(Questo articolo è stato aggiornato cinque volte, trovate gli aggiornamenti in fondo, compreso un intervento del fondatore di Photoclaim, Niko Trinkhaus e altre notizie recenti). 

Chiunque abbia un sito, un blog, una qualsiasi cosa online deve stare attento al copyright. Tutti infatti sanno che non si rubano contenuti, che bisogna conoscere e saper utilizzare le licenze a maggior ragione se sei un professionista del giornalismo e della comunicazione, sapere dove e come si utilizzano immagini, foto e video, ottenendo le necessarie autorizzazioni, dai legittimi titolari o da chi per loro: uffici stampa, agenzie di comunicazione, risorse online liberamente accessibili eccetera.

Quello che non sapevo ancora è che tutto questo può rischiare di risultare inutile, se ti imbatti in una nuova figura del web: il photography defender.

Il giorno 2 gennaio 2020, nella posta di uno dei siti che gestisco, arriva questa mail:

photography defender mail

La mail, molto lunga e interamente in inglese, è ultimativa e non ammette tesi contrarie. Mi scrive un avvocato berlinese. Mi accusa di aver pubblicato una foto illegittimamente, dal 2017. Sono certamente colpevole. La giurisdizione applicabile è senz’altro quella tedesca. Una tabella mi mostra l’entità del danno. L’avvocato fa il totale: sono 2800€ da versare entro sei giorni sul suo conto corrente.

Sembra uno scherzo, ma dalla lunghezza della mail e dallo screenshot del mio sito capisco che non è una mail generica, ma qualcuno si è effettivamente concentrato sul mio sito, ha preso i miei dati dall’Internet Whois che stabilisce proprietà e indirizzo di un sito, insomma questo ce l’ha proprio con me.

In allegato alla mail c’è la foto incriminata. uno screenshot dal mio sito. Vado a controllare come e perché quella foto sta nel mio sito, fa parte di uno stock di foto che scaricai da una sezione download per la stampa, ma in effetti avrei difficoltà a provarlo, dato che a distanza di tre anni da quel download oggi quella foto in quel database non c’è più. Del resto è normale che negli anni i database delle foto scaricabili cambino.

Sono costretto a capire bene di cosa si tratta. 

Anzitutto cerco di capire chi questo avvocato Robert Fechner che mi scrive da Berlino, a cerco informazioni su di lui, per capire se esiste veramente. Vado sul sito che ha il dominio della mail dalla quale mi scrive: Photograpy-defender.com, ma non trovo riferimenti.

Su questo sito non c’è una sezione Chi siamo, o Staff, o chi sono i professionisti che vi operano. Cerco Fechner Legal, Berlin e arrivo sul sito di uno studio legale a Berlino e qui ho il piacere di vedere il volto dell’avvocato Fechner e leggere il suo curriculum. Avvocato dal 2014, ha fatto il praticantato a Bochum con trasferte in alcune città europee tra cui Varsavia.

L’avvocato esiste davvero.

Nella lunga mail che mi ha scritto, dice che il fotografo di cui avrei violato i diritti si è iscritto ad un sito per tutelarsi dai furti di foto e che questo sito ha incaricato Fechner del compito di perseguirmi. Questo sito si chiama photoclaim.com

Vado su questo sito e scopro che la sua mission è tutelare i fotografi professionisti promettendo loro di “aiutarli a far valere i loro diritti su furti di immagine”.

Cerco su Photoclaim tracce dell’avvocato Fechner e mi imbatto in una pagina laddove si avvisano gli utenti che hanno ricevuto una lettera da Robert Fechner per violazione di copyright – è proprio il mio caso – che non è un tentativo di phishing, ma al contrario una mail da prendere sul serio. L’avvocato Fechner agisce in nome e per loro conto.

Continuo a cercare informazioni sul web e scopro che questa attività di Photoclaim e dell’avvocato berlinese è intensa, continua e worldwide, sempre con la stessa tecnica: accuse di violazioni a chiunque, statuizione unilaterale della giurisdizione tedesca come legittima, e soprattutto richieste di somme di denaro da versare sui conti personali dell’avvocato.

Insomma, metodi oltremodo spregiudicati. Trovo anche un interessante carteggio tra Fechner e un internet provider canadese con il quale l’avvocato tedesco si mostra particolarmente aggressivo nel pretendere l’identità del titolare di un sito web di cui il provider è registar e per il quale, secondo la legge canadese il provider, non è affatto tenuto a fornire, al contrario di quanto afferma Fechner che rivendica anche in questo caso la giurisdizione tedesca.

Insomma, l’avvocato è aggressivo, spregiudicato, ma molto molto superficiale quando si tratta di individuare le corrette giurisdizioni delle liti legali.

Andiamo avanti. Nella mail bellica indirizzata a me, l’avvocato Fechner mi allega una dichiarazione da firmare, dal titolo Cease and Desist.

photography-defender-2-cease-and-desist

La dichiarazione di Cease and desist è una ammissione di responsabilità nella quale si ammette la violazione e ci si impegna a rimuovere la foto, o il contenuto incriminato, cessando e desistendo a far data dal momento in cui si firma la dichiarazione.

E’ una pratica, apprendo indagando, usata spesso nel mondo della violazione del copyright musicale, e in questo caso per analogia applicata alle foto.

Ma soprattutto è una dichiarazione in cui si ammette la violazione. Inoltre in questa dichiarazione la dichiarazione non solo comporta l’ammissione di responsabilità, ma anche l’implicita accettazione del foro competente, Berlino, e la relativa legge tedesca. E soprattutto si accetta come legittima una tabella, adottata dalla legge tedesca, per quantificare i danni relativi alla violazione di copyright subita dal fotografo.

La tabella MFM l’avevo già vista. Stava su Photoclaim nella pagina in cui si avvisava di questo avvocato e si spiegava che la quantificazione del danno avveniva secondo questa tabella.

Photography defender copyright email intimidatoria

Questa tabella, redatta dall’Associazione tedesca dei fotografi di marketing, viene di prassi utilizzata dai giudici tedeschi per quantificare i danni di una violazione di copyright. Ma nelle liti in corti tedesche. E perché io dovrei, in Italia, prenderla per buona?

Insomma, nella tutela legale dei fotografi dell’avvocato Fechner le cose illegittime, irragionevoli, al confine tra legale e illegale, costituiscono la cifra principale dell’attività dell’avvocato berlinese. E ciliegina sulla torta, il suo conto corrente personale su cui invita a versale le cifre che chiede.

Nel mio caso entro e non oltre sei giorni.

Photography defender copyright email intimidatoria

Per quanto mi riguarda tutto questa lettera non sta in piedi. A prescindere dalle modalità di comunicazione, una semplice mail che potrebbe anche essere finita nello spam, la sostanza è che, anche se non sono un avvocato, mi balza subito agli occhi che che la questione della giurisdizione tedesca non c’entri nulla visto che sia io sia il fotografo presunto danneggiato, siamo italiani. E in terzo luogo, ritengo questa lettera il trionfo della malafede e ai limiti della pratica del phishing, laddove mi intimidisci con una mail in inglese bellico, tentando di spaventarmi e di spingermi a firmare una dichiarazione nella quale di certo peggiorerei la situazione.

Al contrario se davvero ti interessasse del tuo cliente e volessi fare il suo interesse, basterebbero tre righe: “Scusa, hai presente questa foto qua? I diritti sono riservati, ma forse tu ce li hai. Ti dispiacerebbe comunicarmeli, così verifico?”.

Decido di non rispondere e faccio scadere il termine dell’8 gennaio.

Il 9 gennaio Fechner mi spedisce un’altra lunghissima mail.

Photography defender copyright email intimidatoria

In questa mail, che si intitola Cost Breakdown, l’avvocato si duole moltissimo che io non gli abbia spedito la dichiarazione che mi aveva chiesto, forse non ho capito che lui fa sul serio, certamente io voglio fare il furbetto. Comunque, ecco qua il conto da pagare. Sono settemila euro. Ma se pago entro sei giorni, ecco qua un bello sconto: solo 2.824€ da versare dove? Ma sul suo conto, ovviamente con tanto di Iban e Bic.

Perdo definitivamente la pazienza. Ho la fortuna di conoscere un avvocato specializzato in diritto internazionale. E gli risponde lui.

photography-defender-terza-lettera-1

In sintesi la risposta è questa.

Abbiamo ricevuto la mail e controllato la foto. L’abbiamo pubblicata legalmente e in piena legittimità ma tuttavia adesso che apprendiamo che è tutelata, l’abbiamo rimossa prontamente dal sito. Lo stesso risultato poteva ottenere il suo cliente scrivendoci direttamente.

La giurisdizione per questa eventuale lite non è tedesca ma italiana, come statuisce la normativa di riferimento, il regolamento UE 1215/2012 che assegna le giurisdizioni tra Paesi della Unione Europea.

“Sfortunatamente – gli comunica il mio avvocato – la convenienza ad utilizzare la propria residenza come foro competente non è previsto dal Regolamento UE citato che statuisce la giurisdizione competente nel foro del convenuto, in questo caso la giurisdizione italiana”.

In terzo luogo la richiesta, ove anche la pretesa fosse fondata, è del tutto sproporzionata. “Per cui rigettiamo la richiesta. E la informiamo già da adesso che in caso di ulteriori pretese, difenderemo fortemente i diritti del nostro cliente in qualsiasi giurisdizione”.

Dopo questa lettera il presunto Robin Hood dei fotografi, a oggi, 1 febbraio 2020, è sparito. 

Il che mi conferma tutte le mie impressioni.

In conclusione

Anzitutto un principio che deve essere ribadito. Questo non è un pezzo a favore del furto di immagini. Le fotografie pubblicate vanno pagate, e prenderle dalla rete, anche nella convinzione che siano largamente diffuse e dunque gratuite è una convinzione sbagliata. E se un fotografo dimostra che la foto è sua, gli va pagata. Punto.

Per cui è dovere di chiunque abbia un sito con immagini controllare la titolarità delle stesse ed assicurarsi che si abbia il diritto di pubblicarle. Diversamente è necessario corrispondere il compenso al fotografo o pubblicare un avviso sul sito che si è pronti a corrispondere il dovuto. Altrimenti le foto vanno rimosse.  

Cosa diversa è passare dalla giusta tutela dei diritti di un fotografo ad una attività di “riscossione (presunti) crediti” aggressiva e al confine tra lecito e illecito.

Dalle informazioni che ho raccolto e dalle segnalazioni che ho ricevuto e di cui sono in possesso, è evidente che abbiamo a che fare con un’attività generalizzata in tutto il mondo finalizzata a fare quanti più soldi possibili con il pretesto della tutela dei diritti di immagine di fotografi professionisti, intimidendo e terrorizzando persone la maggior parte delle quali in buona fede.

Non c’è alcun controllo o valutazione sulla entità della presunta violazione, ma si tratta di una attività di massa basata sulla corrispondenza di immagini sul web, effettuata probabilmente con Google immagini, attraverso un software di scansione automatica.

Per funzionare, questo sistema deve prevedere invio massiccio di richieste di risarcimento, bastato sulle statistiche internet che vedono ogni mille richieste, due o tre pagamenti. 

Per quanto riguarda l’Italia le richieste dell’avvocato Fechner sono illegittime e infondate in quanto violano il regolamento Ue che stabilisce in caso di liti civili, il foro giudiziario del convenuto, e quindi il tribunale italiano (con le sue prescritte modalità di forma: lettera raccomandata, individuazione del foro competente corretto, ecc).

Il metodo di quantificazione del danno causato si basa su una tabella in vigore in Germania e per nulla applicabile all’Italia o a paesi diversi dalla Germania.

La pretesa di incassare la somma sul conto corrente dell’avvocato è illegittima e quantomeno stravagante, in quanto tutti i versamenti da effettuare per transazioni civili, sono da effettuare sul conto corrente del danneggiato e non certo dell’avvocato.

Nella sua modalità, l’attività di Fechner ricorda la pratica del phishing (ogni mille mail, due o tre persone pagano) e non appare certo come sua preoccupazione principale percepire un giusto compenso per il fotografo.

Il consiglio che mi sento di dare a chiunque viene contattato dall’avvocato Fechner o da altri avvocati che adottano lo stesso metodo è di contattare il proprio avvocato di fiducia ma certamente di non pagare alcunché.

Se ricevete una mail dall’avvocato Fechner da Berlino ora sapete come comportarvi.

Aggiornamento 27 marzo 2020.

Dopo la pubblicazione di questo articolo ho ricevuto molte segnalazioni di attacchi da parte dell’avvocato Fechner a titolari di siti italiani, a grafici web, agenzie di viaggio, perfino pagine Facebook.

A tutti sto rispondendo la stessa cosa. Le pretese dell’avvocato sono illegittime, vanno respinte.

C’è chi non risponde e chi invece lo fa e spesso, in entrambi i casi. l’avvocato non demorde. Sto cercando di contattare alcuni colleghi giornalisti per far parlare di questo caso.

Cosa fare intanto per chi è attaccato. Contattare un avvocato è sempre la cosa migliore.

In ogni caso per quanto riguarda i siti web e le pagine social tenuti da proprietari e gestori italiani, il foro competente è l’Italia e la fonte normativa da citare in risposta a questi attacchi è il regolamento UE 1215/2012.

Per i professionisti, segnalate il fatto alle vostre rispettive associazioni di  categoria e sensibilizzatele sul fatto che non si tratta di una vostra questione personale ma di una vera e propria attività generalizzata e chiedete loro di trovare un avvocato per tutti.

Potete anche scegliere di non rispondergli. Lui dovrebbe comunque smettere dopo un po’ quando capisce che la partita è persa, ma ovviamente non posso garantirlo.

In tutti i casi inviatemi sempre le vostre segnalazioni. Io continuerò ad aggiornare questo articolo e se i numeri degli attaccati saranno rilevanti, la cosa esploderà certamente a livello nazionale e l’avvocato Fechner o chi per lui potrebbe finalmente ricevere lui delle lettere aggressive, specie dall’ordine o associazione degli avvocati tedeschi, dei quali mi piacerebbe sapere proprio cosa ne pensano della condotta professionale del loro collega.

Aggiornamento 3 giugno 2020

I bersagliati sono davvero tanti. Ritengo utile portare all’attenzione alcuni suggerimenti e segnalazioni che ho ricevuto. 

C’è un altro avvocato in giro, tale Zielinsky, che sembra arrivare anche lui da Photoclaim. Stesso modus operandi, stesse mail, stesse richieste esose e sproporzionate (su Photoclaim dico ancora più avanti).

Un avvocato mi ha scritto confermandomi che firmare il Cease & Desist implica l’ammissione di responsabilità e di conseguenza si attribuiscono maggiori vantaggi alla premiata ditta Fechner-Zielinsky-Photoclaim: quindi NON fatelo!

Un altro avvocato mi segnala che la pretesa di pagamento delle spese legali è illegittima. L’avvocato lo paga sempre il suo cliente e solo una sentenza di un tribunale, può imporre il pagamento delle spese legali dell’avversario e semmai rimborsare le spese già sostenute, non quelle mai avvenute, come in questo caso.

Si trovano in rete diversi avvocati o sedicenti tali che offrono servizi anti-Photoclaim, Fechner, Zielinsky ecc. Si tratta di una ovvia e comprensibile attività economica che alcuni hanno messo in piedi visto che c’è la possibilità di fare soldi. Qualcuno ha accettato e ha pagato anche cifre non basse (350€) per vedersi scrivere una lettera da inviare agli avvocati tedeschi, in cui si rigettano le loro pretese. E basta. 350€ per una lettera, giudicate voi. E’ ovvio che nella realtà un avvocato riceve un mandato, studia il caso, istruisce la pratica e vi difende, con atti esclusivi, solo per voi, nelle sedi competenti. Ed è altrettanto ovvio che qui si tratta di lettere standard, inviate anche queste identiche per chiunque, destinate a non sortire alcun effetto, e a caro pagamento, quindi anche questo NON fatelo.

Infine, la commentatrice Patrizia, porta alla nostra attenzione una verifica da lei fatta sui documenti di Fechner. E’ molto interessante e dimostra che dietro l’attività dell’avvocato tedesco c’è Photoclaim, la quale presumibilmente scrive le lettere, le invia e gestisce le risposte, ed eventualmente incassa i soldi (sarebbe interessante vedere a chi corrisponde e da chi è gestito il conto corrente nel quale si chiede di versare gli importi: anche quello da Photoclaim?). Ecco il commento di Patrizia.

Buongiorno a tutti i compagni di sventura Volevo chiedervi se avete per caso avete controllato le proprietà dei pdf e della mail che vi è arrivata Nel mio caso l’indirizzo email robert.fechner@photography-defender.com, in realtà non esiste, ed è un reindirizzamento dell’indirizzo robert.fechner@photoclaim.com mentre gli allegati, firmati a nome dello studio legale “Fechner Legal”, sono in realtà stati realizzati da XXXXXXXX, come riscontrabile nelle proprietà del documento, che è “XXXXXXXX” del sito di Photoclaim. Il titolo dei documenti è “XXXXXXX”, un webdesigner che probabilmente ha disegnato il formato della mail. Quindi né le email né i documenti allegati sono stati creati o inviati dallo studio legale Fechner Legal Inoltre la firma finale di Fechner nel documento è un immagine copia incolla tutto è gestito da photoclaim! Il mio dubbio è non è che loro mandano centinaia di mail e poi chi risponde lo passano direttamente allo studio dell’ AVV Fechner? Quindi i miei dati ,come i vostri, sono stati utilizzati da photoclaim questo è legale?

Edit 16 giugno 2020: dal presente commento appena riportato, ho cancellato, su richiesta di Photoclaim, il nome e cognome della persona che ha materialmente realizzato gli allegati inviati nelle mail dell’avvocato Fechner. La richiesta di Photoclaim si appellava ai sensi del regolamento europeo della protezione dei dati personali. Ritengo la richiesta accettabile in quanto non sposta la questione in discussione e tutela giustamente i dati di quello che è un dipendente ed esegue le direttive che gli vengono date. Di conseguenza ho accolto la richiesta e cancellato il nome sia nel commento riportato che in quello originale postato in basso dall’utente Patrizia (gf).

Conclusione 2

Alla luce di quanto esposto in Conclusione 1 e dopo aver ricevuto segnalazioni e commenti come sopra sintetizzato mi sembra che si possa dare per assodati alcuni punti:

  1. L’attività mira a far “convertire” una quota di persone ogni mille email spedite, in base alle statistiche di internet. L’attività a quanto pare funziona, ma solo a patto di spedire decine di migliaia di mail.
  2. Si può ragionevolmente supporre che tutta l’attività è stata pianificata e proviene da Photoclaim.com che gestisce tutta la corrispondenza e utilizza la firma degli avvocati, con il loro presumibile consenso, ma senza che questi siano effettivamente coinvolti nei casi.
  3. Un’attività di questo genere escluderebbe il ricorso ai tribunali legali, in quanto nessuna delle loro pretese sarebbe sostenibile in un tribunale regolare, dalla giurisdizione competente, alla quantificazione del danno, fino alle spese legali che si pretendono. Perciò è ragionevole escludere (la certezza non può mai esistere) che mai un caso impostato così, possa vedere la luce in in tribunale italiano, anche perché ci sarebbe davvero da divertirsi a sentire un giudice cosa ne pensa di certe richieste avanzate con certi metodi.
  4. Tutto ciò sopra esposto, il consiglio è di non rispondere alle richieste, di cestinare la prima mail che si dovesse ricevere dai soggetti sopra esposti e di contrassegnare l’indirizzo come spam, per impedire successivi e altamente probabili invii di queste che si possono configurare come illegittime.

Aggiornamento 11 giugno 2020.

Photoclaim nella persona del founder Nico Trinkhaus, è intervenuto scrivendo un commento che correttamente riporto qui nella sua interezza e a cui è seguita l’annuncio di una mia replica e un suo ulteriore replica che trovate nei commenti.

Hi,
Nico, the Founder of PhotoClaim here.

If you wish to understand what we do and why we need to do it in order to update your article, be invited to contact us.

What you call phishing, is a requirement by the German law. Photographers are not allowed to sue you directly when you steal a photo and instead are obligated to give you an opportunity to settle outside of court.

Once it’s clear that you’re not interested in that, the lawsuit will follow sooner or later.

You can find a couple of verdicts on https://photoclaim.com/en/verdicts-and-orders/ and specifically for Italy, you may also want to review https://www.iusinitinere.it/la-tutela-del-diritto-dautore-nelle-controversie-transfrontaliere-il-regolamento-n-2421-2015-27233

If we don’t hear from you, then I hope you’ll give an update in this article also once you get to know about the lawsuit in court against you or against the commentators that will take place then.

To all people commenting here:
Don’t steal and you will not have any problems with us.

Lasciamo perdere le minacce e andiamo al punto. Photoclaim nega totalmente che si tratti di phishing e difende e riafferma la legittimità della sua attività. 

Asserisce che: la legge tedesca obbliga i danneggiati dall’utilizzo improprio e illegittimo delle proprie immagini a effettuare un tentativo bonario di risoluzione della controversia, prima di adire le vie legali. Ed è esattamente questo – dice Nico Trinkhaus – quello che facciamo. Per chi non dovesse accettare, il procedimento legale – afferma – seguirà, prima o poi. 

In secondo luogo, Trinkhaus ci porta a conoscenza di un contenzioso effettivamente avviato in un tribunale italiano e che ha portato alla sentenza del Tribunale di Milano del 2014 che vede lo stesso Trinkhaus vittorioso in un contenzioso con una azienda per l’utilizzo illegittimo di una sua foto, sentenza che è interessante soprattutto per avere il tribunale legittimato e introdotto una procedura, a dir poco complessa, tra attore e convenuto di due diversi stati membri dell’Unione, procedura prevista dal regolamento Europeo 861/2007 (modificato dal Regolamento UE n. 2421/2015).

In pratica secondo questa procedura, qualunque cittadino europeo che si ritiene danneggiato può proporre causa in ambito civile e commerciale per valori di “modesta entità” (fino a 5 mila euro) con una procedura semplificataIl procedimento giudiziale si svolge prevalentemente, salvo diversa statuizione del giudice competente, in forma scritta ed in base a “moduli standard” secondo una procedura descritta in questo link.

Da tenere presente, anche, che l’azienda convenuta da Trinkhaus non si è mai costituita in giudizio ed è stata condannata da contumace, quindi non abbiamo modo di sapere come e con quali argomenti si sarebbe difesa.

Detto questo ora sappiamo che un cittadino europeo che si ritiene danneggiato per valori di “modesta entità” ha una procedura a sua disposizione, ma è pur sempre una procedura legale svolta e formalizzata nello stato membro del cittadino convenuto.

Che era esattamente uno dei rilievi che si facevano in questo articolo. Se il convenuto è in Italia, il giudizio dev’essere di una giurisdizione italiana. Nessuno ha mai detto che chi è in Italia la fa franca e in Germania no. Mentre invece quello che si afferma nelle mail di Fechner/Photoclaim è che chi non transa bonariamente si vedrà citato a Berlino, cosa che almeno per ora, non risulta da nessuna parte e difficilmente, aggiungo, ma non sono un avvocato, potrebbe risultare.

Vengo alle questioni sollevate da Trinkhaus sul mio articolo. Il “phishing” è stato da me espresso in forma dubitativa, come si evince dal titolo con tanto di punto interrogativo, e tutto l’articolo è impostato in modo che il lettore si faccia una sua idea e tragga le sue conclusioni. Certamente alcune modalità, come le email sostanzialmente quasi tutte uguali, e i massicci invii, fanno inevitabilmente associare questa pratica al phishing.

I commenti a questo articolo non sono di mia responsabilità, in base al principio che la responsabilità penale è personale. Tuttavia rileggendoli vedo che ci sono termini non corretti che ho provveduto a eliminare.

In un successivo commento Trinkhaus afferma che la sua attività non è una truffa, ma in questo articolo la parola “truffa” o similare, non è mai stata scritta. Anzi, è stato scritto il contrario: le mail dell’avvocato Fechner sono da prendere sul serio (e da respingere). 

Quella che è stata descritta è una procedura aggressiva, poco comprensibile, che presuppone una colpevolezza tutta da dimostrare e un tentativo di ottenere una ammissione di colpevolezza per poi procedere all’incasso di una somma calcolata con criteri di dubbia applicabilità nelle diverse giurisdizioni europee e con l’aggiunta di un pagamento di spese legali quantificate unilateralmente e anche esse di oscuro calcolo, dubbia applicazione e legittimità.

Il tutto infilato in mail lunghissime e in stile che io ho definito “bellico” che mira verosimilmente a terrorizzare i riceventi per spingerli a pagare e che non ha nulla di “transazione bonaria”, che avviene con tutt’altri toni e linguaggi.

Infine, Trinkhaus si dice dispiaciuto che le mail della sua Photoclaim “diano adito a reazioni emotive”, ma i fotografi sono stanchi di furti di foto e lui è stanco di sentirsi accusare di cose false come le truffe eccetera.

Non commento, lasciando a chi legge decidere se email aggressive, continue e grondanti minacce e riferimenti legali scarsamente comprensibili  siano riconducibili a proposte bonarie di transazione o, invece costituiscano un elemento imprescindibile di un modello di business basato su “Accusa, Intimidisci & Incassa” che si è rivelato economicamente più che valido.

Aggiornamento 17 giugno 2020.

Dopo Nico Trinkhaus, mi ha scritto in privato Daria Trinkhaus, managing director di Photoclaim con in copia il suo avvocato. Hanno evidentemente passato a setaccio questo articolo ma l’unica cosa che mi chiedono di fare è di rimuovere un dato personale di un loro dipendente. Cosa che ho fatto. Nella stessa mail c’è un generico invito a “scrivere cose veritiere” ma non specificando quali non lo siano.

Ho proposto allora a Daria una intervista per confrontarci. Hanno accettato. In settimana invierò loro le mie domande e attenderò le loro risposte. Ovviamente ne darò conto qui e in un altro articolo che dedicherò alla loro intervista.

C’è una novità, anzi due. Apprendo che anche Wikipedia, tramite Photoclaim comincerà a perseguire le violazioni di copyright in questo caso per chi utilizza le foto di Wikipedia senza citare gli autori delle foto, come potete leggere qui.

L’altra novità che ho trovato sul web è un annuncio della società Genova Brevetti, che comunica che d’ora in poi si occuperanno anche di copyright fotografico con un accordo con Photoclaim “in esclusiva per l’Italia”.

Come dire: mala tempora currunt.

Vorrei che fosse chiaro un punto.

Questa cosa del copyright fotografico sul web e su questi nuovi metodi di individuazione presunti illeciti e riscossione aggressiva, è destinata, grazie ai software di scansione automatica, a diventare un nuovo standard su cui tutti quelli che hanno un sito, un blog, anche un social, con delle immagini, dovranno confrontarsi.

Un giorno ti scrive un avvocato neozelandese per una foto di un fotografo cileno che si è rivolto ad una società polacca e vogliono adesso da te seimila euro altrimenti è tribunale, ma tedesco però.

E tu gli devi rispondere e capire come fare. Ti intendi di diritto internazionale? Sei al corrente delle leggi attuali sul copyright? Questi che ti scrivono hanno ragione?

Perché questi ti fanno calcoli e conti che finiscono in totali di migliaia di euro, ti impongono termini stretti di pagamento, se non rispondi e anche se rispondi, ti riscrivono con altri calcoli, altri termini, altre minacce e la cosa sembra non poter finire mai. C’è gente che ha pagato solo per toglierseli di torno. Altri che sono caduti in trappole che descrivo nel pezzo. Altri ancora non ci dormono la notte.
E guardate che non riguarda solo persone che effettivamente hanno preso foto illegittimamente. Ci sono persone in buona fede, altre che le hanno prese legittimamente, altre ancora che hanno ragione loro. Siti grandi e siti piccoli, professionali o amatoriali. Addirittura social media manager che hanno pubblicato foto per conto terzi e sono imputati personalmente. Tutti finiscono in questo calderone di mail aggressive, ripetute, anche a distanza di anni. C’è gente che per non ricevere più queste mail ha chiuso interi siti. E ci finiranno sempre di più. Anche in Italia. Molto presto.