizione. Di rispetto. Anzi, in questo cambio di postura sembra quasi dire al Destino: me ne frego pure di te e di chi crede che io debba obbedirti, conformandomi ai tuoi voleri.
La sua sicurezza è arrogante, la sua arroganza è sicurezza di esserci, di contare quando è il momento di contare.

ronaldo bullo

Come quella volta in Napoli-Juventus, quando Maradona sistema la palla per una punizione a due in area. I giocatori del Napoli protestano per la distanza della barriera, per il muoversi anzitempo, protestano per tutto. Ma a un certo punto Diego fa un gesto a dire: lasciate perdere e dice a Bruscolotti a fianco: “tanto segno lo stesso”. E mette la palla lì dove Tacconi sapeva che avrebbe messo. E pur sapendolo, non ce la fa lo stesso, in una eterogenesi dei fini eccezionali, conseguenze normali a intenzioni eccezionali.

maradona napoli punizione

Ora, mentre Cristiano prende la rincorsa, diversa dal solito, chissà cosa pensa, e chissà se pensa. Lui sa che in quei secondi si condensa tutto il gioco del calcio, del significato dello sport, le sue metafore letterarie, il racconto dell’umano, il mito della vittoria, la polvere della sconfitta. Sa già tutto. Lo sapeva solo qualche mese fa, quando ha battuto il rigore che ha condannato la Juve in Champions nella partita del “bidone di immondizia al posto del cuore”. Buffon furibondo viene espulso. Ronaldo, come Armonica, freddo e letale, fa secco il portiere subentrato, con un rigore preciso e potente, il contrario delle scuole di calcio, quando ti insegnano che “o preciso o potente”. Ma le scuole sono fatte per i normali, non per gli Dei. Questi se ne fottono delle regole e fanno come gli pare.
E anche le umane paure, che di solito giocano sporco e sono costati, costano e costeranno cari e cioè la pressione, l’ansia, la paura di non essere all’altezza, la paura di avere paura, che hanno fatto sbagliare gente altrettanto predestinata come Baggio, Messi, lo stesso Maradona, Ronaldo chissà se le prova. Se dovesse provarle, ora sbaglierebbe. Ma lui sa di essere Ronaldo. Sa di sapere. Un insulto all’uomo saggio, direbbe Socrate.

cristiano ronaldo rigore juve

E Cristiano Ronaldo tira la sua punizione. Lui da lì non sbaglia mai. E non la sbaglia nemmeno stavolta. Mette la palla là dove deve metterla, i suoi non sono palloni, sono droni che obbediscono a comandi invisibili, traiettorie già disegnate, come le geometrie esistenziali di Battiato e che perciò vanno dove devono andare quando devono andare come devono andare. Freddi, efficaci, letali. Definitivi.

ronaldo punizione

La telecamera mostra Diego Costa, autore dei primi due gol spagnoli, mentre in panchina osserva la punizione di Ronaldo. Nei suoi occhi la vediamo ancora meglio, nella sua essenza. Nessun cenno di stizza nel volto, nessuna smorfia, nessun disappunto. Nessuna emozione visibile. Diego Costa semplicemente china la testa. Rassegnazione pura. L’Inevitabile, come nel torello. Fine dei giochi.

Cristiano Ronaldo non ha mai paura di tirare un calcio di rigore. Non è da questi particolari che si giudica un giocatore, diceva De Gregori. Ma anche di questo, Cristiano Ronaldo se ne frega. Quella canzone, il Destino e tutto il resto, non parlano di lui. Non più.

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