Per Italia Circolare, il magazine dedicato all’economia circolare, questa volta parlo di agroalimentare sostenibile, quando nuovi alimenti vengono creati utilizzando materiale di scarto trasformato in materia prima.

È quello che fa Circular Farm, fattoria “senza terra” che produce funghi utilizzando i fondi di caffè esausti e riutilizza gli scarti organici per creare altri alimenti.

Nata da una idea di Antonio Di Giovanni, Circular Farm è una startup con un modello economico rigenerativo che ha come risorse gli scarti e come principio il concetto di economia circolare.

15 tonnellate di fondi di caffè prelevati da 10 bar della zona di Scandicci, a Firenze (ritirati con delle cargo bike, tanto per essere coerenti fino in fondo con la sostenibilità), che una volta ripuliti vengono uniti al silver skin, lo scarto di torrefazione, e impacchettati in sacchetti appesi all’interno di appositi container: dopo circa un mese, il substrato, aiutato dal buio e l’umido, consentono al composto di effettuare la fruttificazione che non è altro che la nascita di un fungo.

Ed ecco che da 15 tonnellate di fondi di caffè si ottengono 300 chili di funghi porcini che Di Giovanni vende ai ristoranti (vegetariani) e ai Gruppi di acquisto, tramite un’altra startup destinata alla vendita, Funghi Espresso.

Ma non è finita qui: una volta coltivati i funghi, il substrato esausto viene ancora una volta rigenerato attraverso il vermi-compostaggio per la produzione di humus di lombrico che viene poi impiegato come ammendante organico per l’orto sinergico. Alla fine, grazie agli scarti organici dei pesci l’acqua può essere utilizzata per la coltivazione di ortaggi naturali con il metodo idroponico. Insomma, il modello inventato di Di Giovanni permette di generare funghi, humus di lombrico, lombrichi, piante e pesci.

Dai fondi di caffè al latte scaduto il passo è breve, purché circolare. Il progetto di ricerca Lac2Lab, prossimo a diventare startup, prevede l’utilizzo del latte scaduto, destinato allo smaltimento, come elemento per creare colture cellulari in vitro, dagli utilizzi potenzialmente infiniti, ma soprattutto a costi molto più economici. Il latte fresco pastorizzato è uno degli alimenti altamente e velocemente deperibili, al più tardi entro il sesto giorno da quello di produzione e i controlli sono ovviamente rigidi. Dopo quel termine la distribuzione lo toglie dagli scaffali e lo avvia allo smaltimento. In questo modo, se ne spreca tantissimo, un sesto circa dell’intera produzione. Con il progetto di Lac2lab, invece, il latte scaduto diventa siero per le colture cellulari in laboratorio che serviranno per produrre farmaci per la cura dei tumori alla produzione dei vaccini, alla produzione di nuovi farmaci.

La riduzione dello spreco alimentare, il risparmio di materia e di energia nel processo di smaltimento del packaging e l’avvio di un circolo virtuoso in cui i materiali impiegati sono di origine organica, sono gli elementi alla base di Packtin, startup spin-off dell’Università di Modena e Reggio Emilia nata dopo anni di ricerche sugli imballaggi commestibili. L’idea di Packtin si basa sul recupero di scarti dei processi industriali della filiera alimentare (bucce di arancia, mela, pomodoro, polpa di barbabietola ecc.), da cui estrarre biopolimeri per produrre integratori, pellicole per alimenti, gel e packaging biodegradabili e commestibili, oltretutto garantendo una maggiore sicurezza e conservazione degli alimenti.

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