Se vuoi fare il ciclista a Roma (ma non te lo consiglio), sarà meglio che tu sappia in che tipo di città stai pedalando (o vorresti pedalare, ma non te lo consiglio), da che tipo di cittadini è abitata e quali accortezze devi seguire se proprio vuoi pedalare in questa città (ma non te lo consiglio).

A Roma il ciclista deve fare attenzione. Deve sapere che sta pedalando in una città i cui abitanti ignorano l’esistenza delle biciclette e credono che queste strane piste siano state fatte dai Romani (convinzione agevolata dalle condizioni di “maiutenzione” in cui versano) e che venissero usate in antichità per le “bighe ciclabili”, una sorta di bighe giocattolo guidate dai bambini romani, figli di gladiatori e imperatori.

Provate a guardare una persona negli occhi mentre la incrociate pedalando lungo una pista, vedrete la sua espressione mutare prima in sconcerto (“Oh Madonna, cazzo è questa cosa che si muove?”) e poi la sorpresa (“Una bici! Incredibile, ancora esistono pensavo fossero estinte!).

Per questo le piste ciclabili sono frequentate da (in ordine di probabilità):
1) passeggiatori;
2) passeggiatori con cani;
3) passeggiatori con cuffiette;
4) Passeggiatori che parlano al telefono;
5) Ragazzi fidanzati mano nella mano stile “Dreams, are my reality, the only kind of real, fan-ta-sy… ecc.);
6) Famiglie in gita (cioè madri, padri, figli piccolissimi con andamento da walking dead, tutti in gita la domenica sulla pista ciclabile dai!);
7) Anziani con anziani;
8) Anziani con badanti;
9) Runner (persone che fanno footing);
10) Persone che aspettano mezzi pubblici lontano dalla fermata dei mezzi pubblici;
11) Automobili e motorini parcheggiati;
12) Autombili e motorini abbandonati;
13) Camper abitati;
14) Camper abbandonati;
15) Ciclisti;

Tutte queste persone occupano la pista ciclabile nell’assoluta convizione che sia stata realizzata per loro e le altre 14 categorie siano appena appena tollerate.

Per cui i passeggiatori passeggeranno a due a due lungo tutto lo spazio della pista e se disgraziatamente questa dovesse essere comunque più larga di due persone affiancate, queste si disporranno affiancati ma distanti tra loro in modo da occupare tutto lo spazio. E’ chiaro che se le corsie sono due una è per me e l’altra per te.

I passeggiatori con cani si muniranno di guinzaglio chilometrico in modo che il padrone occupi l’inizio della pista a Roma Nord e il cane sia posizionato sull’altra corsia, a Ostia (è un’esagerazione, non c’è purtroppo una pista così lunga, altrimenti sarebbe stato bello lo stesso).

Attenzione ai passeggiatori con cuffiette: sono i più pericolosi, assieme agli immigrati che sbraitano al telefono in linguaggi sconosciuti. Entrambi passeggiano guardando a terra, non udendo alcun suono oltre a quelli prodotti dalle cuffiette o dallo smartphone con il quale inviano e ricevono urla (mi piace pensare che stiano dicendo: “Mi avevi detto che questa era una nazione civile, mi hai preso per il culo”. “No io avevo detto incivile non civile” ecc). Insomma a questi non c’è modo di avvertirli che stai passando che devono spostarsi, per cui l’unica e scansarli, uscendo tu dalla pista e sorpassandoli al largo, facendo però attenzione alle categorie 6-10-11-12-13-14 che spesso sostano proprio ai lati delle ciclabili.

Particolarmente difficili sono anche gli innamorati perché sono persi occhi negli occhi e orecchi che riproducono suoni di campane e anche qui niente allarmi visivi o acustici, anche in questo caso conviene uscire e rientrare.

Gli anziani e gli anziani con badanti sono una categoria dichiaratamente ostile. I primi, autosufficienti, ti vedono anzitutto come un pericoloso delinquente che rischia di urtare anziani fragili con questa mania del cazzo delle biciclette manco fossimo al giro d’Italia. E in secondo luogo, se proprio devi usare questa cazzo di bicicletta allora via per strada assieme a quegli stronzi degli automobilisti, visto che siete colleghi.
I secondi sono condotti dalle badanti e sono loro a guardarti negli occhi inviandoti il seguente messaggio: abbiamo questa traiettoria e non ci sposteremo mai. Impiccati”. In entrambi i casi meglio uscire e rientrare.

I runner, quelli che fanno footing, è materia complessa. La materia è regolata da una sorta di codice non scritto, al cui articolo 1 si legge: “I runner fanno footing dove cazzo vogliono” (è per questo che li vedi al parco, sulle piste ciclabili, ma anche sulle tangenziali al seguito di autocarri euro zero che emettono nuvole di fumo), mentre il secondo articolo recita: in caso di rotta di collisione sei tu ciclista che devi cambiare la traiettoria. Sempre. Io runner non cambio un cazzo e tiro dritto per la mia strada. Perché. Perché sono un runner, la parte migliore di questa società mentre gli altri sono dei debosciati e tu ciclista sei un senza palle, altrimenti abbandoneresti quella ridicola bicicletta e saresti un runner. Se ci fate caso il runner manco alza la testa per guardarvi. Per lui il ciclista non esiste, è un rumore di fondo, un insetto di passaggio.
Insomma, anche in questo caso, meglio cambiare traiettoria ed evitare contenziosi.

Le automobili, i camion, i motorini abbandonati sulle ciclabili sono una caratteristica prettamente romana. Non che in altre città non esistano, ma a Roma questo fenomeno ha una spiegazione storico-culturale. Dato che l’ultima rimozione avvenuta a Roma di automezzo abbandonato coincide più o meno con l’ultima manutenzione di una pista ciclabile ed entrambe appartengono a Costantino (Flavius Valerius Constantinus, Naissus, 27 febbraio 274 – Nicomedia, 22 maggio 337), gli automezzi abbandonati godono di una speciale regolamentazione: appena l’erba che gli cresce attorno supera i cinque centimetri entrano automaticamente sotto tutela della Soprintendenza Archeologica del Comune di Roma e quindi chiusi al pubblico e in stato di degrado, però ufficiale.
(continua)